30 Days Writing Challenge – Day 23

Una lettera a qualcuno, chiunque.

Ci ho messo giorni per decidere a chi scrivere questa lettera. Amici, amori, parenti, avrei voluto scrivere a tutti, e invece non scriverò a nessuno. È risaputo che fatico a scegliere, che se potessi percorrerei infinite strade contemporaneamente. Quindi…

Caro Gesù bambino, questa è una lettera che forse non vorresti ricevere mai, una lettera inutile, forse perfino vuota, di una persona che non si rivolge mai a quel tuo mondo divino che tante volte ha messo in discussione. Ti scrivo una lettera un po’ come fanno i bambini a Natale, lo faccio perché me lo hanno detto, e lo faccio innanzitutto per dirti grazie. Non so nemmeno che cosa tu abbia fatto esattamente per questa mia vita, non so se ci credo veramente, ma ti dico grazie. Grazie perché sembra come sulle montagne russe, dopo una ripida salita mi sento di volare. Ho pregato soltanto una volta, al buio, nella mia cameretta, e non ho pianto su quel tappeto a notte fonda, perché mi sono fidata di te. Mi hanno detto che al tuo fianco vi sono infinite anime, che probabilmente accanto a te c’è mio fratello, i miei nonni, tutte quelle persone volate via troppo presto, anche quelle che non ho neppure fatto in tempo a conoscere. Così, Gesù, vorrei dirti grazie, perché in qualche modo dai un senso allo sconfinato cielo, al suo estendersi inesauribile, a quel non vedere oltre, che libera l’immaginazione e ci permette di ritrovare tutte le anime perdute. È merito tuo. Gesù, ti scrivo questa lettera perché so che vedi e senti tutto. È scritto. E come una bambina vorrei chiederti di spiegarmi il mondo, il senso di certi errori che distruggono frammenti, vite, sicurezze, vorrei chiederti il perché di certe persone, e perché scompaiono sempre quelle sbagliate? Sembro una bambina sciocca, lo so. È che vedo tanti anziani fermi davanti ad una chiesa farsi il segno della croce, e penso che tu, ecco, riesci ad unire più di qualsiasi stato, governo o parlamento che sia. È un tuo merito, e vorrei dirti grazie anche per questo. Gesù bambino, tra poco nascerai, un’altra volta, e ancora una volta per trasmetterci il valore della semplicità, dell’amore, della fiducia. I problemi ancora da risolvere sono tanti, forse ci vorranno anni, secoli, o forse alcuni non si risolveranno mai, ma vorrei chiederti, come una bambina alla sua prima lettera di Natale, se puoi darci una mano. Non siamo bravi, non siamo esperti, lo dico con tutta l’umiltà possibile, anche se solo mia, e forse sbagliamo aspettandoci un intervento divino, perché tu non puoi farci niente. Ti vedo immobile, di terracotta, nella capanna del presepe, e vorrei stringerti la mano. Cercano tutti di farsi tuoi portavoce, pregano, si intromettono, interpretano teorie già interpretate, per il gusto di cambiare le cose, ma vorrei chiederti, se posso, di essere più chiaro, perché siamo tutti come bambini, e le cose dobbiamo sentirle ripetere. Gesù bambino, torno a ringraziarti, perché nonostante tutto i doni più belli ce li hai fatti tu. L’amore, l’amicizia, quella che spesso chiamiamo fortuna o buona sorte, ci sei tu dietro ogni nostro sorriso, o così mi hanno detto, anche se dimentichiamo di dirti grazie. Ci sei tu, impercettibile, a regolare il mondo come fossi la sua anima, e un poco quella di tutti noi. Così ti ho scritto questa lettera, un po’ come fossi un padre, ti scrivo perché altrimenti non ti scriverei mai, io che non sono nemmeno certa tu possa sentirmi. Ti ho scritto questa lettera perché questo Natale sarà diverso, sono cambiate tante cose in un solo anno, e mi dicono che tu, in quello sconfinato cielo, possa vedere, e possa aiutarci. Vorrei che regalassi alla mia famiglia la serenità e la pace, per questo nuovo Natale un po’ pazzo, perché mancheranno delle persone, e ve ne saranno di nuove, non è facile a volte cambiare tutto così, in pochi mesi, ed essere felice come prima. Aiutaci, se puoi. Gesù, mi hanno detto che tu ascolti, che tu vedi, che tu controlli chi fa il bravo. E quindi scusami se a volte sbaglio, se faccio degli errori, se ho ferito persone che non lo meritavano, se certe volte faccio fatica a perdonare, a dimenticare, ti chiedo scusa non perché sei un angelo, ma perché il peso del passato voglio che sia soltanto dolce. Non si può cancellare ciò che è stato, ma dirtelo, ecco, dirtelo mi fa quasi sentire meglio. Più leggera. Caro Gesù bambino, re del cielo, sei sceso dalle stelle e sei venuto in una grotta, al freddo e al gelo. Lo dice perfino una canzone, tu hai coraggio, tu hai avuto la forza di cambiare le cose, e forse come ultimo, ultimissimo regalo, mi piacerebbe chiederti di insegnarlo anche a noi. Insegnaci a cambiare le cose. E forse potremmo riuscirci, uniti, stretti per mano, potremmo riuscire a cambiare il mondo, a renderlo migliore. Potrei solo chiederti di fidarti?

Alla prossima!

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13 pensieri su “30 Days Writing Challenge – Day 23

  1. Pennyna…io non aspetto all’infinito. Non devi fare nulla di eccezionale 🙂

    Questo tuo challenge è sempre più interessante comunque… 😉

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