San Valentino

Caro Valentino,

Forse è giunto il momento di scambiare due parole. Non sono arrabbiata per la tua assillante e annuale presenza, ci mancherebbe. È solo che potresti fare meno rumore. Sembri un trattore, una macchina asfaltatrice che avanza lungo il mese di febbraio, e se per un puro caso il mio piede si trovasse nei paraggi, il 14 febbraio verrebbe ustionato. Non ho problemi con la festa degli innamorati, solo che a quanto pare non si tratta propriamente della festa degli innamorati. Sembra solamente la festa dei fidanzati, di tutte quelle coppie incorniciate di rosa che si baciano davanti a un mazzo di rose rosse, mentre io le rose le faccio sempre morire assetate, perché le odio, sono un fiore subdolo e armato di spine. Ma dicevo. Non sembra la festa degli innamorati. I regali, i cioccolatini, i messaggi carini, le lettere, quelle “valentine” che nessuno spedisce più, tutto questo esiste se esiste la coppia. Altrimenti è come abbracciare un pilone di cemento. Il fatto è che: e se io fossi innamorata, diciamo follemente innamorata, ma lo sappessimo solamente io e il mio peluche formato gigante? Uno di quegli amori folli che la mattina ti fanno mettere in sale nel caffè e la ciambella in frigo per scaldarla. Quegli amori che ti rendono un ritardato mentale, perché nella testa non c’è più spazio per formule matematiche o liste della spesa, nella testa ci sta soltanto un nome, ed é quello della persona amata. In tal caso, San Valentino è una tortura, un tormento senza fine. E la cosa peggiore è immaginare scene cinematografiche di lei, fedelmente fidanzata, ricevere i fiori e un pacchetto regalo da chi veste i tuoi panni, Valentino, e ama e confessa il suo amore come un credente davanti al prete. Ma per chi deve ancora iniziare a combattere? Chi sei tu? Non è un giorno come gli altri, perché le vetrine sembrano le case delle Barbie, piene di cuori, di fiori, di Baci Perugina, e non c’è un angolo privo della tua atmosfera felice, romantica, degna della miglior commedia. Forse sarebbe tutto più facile se l’amore si raccontasse con gli occhi, se bastasse un piccolo sguardo furtivo per trasmettere un’emozione tutta da leggere, come un romanzo di novecento pagine, una sorta di David Copperfield di San Valentino. Magari sarebbe quasi più romantico ridursi all’ultimo giorno, a quel 13 febbraio che ha il sapore dell’attesa. Qualcuno ha già comprato i fiori, qualcun altro sta cercando il pakistano al semaforo, quello con le rose che a San Valentino si arricchisce, e poi c’è chi si accalca al ristorante, chi fa a botte dentro Pandora o Stroili oro, per l’ultima collana, l’ultimo anello luccicante, l’ultimo bracciale. E poi ci sono io, e come la mettiamo se fossi innamorata, ma non potessi regalare rose, cioccolatini, cuori? Se dovessi tacere mentre quella persona nasconde con pudore l’orologio nuovo, ed io lo so, so che un regalo, so che è il regalo di San Valentino? Ma non sono ricca sfondata, non posso permettermi un camper privato, una casa a Cortina, nemmeno un bel vaso, perché il mio fioraio non ha mai fatto sconti, e se fossi innamorata, dimmi, Valentino, che cosa dovrei fare? Restare qui, a fissare il mio portafoglio mezzo pieno, a scartare da sola i miei Baci Perugina collezionando le frasi in un cassetto? No, perché lo faccio già. E allora mi sbaglio. Hai ragione, mi sbaglio. Perché tu, le occasioni, non le nascondi mai. Il 14 febbraio non è che una data, oggi un martedì come gli altri, e nessuno mi impedisce di amare, di avanzare, di trovare il coraggio anche nella gelosia, di cominciare a risparmiare, per magari il prossimo anno poter comprare quell’orologio per lei. Nessuno mi impedisce di portare a casa quelle rose, e ricordarmi di innaffiarle ogni sera, per un anno , aspettando il momento per scrivere un biglietto e legarlo tra le spine ferendomi le dita. Valentino, tu non mi impedisci di essere single e felice, di sorridere dopo quello “Scusa, ma siamo solo amici”, di ripartire con un mazzo di carte pieno di due di picche in tasca, tu non fermi nessuno, perché forse basta semplicemente amare. È così che non ci si accorge nemmeno del 14 di febbraio, un martedì come gli altri, una verifica a scuola, una sgridata del capo al lavoro, tutto normale, e chi vuole trasformare questo noioso e deprimente martedì di febbraio in un capolavoro, si rivolge a te. Ama. Ama follemente. E ti invoca come si invoca un prestito in banca, perché a volte le donne sono pretenziose. Ti invoca come si invoca Dio, perché nemmeno a San Valentino le donne sono comprensibili. Si fanno perfino errori, in questo martedì di febbraio. Ma chi è innamorato e divora i suoi Baci Perugina sul letto, mi sente? San Valentino passa in ventiquattr’ore. L’amore no. E allora cos’è dunque più importante? Che cosa vale la pena di inseguire? Forse un giorno, un misero tassello di una vita di cent’anni? O magari un amore, con tutte quelle battaglie per afferrarlo, quegli sguardi rapiti, quelle poche parole che diventano fiumi, e lacrime di gioia, e sorrisi abbaglianti? Ho una risposta, e non l’ho letta tra le righe di un biglietto dei Baci Perugina. È che siamo materialisti, e San Valentino ci riempie d’ansia. Ansia da prestazione. Ansia da portafoglio. Ma non ci si accorge che a volte basta davvero un po’ d’amore, un mazzo di fiori ed un bacio, quello vero, nella semplicità degli istanti felici.

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39 pensieri su “San Valentino

  1. in riferimento all’immagine: “Ma anche no!”
    La festa di S.Valentino è stata istituita(creando la leggenda di sana pianta) per sostituire una festività pagana che cadeva il 15 Febbraio dedicata alla fecondità. Ed è stata perlappunto “inventata”per i fidanzati, con l’auspicio scaramantico di un prolifico matrimonio. Gli innamorati ci azzeccano quanto S.Nicola col Natale: a piacere… che tanto ormai s’è fatta carne trita di qualsiasi tradizione e simbolo

    • Ammetto la mia ignoranza, non sapevo delle origini esatte di San Valentino… mi sono discostata, forse anche volutamente, dalla visione comune… un po’ inserendoci me stessa, un po’ cercando di rendere giustizia ad una festa che ormai è puramente commerciale, mentre io la trovo un’occasione da sfruttare, da parte di tutti gli innamorati… 🙂

  2. Le “Valentine” non le manda più nessuno perché finiscono nel calderone delle Poste Italiane e si accumulano nei centri di smistamento, insieme con le sette tonnellate di posta giacenti a Peschiera Borromeo.

      • Già. Quest’anno la metà dei biglietti di auguri natalizi che ho inviato, sono ancora giacenti da qualche parte. Credo che estinguerò anche quelli, l’anno venturo: mi risparmio la spesa dei bolli e il lavoro di creare i biglietti.

      • Vero. Anche perché negli ultimi anni, ricordo che i prezzi di manodopera dell’arrotino erano talmente alti che conveniva comperare forbici e coltelli nuovi e buttare quelli vecchi, se non si sapeva affilare da soli i propri strumenti.

      • L’arrotino, pensa che nella zona di casa mia ancora circola l’auto che con l’altoparlante grida “É arrivato l’arrotino!” 😉

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