I miei genitori 

Ho diciotto anni e amo i miei genitori. Li amo anche se a volte li manderei a quel paese, anche se a volte capita che non si ricordino che sono cresciuta, anche se entrano in camera senza bussare, in fondo non ho mai nemmeno chiuso la porta. Li amo perché mi hanno messa al mondo, e forse dovrebbe bastare soltanto questo per indurmi riconoscenza. Eppure c’è qualcosa di più. Mi rendo conto che i miei genitori sono meravigliosi. Lo ammetto, si discute, è capitato di dirsi cose orribili, che ancora oggi feriscono come coltelli appena costruiti, e capita di pensare “li odio”, a chi non è mai successo? Siamo tutti figli, tutti irrimediabilmente imperfetti. Sarà perché siamo ingenui, inesperti del mondo che là fuori si mangia le pensioni di mamma e papà, ma io sono loro riconoscente perché quel mondo lo affrontano ogni giorno per me. E non mi lasciano sbagliare come se non importasse niente, non mi lasciano lanciare da un ponte con il rischio che sotto di me vi sia nascosta una roccia. È vero, mi dicono dei no. E a volte mi arrabbio, come se non mi capissero, come se non fossero mai stati figli anche loro. Raramente penso a quanta paura debbano avere, quando una figlia esce di casa e si immerge in questo mondo strano, che a volte decide di fare lo stronzo con le persone sbagliate. Avrei paura anch’io. E invece loro vivono, vivono per me, e mi lasciano vivere. Forse non dirò mai loro quanto sono stati importanti, quanto perfetti, così come li avrei sempre voluti. Perché poi mi guardo intorno e m rendo conto che essere genitore comporta un rischio, quello di fallire, di fare troppo o troppo poco. È un attimo. Come quando riempi d’acqua il bicchiere fino all’orlo, e bevi cercando di non rovesciare nulla. Amo i miei genitori perché me lo hanno insegnato, proprio loro, con i loro errori, e quelle scuse mai pronunciate, disciolte nell’abbraccio del perdono. E forse dovrei ringraziarli ogni mattina per essere ciò che sono, nonostante ci sia la casa da mantenere, il lavoro da fare, il vicino da aiutare, ed io, una figlia di diciotto anni che sta prendendo la patente. Non mi é mai mancato nulla, non mi sono mancati i no e nemmeno i sì, non mi sono mancati loro, non mi é mai mancato il tempo. Ho trascorso diciotto anni con dei genitori fantastici, e più ci penso più mi rendo conto che no, non li cambierei mai, nemmeno quando si discute, e vorrei sbattere la porta della mia camera davanti a loro. Non li cambierei, perché sono parte di me. Ci sono genitori diversi, mille, migliaia, genitori che non sanno di esserlo, genitori che lo hanno dimenticato, genitori che non sanno che cosa voglia dire, genitori che pensano che il figlio non cresca mai. Sono tanti gli errori che una madre o un padre può commettere, quando un genitore dovrebbe essere il grande supereroe, e invece scopre di essere maledettamente vulnerabile. Tanti errori dettati dall’orgoglio, dall’amore; dal carattere, dagli impulsi che non possiamo controllare. Non possiamo condannare i genitori per questo. Nessuno. Quante volte ci hanno ripetuto “È per il tuo bene”, e come feriti nella nostra intimità ci siamo arrabbiati, perché era come se ci stessero dicendo che non sapevamo scegliere da soli. Ma avevano ragione. Avevano tremendamente ragione. Mi è costato uno schiaffo, quella volta, eppure anche a distanza di anni mi rendo conto che non potevano capirmi, ma capivano loro stessi, genitori di una figlia che stava per commettere un errore. No, non mi capivano. Ma quale genitore capisce perfettamente un figlio? Senza segreti, lati oscuri, domande aggirate come ostacoli? Penso di averli fatti impazzire, i miei genitori. Tante cose non ho ancora detto, aspettando il giorno ed il momento giusto, tanti silenzi hanno risposto a quegli sguardi indagatori sullo schermo del cellulare. Certamente non é giusto. Ma non ci riesco. Ci sono cose che non voglio condividere, nemmeno se glielo leggo negli occhi che muore dalla voglia di entrare nella mia vita, non posso. Ah, genitori. Quanti problemi, quanti litigi, quanti sorrisi, quante passeggiate assieme. Diciotto anni e non sentirli, si può? Perché non me ne frega niente dei capelli bianchi o del chilo di troppo, io lo so che ci sono e ci saranno sempre, so riconoscere l’amore quando lo vedo, anche quando è nascosto da un errore sincero. Ma forse allora siamo anche noi che dovremmo insegnare qualcosa. Insegnare ai nostri genitori a credere in sè stessi, e nei figli che hanno cresciuto, perché arriveranno i diciotto anni e la tessera elettorale, ma dei genitori ci sarà bisogno sempre. Sono loro che ci amano così come siamo, completamente, e solo con loro possiamo anche girare per casa con le sole mutande a fiorellini. Amo i miei genitori. Sì, è possibile. Anche se a volte mi fanno impazzire, se a volte non mi ascoltano, se a volte sembrano ciechi. Li amo perché ci sono sacrifici che se non hai figli e amore non puoi proprio capire. 

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43 pensieri su “I miei genitori 

  1. Un post molto profondo sotto diversi aspetti. Mi hai fatto pensare. Ho un figlio che va per i 17 ed il mestiere di padre è una cosa così complicata che spesso si ha paura di sbagliare, in un verso o nell’altro. Così si cerca di immaginare il futuro. Il figlio nel futuro. E soppesi quello che stai per fare o dire, ma va a finire che sbagli comunque. E’ inevitabile. Genitori-figli è un rapporto davvero delicato.

  2. Ti abbraccio per questo post meraviglioso!
    Sei una figlia speciale.
    Dai…almeno stavolta, non tenerla solo per noi. Condividila anche con i tuoi genitori. Tra qualche anno se ne ricorderanno con grande orgoglio.

  3. Potrei benissimo avere l’età dei tuoi genitori.
    Ti assicuro che non è facile esserlo. E non è facile darti fiducia, lasciarti uscire con gli amici, darti quella libertà che non si sa mai se il figlio la sappia usare in modo intelligente e sano.
    Non è facile insegnare, non lo è dare l’esempio.
    I genitori sbagliano, ma la perfezione la si raggiunge comunque con l’amore e la comprensione.

  4. Credimi…essere genitori e’ il mestiere piu’ duro dell’universo… ma se riesci a Vedere l’amore che c’e’ anche negli errori che fanno bhe’ piccola Penny…
    Stai crescendo nel modo giusto .
    Continua così..
    (ogni tanto di loro che gli vuoi bene..ci piace essere sorpresi cosi..ci fa’ superare giornate durissime ok?).

  5. Che post bellissimo.
    Come figlia ho avuto questa fortuna soltanto in modo parziale ma, come madre, spero che un giorno sentirò pronunciare queste parole dalla bocca di mio figlio. Allora significherà di non aver fallito.
    Un abbraccio cara penny! 🙂

  6. Penny ma sicura che hai 18 anni vero??? sei mostruosamente profonda e riflessiva! Penso che i tuoi genitori siano fieri di te come tu lo sei di loro! Complimenti, il tuo è il post perfetto! Il post dei post!

    • Giuro! 😄 ti ringrazio davvero di cuore, era un post a cui tenevo molto, perché se è vero che qui racconto me stessa, meritavano un posto anche loro :))
      Un abbraccio

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  8. Sono stato attratto da questo articolo a causa delle molte menzioni agli errori: errori belli, errori brutti, errori evitati… come leggerai, è il mio chiodo fisso!
    Poi però ha prevalso la profondità del post in relazione all’amore (spesso inconfessato) dei figli nei confronti dei genitori. Sono figlio e sono padre: nei panni del primo condivido con te la stima e l’amore nei confronti dei miei genitori, cui riconosco eterna gratitudine per i sacrifici e gli sforzi fatti per crescermi. Da papà non posso che impegnarmi a fare lo stesso, nella speranza di poter leggere un giorno un post come questo, redatto da uno dei miei piccoli.

    Grazie per questo bel post, in bocca al lupo per il tuo blog! 🙂

    • Grazie a te davvero, l’ho scritto per l’occasione speciale ma ha un significato importante per me, e un messaggio che in qualche modo vorrei far sapere… ti ringrazio per avere letto e per i complimenti, tanto!

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