Lettera in una mattina che ci ha separate

Ecco, quel momento, quelle trombe che annunciano la mia presunta sconfitta nel difendere il mio posto dietro di te. È arrivato, così, come una granata. È arrivato questa mattina, dopo l’ennesimo mio errore, il mio illudermi che le cose non potessero cambiare. E invece è successo. Non ci sarò più io, seduta dietro di te, a spiare la tua vita, a rivolgerti qualche parola silenziosa, a credere che il tempo non sia passato mai. Ci penso, e già mi manchi. Pochi erano i momenti nostri, ed ora che non sei più davanti a me, a un passo, quando ci parleremo di nuovo? Siedo davanti al professore, adesso, e non posso voltarmi indietro, scorrere il calendario fino al giorno in cui ho cominciato a credere di poterti avvicinare, tu che mi sembravi un essere mitologico sceso dal cielo. Mi manchi, e vorrei che fosse tutto un sogno. Vorrei poter tornare indietro, sedermi dietro di te, aspettare un tuo sguardo, una tua stretta di mano, e no, non mi piace questo posto nuovo, così lontano, così enorme e poco adatto a me. Ho bisogno di te. E in fondo è colpa mia se oggi mi sono alzata per l’ultima volta da quel banco, senza nemmeno rendermi conto che sarebbe stata l’ultima, senza approfittare di quegli istanti sfuggenti, senza guardarti negli occhi trascinando lo zaino dietro di me. Ho cominciato a sentire la tua mancanza, quella sensazione di vuoto davanti a me, quel bisogno di voltarmi per controllare che tu ci fossi, sempre lì, sempre sorridente. Una sola cosa aspetto, ed è quando sarà il tuo turno di venire alla cattedra, tu interrogata ed io nel banco dei secchioni, e non potrò suggerirti le risposte che non saprai, ma sarò lì, quasi in grado di tenerti la mano, e ascolterò la tua voce da vicino, senza mai distrarmi un secondo. Ma mi manchi. Non riesco a immaginare i prossimi mesi senza di te. E il paradosso è che tu ci sei, ma io non posso vederti come vorrei. Tu non lo sai, ma ogni piccolo tuo gesto, ogni tuo sguardo, ogni tua parola, significa tanto. Sei bellissima. Ma non ti amo per questo, ti amo perchè tu sai esserci, come le vere amiche, anche se non siamo amiche. Forse non posso nemmeno dire di conoscerti, e non posso dire di averti mai conosciuta, ma mi hai dato tante opportunità, tu. Come posso dimenticarlo? Anche adesso, mentre il professore è ad un passo da me, non più tu, con il tuo corpo perfetto, anche adesso mi manchi. Mi tornano in mente tutte le nostre risate, quelle nascoste che alla fine non riuscivo a ingoiare, e il professore sgridava sempre me. Ma non m’importava. Vorrei che quei momenti non fossero finiti mai. E poi mi tornano in mente gli anni passati, quando non saprei dire che cosa ci avesse legate, a me e a te così diverse da tutto, quando ci sgridavano assieme perchè la lezione non la seguivamo mai. Ma nessuno ci aveva ancora separate. Non così. Non con una parola, e qualche secondo insufficiente a dirti addio. E invece ti amo ancora, dopo tutto questo, perfino dopo aver perso una certezza di poterti essere accanto senza dirti nulla, senza chiederti nulla, senza pretendere nulla. Ma ti amo. E dal primo banco, quello dei secchioni, non faccio che pensarti. Che farai, che cosa starai scrivendo, starai usando il cellulare di nascosto? E se non posso guardarti vivere, lo stesso io ci sono. E ci sarò sempre fino a quando le distanze tra di noi diverranno insuperabili, più forti dell’amore. Non è un addio, ma solo il mio non riuscire ad abituarmi a questo.

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10 pensieri su “Lettera in una mattina che ci ha separate

  1. Hai solo cambiato banco, non l’hai mica persa per sempre… ahahah… da grande penserai con tenerezza a questo post, riflettendo che in fondo, cambiare banco non è una tragedia, non è la fine di un’amicizia, se questa è vera. bacioni

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