Storia di una grigliata 

Non l’ho mai desiderata davvero, forse era solo invidia, rabbia perché nessuno mi aveva mai invitata, né io, né le persone a cui più voglio bene. Non siamo mai stati una classe unita, erano la cerchia degli eletti, e noi non ne abbiamo mai fatto parte. Oggi é stato diverso. Sarà stato merito del professore di religione, che questa grigliata la voleva davvero, più di me, più di noi tutte sempre rimaste ai margini, sarà stato merito del mio coraggio masochista, della mia decisione di provarci, anche se lo sapevo che sarei stata spettatrice, che avrei riso, che avrei solamente finto. Eppure l’ho voluto davvero. Faccio sempre così, accelero in partenza e mi ritrovo a metà strada con i rimorsi che mi stringono lo stomaco. Mi hanno sbattuto in faccia che quella grigliata non era che una delle tante, quelle di cui nemmeno avevo sentito parlare, clandestine durante l’estate, forse più oneste, perché quella cerchia di eletti non si é mai allargata. Eppure ferisce. Anche se non me ne frega niente, ferisce. Perché d’improvviso questa stessa grigliata mi sembra fuori luogo, come quelle tante che l’hanno preceduta, e che ho tante volte demolito a parole con gli amici veri, come se non me ne importasse. Eppure il problema non è la grigliata. Non lo è mai stato. Il problema sono quelle persone che hanno stabilito dei confini, oltre i quali certi individui, io, gli altri, non possiamo circolare. Pieve del Pino, villetta sui colli di Bologna. C’era tutto, un po’ come nei film, solitario e senza genitori, con l’impianto stereo, la batteria e il pianoforte, una confusione perfetta, di quelle che ti fanno sentire a casa anche se non ne fai parte. Ma sono entrata in quella casa con la consapevolezza che non era mia. Non poteva esserlo, perché non sapevo dove fosse il bagno o la veranda, mentre tutti ricordavano quelle grigliate passate che nessuno mi aveva mai raccontato. Ecco, ferisce. Perché per quanto la forza umana possa convincerci che non ci importa, l’essere esclusi brucia. È che mi manca una spiegazione, anzi mi manca forse l’istante, quello schietto e immediato, di sincerità, quel “Non vi voglio invitare” che non c’è mai stato, una scusa, un cenno che mi dimostrasse che sono almeno visibile. Nulla. E in un gelido giorno autunnale mi sono ritrovata catapultata in un mondo paradossale. N. ha cominciato a fumare, e non posso nemmeno riderne con le amiche di sempre, perché loro non si sono fatte trascinare dal fiume, dalla tentazione di buttarsi tra i sassi. Sono io che ho voglia di scoprirlo, anche a costo di farmi male. Voglio vivere i pochi momenti che quella cerchia inviolabile ci concede, viverli davvero, e dimostrare che non mi servono decine di grigliate per essere felice. Sapevo che sarebbe stata una conferma. Mi ostinavo a negare che le persone non possano cambiare, e invece il muro pare soltanto alzarsi, da ogni lato, tranne che da lei. Il regalo più bello di questa grigliata, è stato il sorprendermi per lei, e poterla guardare avvolgersi nelle felpe degli altri, e scaldarsi accanto al fuoco con lei. Nessun altro. Perché in qualche modo, per qualche strana ragione, siamo un poco anticonformiste tutte e due. È stato bello mangiare allo stesso tavolo, e nel silenzio generale mordere le costolette e i panini alla salsiccia, con un sorso di birra e le api a ronzarci attorno, come i miei pensieri vaganti alla sera prima. É stato bello accarezzare Nebbia e guardarla rincorrere il frisbee con occhi sognanti. È stato bello giocare a Dubito senza finire mai una partita, perché qualcuno sbagliava sempre a scartare le carte. È stato bello cantare Venditti e Baglioni quasi fossero tormentoni estivi, e storpiare i testi ridendo come bambini. È stato bello sfamarsi coi cereali al cioccolato, la Nutella e le caramelle sparse per casa. È stato bello riempirsi le orecchie di quella musica improvvisata alla batteria e al pianoforte, che in qualche modo suonava bene, era la nostra. È stata la grigliata che non avevo mai vissuto, ed ora lo so, mi piace, mi piacerebbe, se certe persone fossero diverse. Ma non posso pretendere di cambiare l’animo umano, non posso chiedere sensibilità dove non c’è. Ho trascorso un pomeriggio fuori dal tempo, cercando qualcosa che mi facesse sentire a casa, ma quelle mura gelide e lo sguardo suo sembravano oltrepassare ogni gesto, perfino quel mio ripulire il giardino dai piatti sporchi, io che mai avrei sporcato, e mai avrei rifiutato di aiutare. Così ho mangiato e ho sistemato la casa, a modo mio, senza avere idea di come quella casa sia abituata al casino, all’odore di carne alla brace, al profumo di caffè nella cucina. Tutto era nuovo e tremendamente organizzato. Perfino il cielo grigio ha rinunciato alla pioggia. Come è finita questa grigliata? Con un viaggio di ritorno che non sembrava arrivare mai, con il rispetto partito per una vacanza, con tante conferme che hanno cancellato un sorriso sincero dalla mia faccia, perché forse l’unica persona di cui mi importava durante questa grigliata se n’era già andata, e la mancanza si sentiva. Erano le sette, e il mondo reale ha cominciato a scorrere come se niente fosse mai accaduto. Non mi sembrava sabato. Mi sembrava soltanto un sogno eterno, di quelli impossibili a cui non credi nemmeno durante il sonno. Torni a casa con qualche bel ricordo e la consapevolezza che no, certe persone non cambiano, e soprattutto che no, non si può andare a genio a tutti, ci saranno sempre quegli sguardi freddi a farti abbassare la testa per un attimo, e domandarti che cosa stai facendo lì. Ma ecco, una lezione che ho imparato è che ci sono atmosfere che non fanno per noi. Sarà per questo che non siamo gli eletti, che questa grigliata era tutta un’incognita, che non eravamo altro che che soprammobili da sfamare. Ma c’è chi lo nasconde per vergogna, quell’averci messi da parte per due anni, e chi senza ritegno ce lo sbatte in faccia, con la stessa prepotenza con cui scorrevano quelle liste di invitati in cui il nostro nome non compariva mai. E mi dispiace, ma ora lo so che era invidia e rabbia, ma sono felice così. Non si può avere tutto, non si può essere dappertutto. E gli amici vanno oltre una grigliata di classe. 

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19 pensieri su “Storia di una grigliata 

  1. Riesci sempre a dare emozioni nei tuoi racconti, e mi hai fatto tornare alla mente quando in una occasione io mi sono trovata dalla parte opposta, cioè a quella degli eletti, ricordo quella domenica in allegria, che io non sono riuscita a vivere fino in fondo, perchè mi sentivo in colpa per gli altri, per quelli che non erano stati invitati, ed anch’io lì ero fuori luogo, sono passati un pò di anni, ma di quella esperienza non ho potuto racconatare …perchè gli altri erano gli esclusi ….

    • Mi fa piacere riportare alla mente certi ricordi, data la mia età più giovane mi sento a volte lontana e scopro poi che ci sono situazioni comuni a tutti… gli errori, le scelte sbagliate le fanno tutti, da qualsiasi parte ci si trovi, la cosa importante è capire :))

  2. ma nessuno pensa mai che gli esclusi possono organizzarsi grigliate meravigliose e come ciliegina sulla torta farlo sapere “agli altri” ma senza invitarli?

      • quando avevo piu’ o meno la tua eta’ e spesso mi sentivo emarginata dagli altri (invece era solo la mia introversione e la mua insicurezza a farmelo credere) inventavo occasioni con compagnie inesistenti per rendermi interessante … e funzionava, quando gli altri poi incominciavano ad interessarsi a me, scoprendo che non ero cosi’ male, non ho piu’ avuto la necessita’ di inventare mondanita’ inesistenti. Morale della favola: senza accorgercene siamo noi stessi che con il nostro modo di fare allontaniamo gli altri, il crederci emarginati ci emargina ancora di piu’. ❤

      • È vero anche se credo che inventarsi la propria vita non sia la soluzione migliore. .. se gli altri ai dovessero interessare, si interesserebbero a qualcosa di diverso da ciò che siamo… 🙂

      • non inventare la vita ma un avvenimento per attirare l’attenzione e far si che gli altri si sforzino di conoscerti meglio.

  3. Penny….sono loro che non meritano te..ricordatelo bene!!! Tu sei uno splendore umano ma sai..non tutti hanno occhi che vedono e cuori che sentono.Tu che hai entrambi sentiti ben aldilà di queste bassezze🌻🌺🌷❤

  4. Certe volte la convinzione di appartenere alla cerchia degli esclusi condiziona tutto. Bisogna avere il coraggio di essere noi stessi sempre e comunque perché gli altri si accorgano di quanto siamo interessanti e unici. Dobbiamo volerci bene noi per primi altrimenti non potremo accogliere mai gli altri. Non trovi? Laura

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