Poche parole per le ultime ore dell’anno 

È veramente finito, nonostante quel 29 febbraio lo facesse apparire eterno. Finirà tra poche ore, e non so quanti di voi leggeranno questo post, quanti tra un abito luccicante e un cenone guarderanno furtivamente il cellulare, e troveranno i miei semplici auguri nascosti nella folla. Sono di fretta, ma un po’ di tempo lo voglio dedicare. Vi auguro che a mezzanotte sia tutto perfetto, anche solo per un minuto, anche se non cambierà niente, ma voglio che dimentichiate tutti i problemi, tutte le preoccupazioni passate, tutti quei litigi che vi hanno reso il sangue amaro, alzate i calici di spumante al cielo, addentate il pandoro, il panettone, quello che trovate, correte in strada ad ammirare i fuochi d’artificio, e se volete, suonate il campanello degli amici, dei parenti, delle persone più care, non perdete un istante per distribuire i vostri auguri, guardandovi negli occhi, perché é Capodanno, ed è una serata speciale. Brindate a mezzanotte dovunque voi siate, in famiglia, al cinema, nella hall del teatro, o al centro di una piazza, non importa con chi, ma brindate con tutti quelli che il calice incontra nel suo tragitto verso il cielo, scambiatevi gli auguri con un sorriso solare, per cominciare l’anno nuovo con lo spirito giusto, lieto e positivo. Forse non ci sarà nessuno, qui, a mezzanotte. È il solo momento in cui nessuno, in tutta la superficie del globo, è impegnato al cellulare. È l’unico momento in cui ogni timore e ogni remora viene dimenticata, i pregiudizi bruciati, le paranoie cancellate, e resta soltanto la festa, le grida, quei “Buon anno” che rimbalzano contro le pareti, ed il ricordo di tanti anni trascorsi e finiti nello stesso modo. Quest’anno sarà diverso per me, ma in fondo arriva per tutti il momento di cambiare storia. E quindi vorrei solo dirvi: godetevi la festa, il conto alla rovescia, lo scoppio della bottiglia e la schiuma che scivola tra i capelli, godetevi il caos, gli schiamazzi, l’entusiasmo, anche se non cambierà niente, anche se tutto é solo una banale convenzione, godetevi la serata da mutande rosse e paillettes, godetevela come se fosse l’ultima, perché non si può mai sapere che cosa riserverà l’anno futuro. Voglio dirvi che la mezzanotte non è che un minuto, il primo minuto del nuovo anno da vivere, fresco, deciso, vivo, come le bollicine nel bicchiere, come i petardi che scoppiano sull’asfalto, un minuto che forse non regala niente di straordinario, un minuto anonimo, ma stranamente quel minuto lo ricordiamo per tutto l’anno. Perché ci sono le persone a cui vogliamo bene accanto a noi, a brindare con noi, a stringerci per le spalle e a donarci la forza necessaria, ci gridano nelle orecchie per farsi sentire, “Buon anno”, e con due parole hanno raccolto mille pensieri. Avrei potuto scrivere anche io soltanto due parole, soltanto “Buon anno”. Ma non mi basta. Perché il 2016 è stato un anno particolare, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma il tempo dei bilanci si è ormai concluso, non importa più a nessuno della Brexit o del governo Renzi, che sia anche solo per un minuto, l’umanità ha voglia di non pensare. Perché non costa niente festeggiare, augurarsi che il nuovo anno porti con sè qualche sorpresa, qualche regalo nascosto, non costa niente sperare nel futuro, e riporre i propri sogni in un cassetto da aprire nel nuovo anno. A mezzanotte siamo tutti in piedi, lo immagino come un enorme, immenso, infinito girotondo, di mani strette assieme, spesso invisibili, e siamo tutti sorridenti, euforici, perché sembra che in un minuto debba cambiare ogni equilibrio, magari dimentichiamo qualcuno, o qualcosa, ma vi voglio dire un’ultima cosa: quando sarà mezzanotte, non pensate ai messaggini da inviare, alla telefonata da fare, ai video virali che cominciano ad arrivare, liberate i pensieri, lasciateli volare, e afferrate la mezzanotte con entrambe le mani, scrivetela voi, inseriteci le persone con cui la volete davvero condividere, e fatelo. Brindate, gridate, cantate, ballate assieme alle persone care, non perdetevi nei freddi e frettolosi auguri prestampati da inoltrare a tutta la rubrica, ritagliatevi un frammento di tempo all’inizio del nuovo anno, e bussate alla porta di chi non vedete da mesi, fate loro gli auguri, con il cuore, con lo sguardo, perché sia un augurio onesto, personale, buono. In fondo basta così poco… 

Devo correre a vestirmi, poi correre a mangiare, aspettare la mezzanotte senza nemmeno pensare che sta per finire un altro anno, e dovrò alzare il mio calice mentre il Vecchione brucerà in Piazza Maggiore, sarò orgogliosa della mia città che dona tanto calore anche a Capodanno, sarò felice delle persone sedute al mio stesso tavolo, sarò felice gridando “Buon anno” nelle orecchie dei presenti per farmi sentire, ma soprattutto sarò libera. Sospesa tra due anni, uno finito e già scomparso, uno nuovo e tutto intimidito, per un minuto soltanto si naviga senza una meta, alla deriva, confusi dalle luci intermittenti delle luminarie, e non ci sarà altro posto in cui vorrò stare, perché il mio posto, a mezzanotte, prevede quelle persone, quegli abbracci, quegli sguardi.

Mamma, papà, è il primo Capodanno che non trascorro con voi. Ma vi penso durante la mia mezzanotte, perché in quel minuto di follia, siete forse la sola vera certezza, l’unica promessa che nessuno mi ha mai tolto. Vi chiedo scusa se gli auguri ce li faremo più tardi; se non brinderemo spalla a spalla a mezzanotte, come abbiamo sempre fatto. Ma si cresce, e gli anni passano, le persone cambiano, sono cambiata anche io. Vi chiedo solo di divertirvi. Non pensate a me, per un minuto, a mezzanotte, lasciatevi andare come quando eravate dei ragazzini, abbandonatevi a qualche follia, fatelo per me, perché voglio vedervi felici. E vi dirò “Buon anno” con un messaggino, ma quando ci guarderemo negli occhi, sarà tutto più forte, più intenso della musica in piazza, più del freddo pungente per le strade, sarà come se avessimo trascorso la mezzanotte assieme, ma dalla parte opposta del muro. Sarete il mio primo pensiero, perché io, lo so, sono spesso il vostro. E quindi solo grazie, di esserci, di avermi accompagnata verso il 2017, e verso la mezzanotte di fuoco. Forse vi scriverò solo “Auguri”, ed una schiera di emoticons clorate, ma scrivere per gli altri è fin troppo complicato, non ci riesco, non mi viene. Sappiate che dietro il mio “Auguri”, dietro ad ogni emoticon colorata, c’è tutto il bene che vi voglio, e che vi ha posti nel cerchio ristretto di pensieri durante la mia mezzanotte. 

E tu, chissà se avrò il coraggio di farti gli auguri, a mezzanotte ed un minuto, chissà se mi risponderai, chissà se il nuovo anno cambierà qualcosa tra noi due… Vorrei scriverti adesso, ancor prima che finisca l’anno, ma non ci riesco. Sei troppo importante perfino nell’ultimo giorno dell’anno.

Basta. 

Auguri a tutti voi, chi mi legge e chi non mi legge, chi mi conosce e chi non mi conosce, auguri sinceri e un sorriso mentre ognuno corre alle proprie faccende, e grazie di esserci ogni anno!

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17 pensieri su “Poche parole per le ultime ore dell’anno 

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