Barack Obama

​Si conclude oggi il secondo e ultimo mandato di Barak Obama, il primo presidente afroamericano, dopo otto anni di residenza alla Casa Bianca. Che cosa ne so io? Poco. Molto poco. Ma voglio ricordarlo per la sua storia, e scoprirlo oggi come se non fosse mai salito al governo, come se fosse soltanto il racconto di un personaggio romanzesco. 

Nasce a Honolulu il 4 Agosto 1961. 

Scrive lui stesso: “Che mio padre non sembrava per nulla come le persone a fianco a me – che era nero come la pece, mentre mia madre bianca come il latte – me ne ricordo a malapena“. Un’adolescenza difficile, durante la quale fece uso di marijuana e cocaina per “spingere le domande su chi ero fuori dalla mia testa“. Al forum civile per la candidatura presidenziale nel 2008, Obama definì il suo uso di droghe come “il suo più grosso fallimento morale“. Ebbe coscienza dei suoi errori, errori che probabilmente facciamo tutti, e poche volte ci rendiamo conto che anche il presidente degli Stati Uniti é stato giovane. Si è laureato in scienze politiche, con una specializzazione in relazioni internazionali, e poi in Giurisprudenza alla Harvard University. 

Nel gennaio 2003, quando i democratici riconquistarono la maggioranza del Senato, fu nominato presidente del Comitato della Sanità e dei Servizi umani del Senato. Tra le sue iniziative legislative, Obama concorse a introdurre sgravi fiscali per favorire le famiglie a basso reddito, lavorò a una legge per aiutare i residenti che non si potevano permettere un’assicurazione sanitaria, e promosse leggi per aumentare i programmi di prevenzione dell’AIDS e di assistenza alle persone colpite dal virus. Lo ricordiamo solo per questo? No, certo. 

Obama presentò la sua candidatura alle primarie democratiche nel 2004. E il 2 novembre trionfò contro Keyes con il 70% dei voti. 

A quattro mesi dal suo arrivo al senato, ilTIME lo dichiarò uno dei 100 personaggi più influenti del mondo, definendolo “uno dei più ammirati politici in America“. Un articolo dell’ottobre 2005 della rivista britannica New Statesman nominò Obama uno dei “10 personaggi che possono cambiare il mondo“. E forse, un poco, questo mondo lo ha cambiato davvero.

Obama dichiarò alla stampa nel 2004: “Posso senza dubbio affermare che non mi candiderò alle elezioni presidenziali tra quattro anni“. E invece. Risuona ancora nei filmati di repertorio quel suo « Yes, we can! », che ha dato forza e speranza a moltissimi americani, « Sì, noi possiamo! ». Era il motto di Obama durante le presidenziali del 2008.

Il 7 giugno anche la sua diretta rivale alla nomination democratica, Hillary Clinton, riconobbe la vittoria del senatore, ritirandosi dalla competizione elettorale. Barack Obama divenne ufficialmente il primo afroamericano in corsa per la Casa Bianca. E il 4 novembre 2008, vinse le elezioni presidenziali, sconfiggendo il candidato repubblicano John McCain, e probabilmente molte aspettative, molti pregiudizi e molte paure. Fu l’inizio di una storia nuova.

Il 20 gennaio 2009, con la cerimonia di insediamento presso il Campidoglio, sede del Congresso, Barack Obama è diventato il 44ºPresidente degli Stati Uniti d’America. 

Ma non durò quattro anni soltanto la sua carriera da presidente, e soltanto quindici volte prima di lui era successo, fu confermato per un secondo mandato. Era il 6 novembre 2012 quando vinse le elezioni presidenziali, battendo il candidato repubblicano Mitt Romney.

Obama è stato il primo Presidente nella storia degli Stati Uniti a parlare, durante il discorso di insediamento, dei diritti degli omosessuali: « Il nostro viaggio verso la libertà non potrà dirsi completo fin quando i nostri fratelli e le nostre sorelle omosessuali non saranno trattati come tutti davanti alla legge: se è vero che tutti siamo creati uguali, allora l’amore tra ciascuno di noi dev’essere trattato allo stesso modo ». E forse questo messaggio dovrebbe attraversare l’oceano con tutta la sua forza, perché il mondo lo ascolti dalla sua stessa voce.

Tra i successi del suo secondo mandato ricordiamo l’approvazione a livello nazionale del matrimonio omosessuale, e la riapertura delle relazioni diplomatiche con Cuba, grazie alla mediazione di Papa Francesco e la rimozione dell’embargo alla nazione caraibica. 

E poi ancora ammiriamo Obama per il Premio Nobel per la Pace conferitogli il 9 ottobre 2009 dal comitato di Oslo, “per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli“, « Solo assai raramente qualcuno è riuscito come Obama a catturare l’attenzione del mondo e a dare una speranza per un futuro migliore ». 

Michelle e Barack Obama si sposarono nel 1992 presso la Trinity United Church of Christ di Chicago, ed ebbero due figlie: Malia, nata nel 1998, e Sasha, del 2001.

Scrive: « Fu a causa di queste nuove comprensioni, cioè che l’impegno religioso non richiedeva di sospendere il pensiero critico, di smettere di lottare per la giustizia economica o sociale, o di ritirarmi da quel mondo che conoscevo e amavo, che fui finalmente capace di camminare nella navata della Trinity United Church of Christ ed esserebattezzato. Fu una scelta consapevole, non una rivelazione; le domande che mi ponevo non sparirono di colpo. Ma inginocchiandomi sotto la croce nel South Side di Chicago, sentii lo spirito di Dio che mi attraeva. Mi piegai alla Sua volontà, e mi dedicai a scoprire la Sua verità ». 

Non è stato tutto semplice, non è statp tutto perfetto come una fiaba. Certo. A un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca si moltiplicarono gli articoli critici sul suo operato. Obama in campagna elettorale aveva inserito nel suo programma la fine della guerra in Iraq, la riduzione delle truppe in Afghanistan, e una nuova politica di apertura e di pace nei confronti dell’Iran. Ma ciò che seguì fu l’aumento delle truppe in Afghanistan, il proseguimento della guerra in Iraq, il mantenimento di leggi controverse. Si è attirato le critiche di progressisti, come il giornalista David Sirota, quando votò per confermare Condoleezza Rice come Segretario di Stato, quando votò a favore di una legge di azione collettiva “scritta dalle multinazionali”, e per essersi rifiutato di criticare apertamente la guerra in Iraq, nonostante si fosse presentato come un candidato contro la guerra. 

Ma oggi finisce il suo secondo e ultimo mandato. Ancora non possiamo dire chi farà il suo ingresso alla Casa Bianca, e se i giornali parleranno ancora per giorni di quanto il mondo sia cambiato e si stia preparando a cambiare di nuovo, ma Barack Obama é stato un presidente importante. Positivo, negativo, entrambe le cose? Forse soltanto il futuro ha la risposta. Ma lo voglio ricordare così, con le mie lacune colmate da un paio di ricerche, e la storia di un personaggio che ha fatto anche degli errori, ma nel suo piccolo ha accompagnato per otto anni un paese come gli Stati Uniti d’America. 

Fonte: Wikipedia 

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