Metereopatica

Mi hanno detto che son metereopatica. E in qualche modo mi sono accorta che è vero, che l’inverno mi rende pigra, che mi piace sfogliare il calendario e scoprire che sta arrivando la primavera, è come se improvvisamente il tempo avesse un altro significato. Non c’è più quel freddo pungente che mi spinge a chiudermi in casa, e guardare dalla finestra la nebbia immaginandovi dietro le punte dei tetti. Non fa più paura uscire, quando il vento spira violento e sembra quasi prendermi a schiaffi. Non piove, nemmeno quella insistente pioggia invisibile che attraversa le nubi e si posa tra l’erba, silenziosa, lieve. Nel cielo brilla un sole che pare quasi appena nato, bollente sul viso quando mi affaccio alla finestra con la sola maglietta, e mi lascio avvolgere dal suo tepore amico, come fosse un abbraccio. Sono più pigra, se possibile, quando mi accorgo che il tempo sta cambiando, e posso aprire le finestre lasciando entrare un’aria fresca che purifica, e solleva qualche foglio dalla scrivania con fare leggero. Mi lascio trasportare dai secondi che scorrono regolari, noiosi, mentre il sole scende piano piano nell’oceanico orizzonte, alle cinque del pomeriggio, poi le sei, le sette, sempre più forte ogni giorno che passa. Sono metereopatica, e mi incanto a guardare il cielo, ad osservare i suoi colori vivi, ad assaporare quel gusto tenue dei fiori chiusi nei boccioli, ed il profumo dell’erba appena nata, all’arrivo della primavera. E ci credo a fatica, quando scorgo il sole stringermi le palpebre e bruciare, perché ho sempre paura di sbagliare, di essermi illusa che l’inverno fosse morto, e invece sulla carta non é cambiato proprio nulla. Eppure ci sono quei giorni in cui sono metereopatica, e davanti al sole vorrei solo uscire di casa e correre, correre tra i prati dei parchi più deserti, tra le strade affollate di turisti, correre davanti agli obiettivi dei fotografi, ai passeggini fermi sul marciapiede, ai cani legati davanti alle vetrine, vorrei solo correre e respirare un’aria più pulita, come una sensazione talmente reale da apparire tangibile. Vorrei stendermi sul prato e addormentarmi sotto al sole, cancellare quel mio viso pallido che ha il colore dell’intonaco, bianco latte, segnato da qualche rossore. Il sole mi fa quasi rinascere, perché arriva sempre all’improvviso, quando penso di essere ancora nel mezzo dell’oceano, di quell’inverno lungo e labirintico, pieno di freddo, di buio, di noia, di aria chiusa e stantia, ecco, è allora che il sole compare come un neonato inatteso, e irrompe oltre i vetri delle finestre socchiuse. Scalda, bacia ogni angolo, ricopre ogni centimetro, e dona quella piacevole sensazione di primavera, allegra e piena come se il futuro fosse improvvisamente più luminoso. Sono metereopatica, e lo ammetto senza problemi. L’inverno mi parla di noia, di malinconia, e non riesco a vincere la forza centripeta che mi attrae verso il letto, rintanata nella mia stanza quasi fosse un rifugio. Soltanto il sole bussa con delicatezza, e a lui mi concedo di aprire. Si vede che sono metereopatica. Non lo sapevo. In realtà, non me n’ero accorta nemmeno io, di esserlo. Perché ho sempre trascorso le cicliche stagioni adagiandomi sulle atmosfere già costruite, ho sempre adattato i miei pensieri ai colori grigi dell’inverno, e brillanti dell’estate, stereotipi, certo, eppure ci credevo senza rendermene conto. Non ho smesso di crederci, a costo di apparir banale, odio l’inverno e mi sembra ogni anno più lungo. Anche se spunta il sole, mi domando quando mai finisce. Se devo uscire ed è inverno, lavoro per trovare qualche scusa, qualche strana motivazione per rimandare, perché le serate di fitta foschia mi incutono un timore reverenziale. Se devo rimanere in casa quando fuori c’è il sole, inizio a sognare il mondo in quel momento, dovunque, e tutti i parchi della città che si riempiono di bambini e di coppie innamorate, mi prende una voglia folle di uscire, anche senza una meta, uscire per attraversare a piedi la città intera, e respirare i raggi novelli dei primi spruzzi di primavera. Metereopatica, sì. Dipendo dai mesi, dal clima globale, lo so, da fattori più grandi, più enormi di me. Ma non riesco a esultare quando scopro che è inverno, e ancora ci sono settimane da attraversare, nevicate da sopportare, piogge da dimenticare. Mentre il sole, ecco, il sole rivela. Si fa strada tra tutte quelle pagine, saltate durante i mesi freddi, e ne illumina il significato da lontano, mostrando una storia che non è stata vissuta se non da dentro, dalla fessura di un muro di mattoni. Metereopatica, da pathos, coinvolgimento, emozione. Ma sono tanto contraddittoria in quella fase intermedia tra inverno e primavera, caldo e nebbioso, freddo e soleggiato, tiepido e ventoso, mi rifletto nelle previsioni meteorologiche. Ma ne risulta che forse bisognerebbe guardare davvero oltre, oltre questo orizzonte di stagioni stagionate, descritte da un millennio nelle parole degli autori più famosi. Bisognerebbe guardare oltre l’orizzonte, chiudere gli occhi davanti al sole, e lasciarsi trasportare dall’istinto casuale. 

Parole di una metereopatica 

Annunci

10 pensieri su “Metereopatica

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...