Il mio vestito da sposa Tag

So cosa starete pensando, ho diciotto anni e non mi sono ancora sposata, neanche fidanzata, probabilmente guardo il mondo maschile col binocolo dalla cima del Monte Bianco, ma partecipo a questo Tag. Così, perché mi va. E perché amo guardare i vestiti da sposa in vetrina. Un grazie a Tuttolandia per avermi permesso di partecipare senza effettivamente avere nulla da dire, ma in fondo un posticino sul blog non lo si nega mai. 

REGOLE DEL TAG:
▪ Usare la foto del TAG…il mio vestito da sposa.
▪ Citare il blog che ha creato il TAG: http://www.argentoblu.wordpress.com/

▪ Ringraziare chi vi ha taggato.
▪ Nominare altri blog, non metto limiti.
▪ Inserire una foto del vostro vestito da sposa.

Domande:

1) Dove hai visto per la prima volta il tuo abito da sposa?
In una di quelle riviste che i miei genitori tenevano in bagno, sulla lavatrice, per i momenti meno riflessivi. E credetemi, non scherzo se vi dico che l’ottanta per cento di tutta quella carta rigorosamente non riciclabile è una deprimente pubblicità. Di qualsiasi cosa, profumi, creme, con incollati i campioncini che quando si aprono sembra l’eruzione dell’Etna, poi cibo, cioccolato, e chissà come mai del cioccolato il campioncino non lo trovi, e infine degli abiti. Abiti da sposa. Julia Roberts, Angelina Jolie, qualche Miss Universo dimenticata dai comuni mortali diventano manichini, passano sotto i ferri di photoshop, ed ecco la mia bella immagine del vestito da sposa ideale. 


2)
È stato amore a prima vista? Oh, sicuramente. Sicuramente più a prima vista del marito, dal momento che vivo a stretto contatto col mondo maschile senza esserci mai realmente entrata in contatto. Amore a prima vista nel senso che con le amiche ci piazziamo davanti alle vetrine dei negozi di abiti, con la bava alla bocca e il gelato che cola per terra, a contare quanti lustrini, quanti pizzi, quanti ricami un vestito da sposa debba avere. E soprattutto ci ritroviamo a piangere, perché non solo dovremmo sposarci ognuna col proprio cane (io non ho nemmeno quello, mi sposo il pesce rosso), ma non possiamo nemmeno permetterci un vestito da sposa in quattro. Da amore a prima vista a odio a seconda vista. Come cambiano le stagioni!


3) Lo hai sempre sognato così oppure hai ripiegato su uno che ti hanno consigliato?
Beh, per ora lo sogno così. Che non sia invisibile, come in quella fiaba “I vestiti nuovi dell’Imperatore”. Che sia possibilmente della mia taglia, anche se con le taglie ho parecchi conflitti aperti e mai risolti. Che entri e si chiuda, mettiamola così. Poi c’è chi mi consiglia che sia bianco, e in tal caso mi farò portare una torta di panna montata, perché so già che metà di essa finirà sulla gonna. C’è chi mi consiglia quei vestiti di tulle, con tutte le roselline ricamate sopra, i pizzi che svolazzano come piume di un piccione, ed io che semplicemente mi sento una bomboniera. No, per carità. Sogno qualcosa di semplice. Anche una bianca vestaglia con su scritto “Oggi sposi”.


4) Di che colore lo hai scelto?
 Sono rimasta folgorata dal violetto sfumato tendente al verde acqua, che ricorda quegli stagni preistorici che puzzano di rana morta, o quelle piscine abbandonate che in inverno sono trappole mortali per gli avventurieri. Anche se bisogna ammettere che sposarsi in nero avrebbe il suo stile, specialmente se mi sposerò col mio fedele pesce rosso: i pesci hanno vita breve, matrimonio e funerale in appena sei ore minimizza le spese in maniera esponenziale. E poi dicono che alla facoltà di economia sarei sprecata. A parte gli scherzi, scelgo il bianco. Bianco panna. Bianco riso, così se mi si incastra tra i pizzi non sembro stata bersagliata da una cerbottana. Bianco nubi, perché ad ogni occasione importante piove. 


5) Il velo come era? Lungo o corto?
Lungo da inciampare coi trampoli argentati, e ritrovarsi con la caviglia su Plutone, i fiori in bocca e le mutande sulla testa, perché scendere le scale con il velo richiede l’uso di attrezzature da cantiere. I paggi servono a qualcosa? Mai fidarsi! Riempiranno il tuo velo di pedate e petali di rose, tireranno il velo come fosse un tiro alla fune, e inciamperai lo stesso, ammazzando sul colpo i paggi, i fiori, i petali di rose, e qualsiasi forma di essere vivente in traiettoria di rotolamento.


6) Chi ti ha accompagnato per i negozi a scegliere il vestito?
 Può averlo fatto una sola persona, la mia migliore amica, compagna di obbrobri e sperimenti nei camerini. Mi ha accompagnata, e riaccompagnata, e riaccompagnata, all’infinito, a sognare, sedute come senzatetto sui gradini di un palazzo, sognare il grande giorno del matrimonio, e sognare di piantare lo sposo all’altare. Il risultato è stato: una signora per compassione ha infilato cinquanta centesimi nella mia coca cola. 


7) Perché hai scelto quel vestito?
Ma che domande, perché in qualche modo dovrò pur andarci al matrimonio! E dato che son tirchia, e non capisco questa ossessione per i brillantini e le gonne a tendone-del-circo, non mi lascio impressionare, mi fondo nel reparto per le persone giudicate noiose, dove tutto è bianco e sobrio come la sezione tende dell’Ikea. Abito bianco, con un cartellino che mi preservi da un ictus, e che possibilmente non evidenzi delle curve che nel mio corpo NON ci sono. Scelgo questo vestito perché sono esattamente come quel vestito, cerco di nascondermi, cerco di apparire solo per chi mi cerca, e oggigiorno sono veramente pochi: si sposano tutti in rosa, in bordeaux, in verde evidenziatore, mai nessuno che si ispiri alla nonna.


8) I tuoi testimoni erano in tema con il tuo vestito?
I miei testimoni, previa autorizzazione, si possono vestire come il loro karma preferisce. Coi brillantini, coi diamanti, con le stelle filanti di carnevale, per quanto mi riguarda potrebbero essere stati anche la Befana e Babbo Natale in persona, e non sarebbe cambiato proprio niente. 


9) Adesso dopo mesi o anni, sceglieresti lo stesso vestito o lo cambieresti?
Ripassa tra qualche mese o anno, quando forse qualche anima in pena con l’organo riproduttivo deciderà di scoprire il mondo fuori dagli stadi di calcio, e magari ci conosceremo. E magari sarà amore a prima vista, come per l’abito da sposa, già acquistato. Ma per ora l’assicurazione non risponde di alcuna delusione.


10) Che cosa ne hai fatto ora che non lo utilizzi più? Lo hai conservato, lo hai riutilizzato o regalato?
Mi domando perché conservare un vestito quando se ne potrebbe fare un chilometro di straccio per la polvere. Se dovessi invece consegnarlo a qualche futura sposa, mi farei pagare a brillantino: il prezzo è proporzionale alla densità di luccichio sull’abito. Potrebbe anche funzionare. 

Ho risposto, così, per divertirmi un poco, e magari sognare davvero il mio futuro abito da sposa. Sto prendendo in considerazione alcune ipotesi, che vorrei condividere con voi.

Forse dovrei noleggiare anche una carrozza con unicorni, che dite? 

Questo velo non deve assolutamente sfiorare i ceri della chiesa.

Con questo potrebbero scambiarmi per l’animatrice di una festa per bambini

Per essere sobri. Ho deciso di assomigliare a un candelabro.

Se il problema sono le curve, ci si trasforma in una triplice mongolfiera.

Se sono nervosa, mi basterà fare la ruota. E il WWF mi aspetterà appena finito il rinfresco. 

E questo è per chi non resiste e tra l’ostia e il vino ci vuole inserire un bignè. 

L’ultimo fa decisamente al caso mio.

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18 pensieri su “Il mio vestito da sposa Tag

  1. Articolo simpaticissimo, e pure simpaticissime le immagini degli abiti: io, da parte mia, opto per quello a pavone, magari con un sistema per fare la ruota a richiesta spingendo un pulsantino, magari nascosto negli orecchini 😉

  2. Ahahahaha!!! Dico solo: fantastico. Anche il colore scelto per il tuo vestito. Ti mancherebbe solo una bacchetta magica e qualche luce led. ^_^ Comunque… tempo al tempo !! (Disse lui che a 43 anni suonati evita l’altare come la peste bubbonica) Buona serata!!

  3. Post fantastico penny…il mio era alla Audrey Hepburn lunghino aderente e von capelli corti e bouquet a palla..tondo.Ce l’ho ancora ed è meraviglioso.❤❤🌹

  4. Sei stata molto simpatica.
    Quello di mia moglie fu molto semplice, corto e senza svolazzi/ghirigori/veli/ricami.
    Non per questo meno costoso, eh.
    Sobrio come piace a entrambi.

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