Gita scolastica a Barcellona #1

Ci si aspetta che io mi dica contenta, felice, mai stata così entusiasta, e invece. Invece sono triste. Innanzitutto perché Barcellona m’é parsa così caotica, enorme, confusionaria, perché gli autisti fanno a gara per investirti, perché a quanto pare è pieno di ladri, ed io amo la pace, la tranquillità. Eppure una parte di me continua a credere che Barcellona non sia solo caos. Sarà che abbiamo camminato per venti chilometri ogni giorno, senza fermarci quasi mai, sarà che i musicisti salivano sulla metro sempre nel momento sbagliato e cantavano nelle nostre orecchie senza che nessuno ne capisse il testo, sarà che ha anche piovuto. Ma sono triste soprattutto perché questa è stata l’ultima gita. L’ultima del liceo. L’ultima con quei compagni cretini dei cori sul pulman, dei selfie in mezzo al marciapiede, della musica sulla spiaggia alle tre del mattino, le ultime corse per arrivare in tempo a colazione, le ultime notti passate ridere sui letti, tutto era semplicemente l’ultimo. 

Primo giorno – Lunedì 

Ci siamo incontrati in aeroporto alle sei di sera, con le nostre piccole valige, gli occhiali da sole in testa, e sorrisi dovunque. La voglia era tanta, era una gita che abbiamo guadagnato con sangue e sudore, quando nessuno voleva accompagnarci nemmeno sulla strada di fronte a scuola, abbiamo affrontato mesi in attesa di partire. Ed ecco, l’aereo. È stato un viaggio piacevole, semplice, così breve che mi è sembrato quasi di avere dormito, ma vedere quelle facce alzarsi dai sedili e saltare lungo lo stretto corridoio, mi ha fatto capire che c’ero anche io. Ero a Barcellona. Abbiamo preso un treno per raggiungere l’albergo, e ci siamo ritrovati a mezzanotte a correre nel silenzio, con le ruote delle valige a borbottare sulla strada, tra vicoli deserti e marciapiedi stretti, correvamo per prendere le camere migliori, perché noi siamo sempre stati fatti così, con le camere non si può scherzare mai. Ma ne è valsa la pena. Non ero in stanza con Lei, ma sapevo quale fosse la sua. Non ero nella stanza vicino a Lei, ma era nello stesso corridoio. Piccole cose che fanno di una gita una possibilità. Abbiamo cenato in una paninoteca vicina, a mezzanotte inoltrata, allo stesso tavolo con Lei che aveva ordinato, ed io sciocca ho sempre dimenticato di restituirle l’euro che mi aveva prestato. Mi sembrava di essere in gita da giorni, e invece lo ero solamente da poche ore. Ma il tempo si era come fermato, anche nella camera d’albergo, con le valige ancora intonse stese sul letto, come se fossero stanche perfino loro. Non era la mia stanza, e di solito lo noto, ci ragiono per ore, confronto i cuscini, le lenzuola, tutto. Non ricordo se sia successo. Ricordo solo che alle due passate mi sono sdraiata nel mio caldo nido bianco e mi sono addormentata.

Secondo giorno – Martedì 

La sveglia del mio cellulare avrebbe suonato alle sette e mezza del mattino tutti i giorni, ma è talmente facile spegnerla e rimettersi a dormire, che puntualmente eravamo sempre in ritardo. La nostra prima tappa è stata Plaça de Catalunya, uno spazio meravigliosamente ampio, brillante, luminoso, dove le fontane riflettevano i raggi del sole come tante schegge di uno specchio. Abbiamo raggiunto la Cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia, nel cuore del Barri Gotic, ma nel primo selfie di classe io non sono riuscita ad entrare. Avrei voluto, perché Lei c’era. Ma in questa gita scolastica c’è stato tutto e il contrario di tutto, c’era la volontà ma mancava organizzazione, c’era pragmatismo ma si finiva sempre per dover aspettare qualcuno. Attese infinite davanti alla Cattedrale immensa senza entrare mai. Attese eterne davanti alla Boqueria. Attese eterne per comprare un frullato al mango solo perché era bello il colore. Non mancavano certo i nervi per affrontare anche le spine più appuntite, come quella persona che mi ha guardata dicendomi “Su, Gio!”, e facendomi sentire una persona dannatamente noiosa. Ci si rende conto che a volte é necessario fregarsene delle parole della gente, parole che possono anche scrivere una giornata intera quando non se ne vanno dalla testa, e trasportano verso ricordi dolorosi. Casa Batlò era enorme altissima, bella come appariva in foto, siamo rimasti a guardarla con il naso per aria, lei simbolo di Barcellona, eppure c’era qualcosa, qualcosa che le ha impedito di entrare veramente nel cuore. Era fredda, dai colori di ghiaccio. La vista mostrava una moltitudine indistinta di tetti, con un cartellone pubblicitario in primo piano, e un senso di vertigini sotto le guglie dipinte e lavorate. Doveva finire così questa giornata, doveva finire quando mi sono seduta accanto a lei, in quella stretta panchina che da lontano ho subito riconosciuto, doveva finire nella tranquillità di quella nostra vicinanza, con le braccia a contatto e lo sguardo nella stessa direzione, e invece ci hanno detto che potevamo andare via, poi ci hanno fatto ritornare, e poi ancora, un’altra volta, andare via. Abbiamo preso cinque metro. Ma ero con lei, e con le persone a cui volevo più bene, eravamo stanchi eppure sarei rimasta su quella metro per giorni. È stata un po’ la gita delle prime volte, come la mia prima sigaretta, nel buio della sera, in un giardinetto vicino all’albergo. Mi guardavano tutti, aspettavano solo me, ed era imbarazzante, perché ho sempre odiato essere al centro dell’attenzione, ma una sera non può cambiare tutta una vita. Mai. Quella sera c’erano tutte le persone che avrei voluto, era quella giusta, la compagnia giusta, la musica giusta che usciva dalle casse posate sulla panchina, e qualche pazzo che rotolava dalla collinetta come fossero bambini. Sono serate che possono durare anche all’infinito, ed io ci sto bene, perché sono davvero un poco anche mie. È finita sul letto di una camera amica, questa serata, tra chiacchiere assonnate e qualche riso, ed è vero, sì, sarei rimasta sveglia ancora, ma erano già le tre del mattino.

Continua…

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21 pensieri su “Gita scolastica a Barcellona #1

  1. C’è tanto in quello che hai scritto ed anche nel modo naturale che hai di descrivere le cose. Un film. Luci, ombre, pensieri, musica. Riflessioni. Mancanza a priori di emozioni appena vissute. Quella piccola e malinconica paura del passaggio. Però dolce. Più che un film è un racconto scritto con il cuore. Ecco. …continua…

  2. sai descrivere molto bene le tue emozioni e un po’ mi son sentita partecipe di quei momenti descritti…una gioia che hai condiviso coi tuoi compagni d’avventura e anche se c’era la consapevolezza dell’ultima gita scolastica sicuramente ci sono le amicizie più strette che ti resteranno anche a scuola finita e con cui potrai ancora condividere momenti spensierati, anche dopo il periodo scolastico…basta non perdersi di vista e le avventure proseguono,anche se non si condivide il quotidiano 🙂 …attendo il proseguo Ciao !

  3. Mi spiace dirlo, ma le gite di classe sono irripetibili, e visto che sei prossima alla maturità……
    Crescendo però non è che non ti divertirai più, semplicemente ti divertirai in modo dverso. Magari andrai in vacanza con amici/che di scuola e non, in gruppi inferiori numericamente ma più affiatati, e poi potrai andare dove deciderai, senza la necessità di adulti ad accompagnarvi.

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