Collaborazione

Collaborare è difficile. È difficile anche quando collabori con una persona a cui vuoi bene, è illusorio pensare che in fondo potete dirvi tutto, che non ci sono limiti, perché poi ti ritrovi a ingoiare quei “ma che cc…osa fai?!” dentro la tua testa, e lei lo stesso. Condividere la stessa scrivania, lo stesso compito, lo stesso obiettivo, le stesse aspettative, ma due corpi e due menti totalmente differenti. Questo significa collaborare. E significa anche rispetto, rispetto per l’altro e per il suo impegno, per il risultato che l’altro ottiene, perchè alla fine non ci saranno risultati tuoi o suoi, alla fine ci sarà un unico lavoro finito da ammirare. Magari si riconoscerà la tua mano e la sua mano, ma la collaborazione è anche questo, è fondersi assieme, miscelare le imperfezioni nelle capacità dell’altro e posare le proprie idee sulla stessa unica scrivania in comune. Sembra facile. Ma collaborare richiede impegno, determinazione ma non egocentrismo, apertura ma senza divenire impassibili se qualcosa non ci piace. Perchè il lavoro é anche il nostro, senza percentuali che regolino le proprietà o soldi che si scambino sotto banco. Il lavoro è anche nostro e proprio per questo dobbiamo sentirlo nostro. Ecco, credo che collaborare sia difficile anche per questo. Perchè non ci vuole solo il cervello, un manuale di regole e istruzioni, un’enciclopedia di informazioni, le tecniche per metterle insieme. Ci vuole anche quella capacità leggera di accettare le critiche, i miglioramenti, i ritocchi, la capacità di mettersi sullo stesso piano dell’altro e ammettere che nessuno ha lo stesso tuo sguardo, e che forse nemmeno il tuo stesso sguardo è davvero sincero. Ma serve anche la capacità di criticare, e non significa demolire ciò che non ci appartiene, appropriarci dell’intera collaborazione facendola diventare una collaborazione con noi stessi. Criticare significa proporre, discutere, confrontare idee, magari senza essere ascoltati, succede, e magari mentre in silenzio ci stanno maledicendo. Ma collaborare è una responsabilità. Significa mettersi in gioco, essere pronti al confronto con qualcuno, essere pronti a rivedere tutta la considerazione che abbiamo di noi stessi, perchè abbiamo trovato qualcuno con le stesse aspirazioni, ma il proprio stile, di vita, di scrittura, di pittura… E uno stile non lo puoi cambiare con la prepotenza. Anzi, non lo puoi cambiare e basta.. Ma nello stesso tempo lottare in due, applicarsi in due, crederci in due… È bellissimo. È bello perché ci vuole coraggio, non un coraggio eroico, anche solo un timido coraggio di sedersi a quella scrivania e mettere il lavoro al centro, lontano da una linea immaginaria che traccia i confini tra uomo e uomo. Collaborare è bello perché ti apre un mondo, il mondo delle passioni simili alle tue, delle persone simili a te, che magari hanno le stesse tue paure e proprio per questo non ti sei mai accorta di loro. Collaborare è bello perché impari a dare l’importanza giusta alle cose, a condividere gli errori ma anche i traguardi, senza calcolare o pesare con il bilancino quanto ha lavorato l’uno, quanto ha lavorato l’altro. Non esiste più un confine, quando collabori con qualcuno. E forse è proprio questo che mi piace della collaborazione: che il proprietario è sempre uno solo. Con due cognomi.

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