Salvatore Brizzi

Quando dai la colpa a qualcuno gli stai dando anche potere, il tuo potere. Gli dai il potere di renderti felice o infelice
(Salvatore Brizzi)

Perchè in fondo è facile indicare il colpevole, è un po’ come in quel gioco alla TV, l’Eredità, che quando sbagli la risposta devi puntare il dito, e a giocarsi il tutto e per tutto non è chi sbaglia, ma chi viene indicato. È tutto al contrario. È così anche nella vita, succede di scaricare ogni responsabilità su qualcuno, i nostri problemi, le nostre insoddisfazioni, come un carro di rifiuti che piomba improvvisamente nel cortile del vicino. Succede perchè è il modo più facile per liberarsene. Ci si sente per un attimo padroni del mondo, così leggeri, vuoti, quasi fossimo in grado di volare. E poi i problemi ritornano. Perchè il vicino si è stufato di avere sempre i nostri rifiuti nelle aiuole, e così ha rispedito il carro al mittente, pezzetto dopo pezzetto. Quando diamo la colpa a qualcuno, la colpa ci torna indietro. E ci fa inevitabilmente stare male. Forse perché la vediamo con più chiarezza, perchè sentiamo che ci riguarda e non possiamo cambiare la cosa, e allora la mettiamo in tasca, la colpa, per paura di doverla affrontare. Guardare in faccia i nostri sbagli è difficile. Ci vuole coraggio, quel coraggio di mettersi in discussione, di indossare uno sguardo critico anche solo per pochi minuti, coraggio di guardarsi allo specchio e ammettere che sì, abbiamo una colpa. È facile puntare il dito contro qualcun altro. Fai bella figura, come il detective che risolve il caso, e investiti dalle bugie tutti penseranno che tu sia la persona giusta, quella che un errore del genere non lo farebbe mai. È una responsabilità anche puntare il dito. Perchè la colpa non è una torta che si divide in fette, è come una pietra scagliata sul fondo del precipizio: nessuno può dire se si romperà o in quante parti. È ignota, la colpa, come un corpo senza testa. Ma dal primo momento in cui ne accettiamo l’esistenza e la trattiamo come nostra, la colpa non è più irrimediabile. Valutarci ci rende tristi, in fondo la colpa è un po’ come la pagella di fine anno, il verdetto finale, e se non passi la colpa è tua che non hai studiato abbastanza. Ci sentiamo così: come se non avessimo fatto abbastanza. Ma è anche dalle colpe che si impara. Si impara ad accettarle come nostre, si impara a non commettere più gli stessi errori che portano alle stesse conseguenze, si impara a superarle. È un po’ come quando fai cadere un vaso e dai la colpa a tuo fratello. Il vaso lo hai rotto tu, il rimorso ti tormenta due volte, ma mai, coperto dalle bugie, imparerai a non rompere più quel vaso. Per andare a scuola bisogna sedersi al banco e scrivere. Non si può imparare senza entrare nella lezione stessa. La colpa serve anche a questo. La colpa è una violazione, qualcosa che provoca del male. E se la lasciamo al vento, libera di posarsi sulle spalle di chi con il male non ha niente a che vedere, la colpa penetra dentro di noi, nascono i sensi di colpa, che se possibile sono più feroci, più affamati, più ladri della colpa stessa. E sarà sempre l’altro ad influire su di noi. Ecco perché ci insegnano sin da bambini a non dare la colpa a nessuno se non a noi stessi. Anche quando non facciamo niente. Anche quando vorremmo qualcosa ma non muoviamo un solo passo per raggiungere questo qualcosa. “È colpa sua, che mi ha impedito di farlo”. Mai. Perchè se davvero si vuole qualcosa, nessuno può fermarci, tranne noi stessi. E se quel qualcosa si allontana, la colpa ė nostra. Prima ne diveniamo consapevoli, prima troveremo la strada per essere felici di nuovo.

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17 pensieri su “Salvatore Brizzi

  1. Leggendo la tua riflessione mi é venuta in mente questa frase che ho letto un po’ di tempo fa : “Ero arrabbiato con il mio amico: Io glielo dissi, e la rabbia finì. Ero arrabbiato con il nemico: Non ne parlai, e la rabbia crebbe” (William Blake) Buona serata 😉

  2. Sono molto d’accordo con te, ho sempre pensato che quando diamo la responsabilità (preferisco parlare di responsabilità che di colpa) a un altro di quello che va male nella nostra vita (e succede un po’ a tutti credo, prima o poi), che sia un genitore, qualcuno che ci è vicino o “gli stranieri” o altro, poi come possiamo sentirci soddisfatti di ciò che invece va bene e prendercene il merito? Eppure troppo spesso si finisce per far così, mettere la propria vita nelle mani di altri pur di non ammettere gli errori e le paure che ci bloccano e ci impediscono di esprimerci al meglio per come realmente vorremmo (e forse potremmo) fare.

  3. Non bisogna mai dare la colpa agli altri per ciò che ci capita, ma nemmeno alla sfiga (o alla fortuna). Sfiga e fortuna non esistono, esistono solo le probabilità che una cosa accada o meno.
    Se in 4 giocano a tombola, uno dovrà pur vincere. E’ da considerare fortunato? Secondo me NO perché è INEVITABILE che uno vinca.
    La colpa è sempre nostra, così come i meriti.

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