Mio nonno

Soltanto i più forti fanno i conti con la solitudine. Gli altri la riempiono con chiunque

(Vjollca Lika)

Nella mia vita è rimasto un solo nonno, e nonostante io non gli abbia mai dato tutto il bene che merita, ho voglia di parlare di lui. È da un paio di giorni che ci penso, ma le parole non sono mai venute fuori. È la prima volta che non capisco quale emozione prevalga sulle altre quando sto con lui. Lo ammiro, perché ha più di ottant’anni e una forza incredibile, tanto entusiasmo per imparare cose nuove, anche adesso che la compagna di cinquant’anni di matrimonio se n’è andata, lui sorride, ricorda, e ne parla come se fosse un angelo accanto a lui. Quando ero piccola, eravamo inseparabili. Era il mio migliore amico, con lui giocavo a pallone nel parco, con lui sono salita per la prima volta sulla bicicletta da grandi, con lui trascorrevo la mia estate, nella semplicità, nel calore che soltanto lui sapeva darmi. Ed è strano, oggi, parlare con lui. Perché non riesco a non pensare a quanto male debba sopportare, solo in una casa che perfino a me sembra troppo grande. Per Natale abbiamo organizzato un pranzo in famiglia, e in quel momento avrei solo voluto piangere, perché era tutto assolutamente magico, perfetto come se fosse sempre stato così. A tavola parlava quasi solo lui. Raccontava della guerra, della sua campagna, di quando è venuto in città per studiare, di quel mondo lontano che ho sempre voluto conoscere così, attraverso lo sguardo brillante di mio nonno, e ho sempre temuto di non fare in tempo. È stato bello ascoltarlo declamare, come si recita una poesia, era come guardare un documentario familiare, e non ho mai provato ad interromperlo, a dirgli di smetterla o di cambiare argomento, perché lui è speciale. Ha uno sguardo sul mondo che ha conservato le emozioni dei bambini, lui sa indagare nell’anima, lui riesce a vedere oltre, oltre all’assenza e oltre ogni passato. Ha guardato negli occhi la micia, e ci ha visto dentro qualcosa che io non sono mai riuscita a scovare. Sono occhi umani, ha detto. E quando mi guarda vorrei abbassare la testa, perché mi sento tanto piccola davanti a lui, tanto giovane quando mi rendo conto che i suoi ottant’anni di vita hanno lasciato il segno. Lui ha visto un mondo che io non vedrò mai, un mondo che a volte invidio, perché forse era davvero tutto più semplice, cercarsi, trovarsi, capirsi, quando non c’erano i cellulari, i computer, i social network, lui non sa cosa sono, e porta con orgoglio il suo vecchio cellulare grigio da trentanove euro e novanta centesimi. A volte mi chiedo come riesca ad essere sempre così… così sé stesso. E’ scomparsa sua moglie, ma non ha perso il suo spirito, la voglia di crescere ancora, di imparare a cucinare come sapeva fare lei, di sistemare la casa al meglio, e di preoccuparsi per me. Il giorno del mio diciottesimo compleanno mi ha chiesto soltanto una cosa: di restare. E lo so che dovrei chiamarlo al telefono, superare quelle mie assurde paure e dirgli che gli voglio bene, che per me ha fatto tanto, e non potrei immaginare che quella casa rimanesse vuota per sempre, vorrei dirgli che se voleva crescere ci è riuscito, se voleva portare con sé un pezzetto della nonna, ecco, io la vedo. La vedo nei suoi occhi quando ne pronuncia il nome, la vedo nel caffé che ci offre quando lo andiamo a trovare, la vedo nei suoi gesti abituali di chiudere tutte le finestre prima di uscire di casa, la vedo quando mi allunga una banconota perché la nonna lo avrebbe fatto per me, ed io non so perché ancora mi fa male, vederla così nascosta ora che non c’è più. Ma mio nonno è incredibile. Perché non ha mai chiesto aiuto a nessuno, e sapeva che avrebbe dovuto cambiare vita, lo aveva capito da tempo, e in qualche modo lo sentiva quando intimava alla nonna di smettere di fumare, ma il mondo a volte gira nel verso contrario, e ci porta via la cosa più preziosa che abbiamo. Mio nonno ha più di ottant’anni ma mi vuole un bene dell’anima. Mi raccontava, quel giorno, che la nonna avrebbe voluto vedermi crescere, che avrebbe voluto sapere quale università avrei frequentato, avrebbe voluto vedermi prendere la patente, laurearmi, trovare il mio primo lavoro, ma non ce l’ha fatta. Lo diceva piangendo, ed è stata la prima volta che abbiamo pianto assieme, la prima volta in cui non siamo riusciti a mostrarci forti come avremmo voluto, io e lui, belli così, e curvi l’uno sull’altra in un abbraccio. Non gli ho mai dato nemmeno un bacino sulla guancia. Da piccola non volevo, ed è rimasto tutto così, il nostro saluto è un’abbracciatona, e penso che non cambierà mai. E’ strano, perché il nostro rapporto è silenzioso, tra di noi c’è come una sorta di reverenziale timore, siamo due mondi così lontani, ci parliamo con lo sguardo, ma forse non basta. E’ che vorrei potergli dire di più, ma non ci riesco. Ma so che lui mi conosce, più di quanto io immagini, l’ho capito quando mi ha regalato un ritaglio di giornale, con su scritta una poesia di Neruda. Conosce le mie passioni meglio di chiunque altro, senza mai avermi fatto una sola domanda, e di questo non troverò mai una spiegazione, ma lo ricorderò come il solo nonno che ho potuto incontrare. Il nostro abbraccio conserverà  sempre quel sapore di legno e caffé, di erba appena tagliata, di gomma e di cioccolato, quel profumo che nel suo piccolo, nella sua impercettibile carezza, mi ricorda ogni volta la nostra debole storia, e in un angolo, mia nonna felice.

Nessuno può colpire duro come fa la vita. Perciò andando avanti non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto, hai la forza per rialzarti

(Sylvester Stallone)

Nonno, mi hai detto che con me tu sei felice. E’ questo il nostro regalo di Natale. Grazie. 

Ti lascio una frase di Buddha: “Ogni gradino di questa vita ti insegna sempre qualcosa, perciò continua a salire”.

 

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17 pensieri su “Mio nonno

  1. non voglio togliere spazio a tuo nonno, però la citazione iniziale che non conoscevo e non avevo mai letto mi ha toccato moltissimo, la trovo meravigliosa…

    i nonni sono spesso le migliori creature prodotte dall’umanità..

  2. i rapporti silenziosi talvolta comunicano più di quanto si potrebbe dire con le parole. anche per me era così e a dire la verità non lo vedo come un valore negativo. si cresce insieme, si è famiglia, si vive.

  3. Mi fai tanto pensare al mio di nonno, anche lui era il mio migliore amico, mi capiva subito e non mi giudicava mai, anche quando ne combinavo una delle mie. Godi della sua compagnia più che puoi, perché un nonno amoroso è una delle cose più magiche che esistano nella vita. I nonni spazzano via le nevrosi, le follie e riportano tutto nella giusta prospettiva.

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