Lettera ad un animatore

Caro animatore, anzi, caro L., visto che qui ci prendiamo pure la confidenza di chiamarci per nome. Caro L., non lo hai ancora percepito l’odio profondo che provo nei confronti del vostro presunto lavoro? Non hai ancora notato gli sguardi da Satana che volano da un capo della sala da pranzo all’altro? Poi, mi piacerebbe porti ulteriori domande. Punto primo: COME OSI e con quale coraggio ti azzardi a giudicare la mia vita privata quotidiana, io che modestamente non ho il posteriore della forma del divano, e come puoi anche solo pensare di convincermi a seguirti a fare acquagim dopo che mi hai detto con uno striminzito gioco di parole che sono una poltrona vivente? Punto secondo: io non leggo la Gazzetta dello sport. Mai letta in diciassette anni della mia vita. Volle il Fato che l’Italia vincesse il bronzo nei tuffi dal trampolino, che il giornale fosse davanti al mio naso, che la curiosità mi spingesse ad aprirlo. Tu le premesse non le sai. Per cui taci, perché sono certa che anche tu Uomo fai la fila dal giornalaio per comprarti quel giornale rosa pieno di notizie calcistiche, e lo sfogli avidamente quasi fosse il menù del ristorante. Continuo? Volentieri. A quanto pare hai dei problemi anche con La Repubblica. Problemi con l’informazione in generale, perché qualsiasi pagina stampata con delle lettere in inchiostro nero a te fanno ribrezzo. Poi, non è perché sei un dio greco ti puoi permettere di guardarmi con quegli occhi cascanti, e farmi sentire in colpa perché non ho partecipato al fantomatico gioco del lancio delle uova. Ah, ma ci sei riuscito. Fantasia dell’animatore. Forse i Teletubbies ne hanno di più. Gioco a squadre in cui bisognava risvegliare i totem, alias omini dalla maglietta gialla. E qui il mio livello di dignità è sceso a quello di orangotango. È ulteriormente calato a picco quando mi hai trascinata ad un torneo di pallavolo, quello sport in cui mi sento un palo in mezzo all’autostrada, mentre tutti si dimenano come forsennati e si lanciano sulla sabbia alla cieca, ed io non prendo la palla nemmeno se me la passano con due mani. Devo dire che come animatore, animi. Sì, animi le mie figure di merda. Perchè poi forse non ti sono chiari un paio di punti, della serie “Informativa sulla privacy” che tutti dichiariamo di aver letto e nessuno saprebbe dire di cosa parli. Uno – Se pensi che fare il deficiente e scuotere la tua chioma dorata come fossi Zeus mi convinca a sbavare dietro di te, ti sbagli; Due – Se pensi che corrompere i genitori e spingerli a guardarmi come se un paparazzo mi stesse fotografando con lo sguardo funzioni, ti sbagli; Tre – Se ti dico di no, non significa che ti autorizzo ad afferrarmi di peso e brandirmi davanti a tutta la spiaggia come un trofeo; Quattro – Se ti azzardi un’altra volta a cercare di sederti al MIO tavolo, dopo avermi perseguitata per ore, cercata sei volte sotto l’ombrellone, chiesto informazioni su dove fossi finita, vorrei ricordarti che viviamo in un paese libero e ancora non hanno costruito muri di filo spinato intorno alle spiagge attrezzate, per cui le passeggiate per raccogliere conchiglie sono ancora consentite. Troppo intellettuale per te? Mi spiace, ma dovrai ammettere che tu sei quello bello e scemo, ma io posso diventare anche pericolosa… Apprezzo solo una cosa, e questa te la concedo solo perché mi stavo quasi convincendo che le tue idee non fossero tanto male, dicevo, apprezzo solo una cosa: non sei una di quelle persone che evidenziano i difetti della gente. Sì, come quelli che davanti a una persona timida come la qui presente, si mettono a scrivere murales e a gridare col megafono “AAAAH, MA SEI TIMIDAAA!”, quasi avessero scoperto un nuovo continente. No, tu non sei così. Tu neghi l’evidenza. Come quando ti ho detto che non sapevo giocare a pallavolo, mi hai messa alla prova, e ho fatto la figura dell’ippopotamo. Apri gli occhi, caro animatore L., perché da ora sarò più furba. Conosco a memoria orari e giochini proposti, la spiaggia è bella lunga, ed io sono in grado di sparire. E se me la dovessi vedere brutta, qui noleggiano anche le canoe. Grazie per l’intrattenimento da circo, ma forse mi mancavano i popcorn per godermelo del tutto. Solo, non ci riprovare. Perchè non ti rifilo solo la Gazzetta dello sport e la Repubblica, ti rifilo direttamente l’intera bibliografia del Manzoni, e non esci dalla tua stanza finché non l’avrai letta tutta. Con affetto.

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21 pensieri su “Lettera ad un animatore

  1. Cioè mi sono schiantata, giuro.
    Ora, a scanso di equivoci io non ho nulla contro gli animatori, benchè io NON TOLLERI di essere animata da altri.
    Però condivido con te la timidezza e posso confermare che no, non è una perdita di memoria perciò se me lo gridi in faccia di sicuro non tirerò fuori le tette, così random.
    La cosa stupenda è il modo diretto, appassionato, graffiante ma comunque nonostante tutto composto ed educato che hai usato per descrivere questa nuova divinità dell’olimpo marittimo.
    Raccogliere conchiglie è piacevole, camminarci sopra a quelle rotte, a piedi nudi un pò meno, quindi in campana Zeus!

  2. bellissima … eheheheheh
    solo un piccolo neo quando hai messo in relazione La Repubblica all’informazione (sono come il Polo Nord ed il Polo Sud, agli antipodi) 😉
    per il resto divertentissima esemplificazione che la vendetta è un piatto da gustare freddo,
    e a lui il Manzoni provocherebbe tanto sudore freddo …
    ciao 🙂

  3. Mai avuto a che fare con animatori, se vado indietro un po’, riesco soltanto a ricordare alligatori. Ma non credo che ci sia poi tanta differenza. Almeno, da come ne parli tu…
    Un sorrisone ed un fiore…

  4. E la prossima volta che ti afferra di peso e ti brandisce come un trofeo, oltre alla intera opera del Manzoni, potresti rifilargli anche un bel calcio nelle p—e, a volte funziona.

      • ahahah… gli animatori si dividono in categorie. I superficiali, generalmente i ragazzi, ma per quello non c’entra il fatto che sono animatori. Sono i Zac Efron del villaggio, puntando sul loro aspetto fisico pretendono che tutto gli sia concesso, anche la maleducazione e la mancanza di rispetto. Poi ci sono i putt*nieri e le zoc*ole… quelli che sfruttano l’esperienza nei villaggi per poter far sesso ogni giorno, anche più volte al giorno, con prede diverse. Infine c’è il terzo gruppo, quelli che definiscono sfigati, di questi io facevo parte. Io mi occupavo dei bambini (da allora ho iniziato ad odiarli ed a decidere di non voler figli), Io mi facevo le mie ore al miniclub, poi li portavo in piscina organizzando altri giochi, a cena cercavo il tavolo più isolato per non avere rotture di scatole, spettacolo serale, presenzqa al pianobar e discoteca, prove notturne e di corsa nella mia stanza. Avendo meno contatto possibile coi miei colleghi e coi clienti.

      • Allora mi sa che mi saresti piaciuta… oddio, io non vado per niente d’accordo con i bambini, anzi… li repello e loro repellono me 😂 I puttanieri e le zoccole mi lasciano senza parole… esistono davvero?? Siamo davvero a questo livello?? Presenza in discoteca… io sarei evasa in qualche modo, dico sul serio… 😅

      • Ti dico solo che quando ho smesso di fare l’animatrice, non ho mai più messo piede in discoteca. Purtroppo nei villaggi devi esser presente, chiacchierare coi clienti, farli bere e farti offrire da bere, per farli spendere il più possibile.

      • Non conoscevo così a fondo quel mondo, mi si sta aprendo una realtà a me sconosciuta… e se possibile ancora peggiore di come l’avevo immaginata… io il piede in discoteca ce lo metto il meno possibile, solo se mi ci trascinano di peso… non so se hai letto i miei due articoli a riguardo, https://ilmondodelleparole.wordpress.com/2016/01/28/discoteca/ e https://ilmondodelleparole.wordpress.com/2016/06/13/storia-di-una-serata-in-discoteca-e-del-perche-le-discoteche-mi-fanno-venire-lorticaria/ , se ti va di farti una risata leggi pure 😉

      • appena mi libero vado a leggere, o magari stanotte per distrarmi dalle scosse 🙂
        La realtà dell’animazione è mooolto squallida, si sfruttano ragazzi, pagandoli una miseria, facendoli lavorare anche 20 ore al giorno, in alcuni momenti della stagione, e ti dicono “in fondo ti offriamo una vacanza e ti paghiamo pure”. Io prendevo 200 mila lire i primi anni, poi man mano è salito fino ad arrivare ai 400 euro, ma lavoravo 30 ore al giorno e non mi divertivo. Ovvio poi ci sono sempre i lavativi che si imboscano per tutto il giorno senza fare nulla… per loro è davvero una vacanza retribuita. Io facevo le stagioni per poi pagarmi i libri a scuola, mi importava poco

      • Purtroppo anche tra i giovani c’è chi lavora e chi ne approfitta… non sono mai stata attratta dall’animazione… e meno male! 😀

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