30 Days Writing Challenge – Day 9


Condividi qualche perla di saggezza che parla di te.

Ricordo quando due anni fa, durante una lezione di filosofia, il professore si fermò al centro dell’aula, e nel silenzio non feci in tempo a scrivere quello che con il cuore raccontava, ma ci fu una frase, una soltanto, che ancora adesso sento risuonare: “Il mite è la persona che lascia spazio agli altri, che parla per secondo, per terzo, a volte mai“. Mi sentii travolgere da quella frase, come se fosse stata pensata per me. Era come se quel professore tanto distante, in uno sguardo avesse penetrato i miei pensieri e mi avesse inserita lì, dietro quella parola, “mite”, con tutta l’umiltà che portava sulle spalle. Non ho mai dimenticato quella frase, perché in qualche modo infonde coraggio, una forza ed un orgoglio che non trapassano mai oltre la superbia. 

Scrive Gesualdo Bufalino: “Resta il dubbio, dopo tanto discutere, se le donne preferiscano essere prese, comprese o sorprese“. Da donna quale sono rimango nel dubbio, perché forse mi piacerebbe essere presa di sorpresa con comprensione, come nelle fiabe della principessa e il principe azzurro. Ma noi donne siamo anche sognatrici, sarà per questo che il dubbio universale resterà probabilmente senza risposta per l’eternità. 

Insegnami a scordarmi di pensare” (William Shakespeare). Mi dicono tutti che penso troppo, me lo dico io stessa, quando rimango intrappolata nei labirinti dei miei ragionamenti, ma quando il silenzio attorno a me si posa, le fantasie volano. Non riesco a non pensare, sempre. E mi pongo mille domande prima di dire o fare qualsiasi cosa, come chi analizza il terreno prima di costruire, penso con una minuziosità tale che spesso mi dimentico i dettagli, e il pensiero si disperde in sè stesso. Forse William Shakespeare potrebbe capire.

Ma dicono anche che io sia paziente, perché non ho mai mandato nessuno a quel paese, non ho mai dato dell’imbecille a chi avrebbe meritato anche di peggio. Risponderei a costoro che “Il segreto della mia pazienza è comportarmi come se avessi già mandato tutti a quel paese…” (Charles Bukowski). È che proprio non fa per me, io che per natura regalo infinite possibilità a chiunque, io che sono sempre pronta a perdonare, a superare le incomprensioni, i “fanculo” li ingoio come acqua. Passerò tra correnti di persone che approfitteranno di me, ma perché perdere tempo a spiegare loro quanto è brutto e disonesto comportarsi così, quanto male possono fare agli altri, perché sprecare tempo a sottolineare gli errori di battitura quando invece posso voltare pagina e proseguire la lettura? Eppure leggo una frase di Mauro Soldano: “Aspetti, temporeggi, pazienti, dai una possibilità, a volte due, dubiti, tentenni, comprendi, capisci, sorridi, ascolti… quando ti rendi conto che era sufficiente un vaffa subito“. E mi rendo conto anche che sono esattamente io. Esattamente questi sono i processi della mia pazienza. 

Le persone non ci deludono, siamo noi a sopravvalutarle. Loro sono quello che sono sempre state, eravamo noi che avevamo bisogno di vederle migliori” (Antonio Curnetta). Quante volte ho viaggiato con la fantasia per costruirmi le amicizie ideali, quante volte mi sono illusa che certi volti fossero puliti e privi di maschere, e quante volte mi sono sbagliata. L’ho ammesso, infine. Ho sbagliato. Ma è una tendenza irrefrenabile, quel mio fidarmi, credere a ciò che il teatro vorrebbe farmi credere. È che da bambini il nostro amico immaginario era perfetto, ma la perfezione, fortunatamente, non esiste. È questo che ci inganna, quel non conoscere che ci permette di sognare, come facevamo da bambini.

Dovrei chiedere scusa a me stessa per aver creduto sempre di non essere mai abbastanza“. È un pensiero di Alda Merini, ma è stato spesso anche il mio. E ne sono certa, di tutti noi, almeno per un istante, perché nei momenti di sconforto ci scappa quel perfido pensiero, di non essere abbastanza. Il tutto sta nel ricredersi.

E poi ci sono quelle frasi che sembrano raccontare la mia vita, con la precisione di una madre o un padre. “Ci sono momenti in cui la vita separa due persone solo perché capiscano quanto l’una sia importante per l’altra” (Paulo Coelho). Mi sono accorta così di quanto mi sentissi persa senza quella persona accanto, quella che oggi di me conosce tutto, quella che mi capisce con uno sguardo, e in uno sguardo possiamo raccontarci una giornata intera, scoppiare a ridere ed abbracciarci subito dopo. Ci siamo perse e ritrovate, è stata la prima e sarà forse l’ultima da cui mi potrò separare, perché sì, è vero, è importante, è importante sentirla, è importante sapere che lei c’è, ed io ci sono. 

Tutto passa, ma non certe emozioni. Non certi sogni. Non certe intese. Tornano, bussano, insistono, resistono. A tutto. Anche alla ragione” (Angelo De Pascalis). E posso giurarlo che sono rimaste, violente e sincere come la prima volta, posso giurare che ritornano, anche la notte, quando i sogni sono liberi di volare, di traghettarci su mondi immaginari, posso giurare che le emozioni sono i ricordi più indelebili che abbiamo.

Ci sono persone che ti possiedono anche se sono lontane perché riescono a rubare i tuoi pensieri ogni giorno” (Fabio D’Amato – dal libro “Semplici note di vita”). Anzi, ti possiedono di più. Perché afferrano anche il desiderio, e lo trasformano in una voglia bruciante di salire sul primo aereo e volare da quella persona. Sono i sentimenti più forti. E quando leggendo questa frase, in mente scintilla un viso, vuol dire che un poco innamorati lo siamo stati anche noi. Penso ad una storia che non saprei dire né se né quando si sia conclusa, una di quelle storie apparentemente folli e idilliache, che finiscono come un sasso lanciato nel fiume, ma ci penso e mi viene da sorridere, perché non saprei nemmeno numerare quante volte la stessa persona mi abbia rubato i pensieri da lontano.

E qui mi fermo, perché questo è un pezzetto di me.

Alla prossima!

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