Le mie donne 

C’è mia zia, che non vedo da tanto, che abita lontano eppure così vicino, ma il tempo non sembra bastarci mai. Lavora, lavora il doppio, per costruire quella vita che un paio d’anni fa sembrava solo una caverna buia, e ha saputo reinventarsi, ha saputo prendere e poi pretendere, e ha saputo anche piangere, ma non ha mai rinunciato al suo futuro. Ha perso il suo compagno, ed oggi ne ha trovato un altro, proprio oggi, che io sto crescendo e ho paura di dimenticare quanto eravamo felici. É vero, potrei fare di più. Potrei correre da lei anche adesso, ma non lo faccio. Ma il bene che le voglio è immenso, per la forza che ha saputo tirar fuori, per tutti quei sacrifici che ha fatto per me, per quei momenti che abbiamo passato assieme, ed io sapevo quanto fosse difficile, temevo la solitudine, forse più di lei. Ma sono tutti bei ricordi, e c’è sempre quel legame speciale, di quando la mattina mi ritrovavo a casa sua, a fare colazione, dopo i nostri pigiama party fino a notte fonda, e mi sentivo amata, mi sentivo a casa, come fosse una sorella. Mi manca, ma certe volte ancora di più. 

Poi c’è mia zia, l’altra. Quella che ho sempre messo al secondo posto, come se la mia famiglia dovesse avere una gerarchia. Lei era la maestra, quella seria, quella con cui non potevo correre, scherzare, a cui non potevo tirare i capelli, quella che non capivo. Forse non la capisco davvero nemmeno adesso. Siamo troppo diverse, due pianeti opposti e incompatibili, lei sempre incollata al cellulare, lei sempre in contatto con mille e uno amici, lei sempre in viaggio in un paese nuovo, lei sempre impegnata, mai un momento di silenzio con sè stessa, eppure non mi vuole male, lo so. Mi ha fatto dei regali che nonostante tutto questo, io li ricordo bene. Come quel braccialetto che porto sempre al polso ogni mattina: me lo ha fatto lei. Sono una persona che si affeziona, e riesce a passare sopra a tanti errori, ma le scelte ignoranti non riesco a digerirle. Probabilmente è questo che ancora ci tiene distanti, quel vuoto incolmabile che riempie i silenzi tra i vetri dell’auto, o quelli sull’aereo in viaggio verso Londra. Ci sentiamo poco, ci vediamo poco, ci conosciamo poco. Le voglio bene anche se mi viene detto di diffidare, di osservare, per una volta di giudicare, lo faccio, ma quel frammento di bene resta, perché con me è sempre stata a suo modo una zia. 

C’era mia nonna, fino a pochi mesi fa, troppo pochi. C’era, e mi manca tanto. Perché non ha mai lasciato che crescessi davvero, mi ha tenuta per mano, e me ne sto accorgendo adesso, teneva per mano una famiglia intera. Era piccola, minuta, nell’ultimo periodo fragile, magra come un grissino, ma fortissima. Non mi rendevo conto di quanto fosse importante averla, sapere che laggiù, a dieci fermate di autobus, lei c’era, e avrei potuto uscire di casa a qualsiasi ora e correre da lei, perché mi avrebbe aperto la porta con le braccia pronte ad abbraccarmi. Era incredibile, e incredibilmente umana. Riusciva a portare avanti tutto, a costruire, a disfare, a salvare, ma una spalla per chi lo domandava, una mano per chi era in difficoltà… non ha mai negato niente a nessuno. Mi manca quando ci penso, perché ora è tutto diverso. Non ci sentiamo più per telefono, non c’è più nessuno che sappia farmi sentire così, grande e nello stesso tempo bambina, qualcuno che con uno sguardo mi faccia sentire amata, preziosa, felice. La sua assenza si fa sentire, perché nessuno è più come lei, nessuno riesce a seguire tutto e tutti, nessuno può sostituire quelle sue braccia anche magre, ma agili e vigorose, nessuno è davvero capace di colmare quel vuoto. Era una grande donna, e forse me ne sono accorta troppo tardi. Ma le ho regalato una calamita, quando era in ospedale, e per la prima volta ho capito che avrei potuto perderla. È questo che fanno le donne? Fanno così male quando se ne vanno?

E infine c’è mia madre. E lei è la donna più donna che io conosca. È come me, e forse per questo tante volte esplodiamo, come petardi impazziti, fingiamo di non capirci, quando in realtà ci manca il coraggio di parlarci, di chiedere, e di chiedere scusa. I nostri abbracci durano pochi secondi, ma quando finiscono vorrei prenderle il braccio e non lasciarla mai più. È golosa come me, è un po’ timida come me, è attenta alle amicizie come me, magari giudica, come me, nei momenti sbagliati, e raccoglie la rabbia senza rendersi conto che non si può ingoiare all’infinito. Come me. Eppure a volte mi sembra di essere il suo opposto, sognatrice, ma anche pragmatica, preoccupata del giudizio degli altri, sempre incapace di rispondere un no. È tutto questo che ci rende ciò che siamo, apparentemente uguali, perché ce lo dicono tutti, ma dentro siamo un tornado che non smette di girare. Mia madre è una donna forte, l’ho sempre pensato, con un carattere a volte troppo duro, ma che mi ha cresciuta per diciotto anni, e allora vorrà dire qualcosa. È una donna che ammiro, anche se al suo posto avrei fatto scelte diverse, avrei intrapreso strade diverse, la ammiro perché è un grosso pezzo della mia famiglia, e senza di lei penso che tutto crollerebbe. Ha fiducia in me, più di quanta ne abbia io, è stata la prima a credere ai miei sogni, a darmi la possibilità di poter scegliere se inseguirli o meno, ed anche quando ho preferito un porto più sicuro, lei c’era. C’è con i suoi consigli secchi, c’è con i suoi racconti buffi, c’è con quel suo modo di indagare la vita di una figlia cresciuta che sfugge. Mamma, donna che ha dato tutto per la sua famiglia, per mio padre, per suo padre, per me. Per quella madre che ha perso da poco. Donna che sa amare in silenzio, un po’ come me, che dimostra il suo amore con il passare dei giorni, senza gesti eroici o striscioni appesi ai muri, con un sussurro e non con un microfono, donna che sa prendere in mano le situazioni più difficili, lei sorella maggiore, e che forse meriterebbe più tempo per sè, per essere più felice. Vorrei poterglielo dare io. Perché l’ultima donna di cui vorrei parlare oggi sono io, ma che cosa potrei dire? Che sono un frullato di tutte queste donne importanti, timida, folle, ambiziosa, disponibile, creativa, combattiva ma anche spaventata, sono tutto questo e molto altro ancora. Forse sono tutto ciò che una donna è capace di essere. Tutte noi donne lo siamo. E allora fermiamoci un momento a riflettere, quanti istanti che ci passano davanti, quante donne che compiono gesti nell’ombra senza la pretesa di essere notate, quante donne che aspettano solamente un abbraccio, una parola gentile, una persona che siede al loro fianco, a quante donne basta così poco, un fiore per San Valentino, un bacio prima di andare a dormire, ma il mondo se ne accorge? Davvero? 

Parlo per tutte le donne, avremo cento, mille difetti, ma con il cuore possiamo sorvolare l’oceano.

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8 pensieri su “Le mie donne 

  1. ❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤ecco!…Io non dimenticherò MAI di aver pregato con te nell’Avvento….Mai!!!!Paola

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