Partire e ritornare

E si parte, forse un po’ per dimenticare, per scappare per un giorno da quei problemi che affollano la casa, tutte quelle briciole che scivolano via dalla scopa e si nascondono sotto al divano. Si parte per scoprire un mondo nuovo, un’aria diversa, dal sapore delle tradizioni e delle poche giornate di vacanza da sfruttare. Si parte per divertirsi, per aprire le porte alla vita e abbracciare il tempo della gita in famiglia o con gli amici, a percorrere sentieri mai visti con la curiosità dei bambini. In auto risuona una canzone, che grida “E scappiamo come tre sospetti
verso il Nevada, deserto e strada; dimenticandoci problemi e pugni
” (California – Modà). E si parte all’alba, su di una strada deserta che pare abbandonata, e se mi guardo le scarpe tutte rotte ricordo di quante volte sono partita e ritornata, con la valigia chiusa in una tasca della giacca, e poi più ricca, dell’arte e della nebbia delle domeniche mattine trascorse in autostrada. Si parte e si torna indietro, con lo spirito di chi fugge lasciando dietro di sé i sensi colpa come sassolini, e si parte per vedere cose nuove, un angolo di mondo fatto di piazze, palazzi, chiese e dialetti lontani, portando con sè un bagaglio di ossigeno e ricordi fatto per essere riempito. Ci si alza dal letto con l’entusiasmo schiacciato dal sonno, mentre fuori ancora la notte giace sopra i tetti, e si parte così, nell’ombra, come se il viaggio fosse un nostro piccolo segreto, un’avventura silenziosa lontano dalle abitudini, dai visi noti, dalle mura di casa che soffocano il sapore dei desideri. Si parte anche se fuori piove, anche se il cielo brontola di freddo, anche se il sole non accenna ad uscire. Si parte con una macchina fotografica, per immortalare quegli spruzzi di bellezza che presto si dimenticano, piccole lucciole che volano dove una stella già brilla imponente. E dopo essere partiti, si ritorna. Si ritorna di sera, quando la giornata si avvia alla fine, quando già con il cuore siamo al giorno successivo, a quell’atmosfera conosciuta di casa, famiglia, scuola, lavoro. Si ritorna e con la mentre, ripercorrendo la giornata appena trascorsa, sognamo una nuova fuga, con il desiderio che i bambini utilizzano per viaggiare, come fosse un aeroplano. La musica ed il suono della chitarra sono la nostra colonna sonora, in un equilibrio di malinconia e quel senso di lontananza da colmare, mentre l’auto continua a viaggiare limpida, sola nell’autostrada deserta. “Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai” (Certe notti – Ligabue). Si parte e si torna indietro, come sull’altalena. E poi si riparte, vivi di una luce nuova, di conoscere quel tesoro mai visto di cui forse nessuno ha mai sentito parlare. Perchè è facile gettarsi nei viali di Milano, nelle piazze di Roma, ma le perle si nascondono anche nelle piccole conchiglie. Ed è questo che io amo dei viaggi imprevedibili, quelli dell’ultimo minuto, quelli che nascono sull’autostrada mentre il nostro cuore sceglie ad occhi chiusi quale uscita prendere. Si parte con il solo desiderio di partire. Ed è bello accontentare ogni tanto quel desiderio fanciullesco di volare via. Perchè il mondo è tanto complicato, una personalità dai mille segreti, un puzzle di storia che ha distrutto la storia, nella magnificenza di chi ha avuto il coraggio di lasciare un segno. E allora raccogliamo quei segni, e costruiamo la nostra storia con le pietre delle città che si raccontano nel silenzio.

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