Gita al lago di Como – Secondo giorno

Secondo giorno.
I colori del panorama la mattina paiono pastelli un po’ sbiaditi, timidi davanti ai primi raggi solari. Le temperature pungenti rendono quel mio stare in pigiama sul balcone quasi una follia, per poter scattare la foto dell’alba perfetta, magica. Un altro traghetto inghiotte l’automobile tutta intera, e la rilascia sulla sponda di Tremezzo, una lingua di strada popolata dai turisti. Il lago sulla destra, tra i miei piedi ed una verdeggiante collina che pare una nuvola scesa dal cielo, brilla. Il vento invisibile lascia dietro di sè le forze che nel coprirsi se ne vanno, ma è bello anche così, camminare lungo il lago sperando che uno schizzo d’acqua arrivi a rinfrescare le scarpe sporche. È un desiderio di bambina, come la tentazione di scendere le scale e immergermi nell’acqua dolce a pochi passi da me, oltre un parapetto minuscolo e un muretto. La ricchezza di Como e dei suoi dintorni è tutta chiusa dentro il Grand Hotel che forse per irrealizzabile desiderio ora fotografo, o forse perché un poco mi ricorda le mie passioni infantili. E poi Villa Carlotta. Come descrivere… Un’imponente facciata bianco latte cerchiata dalle gradinate e dalla fontana d’acqua limpida, tutt’attorno un giardino, fiori, piante, colori accesi, limoni e mandarini, in un dolce agglomerato di elementi pittorici che, fossero stati su di una tela, non sarebbero stati credibili. Stanze, una moltitudine di stanze e statue bianche, dagli sguardi profondi e una nudità che paradossalmente nasconde pudore, lasciando perfino spazio a quegli scorci del lago che mai dal primo giorno se n’era mai andato. Ma forse il paradiso, quello vero, è il giardino. Sentirsi impotenti davanti alla grandezza della natura viva, nei colori della primavera, libera di creare e dipingere le azalee di rosa, di giallo, di viola, di bianco! Davanti a me un tappeto di carezze floreali perfette come una tela di De Chirico, e colori da ubriacare gli occhi, che oramai non sanno più che cosa guardare. Ho provato emozione davanti al miracolo della nascita quotidiana, davanti al corso della natura che crea e distrugge, ma a volte lascia tutto quanto al miracolo. Ho provato come una sorta di piccolezza davanti all’immensità del ripido versante di collina, ornato dagli squarci di azalee appena nate e dall’azzurro del lago e del cielo sullo sfondo. Tappeti fucsia, muschi, rose, fiori bianchi che paiono bouquet da sposa, sequoie, bambù, mi sentivo immersa in un’isola lontana, forse senza nome, forse l’isola che non c’è. Eppure c’era. Si lascia così la ricca via del passato, e approdo ad Ossuccio, una piccola tasca del lago di Como che emerge dalla sua riva grazie ad un campanile che pare un fiammifero. Ulivi, azzurro, un prato verde macchiato di campeggiatori che prendono il sole, questo è Ossuccio nel suo piccolo e nel suo lato più speciale. Ultimo è Cernobbio, in una giornata di mercato. Il lago si appresta a sfiorare i suoi confini, lasciando un’onda dopo l’altra tra la strada e le piccole barche ormeggiate. Una fontana spruzza un’acqua limpida quasi trasparente in un sottile arco, che il vento lascia volare via indisturbato. In lontananza un’altra villa, una delle tante perle che affollano la riva come conchiglie sulla spiaggia. Nascono come funghi, e vivono quanto le querce. Resto incantata su di una panchina davanti al lago, ad ascoltare il fruscio continuo delle sue onde leggere, lo ascolto e penso che tra poco non sarò più qui, che mi mancherà tanto. Anche quel semplice guardare fuori dal finestrino e trovarci la pace, la risposta ad ogni lacrima, ad ogni goccia di sangue, e forse ad ogni banconota bruciata, in questo lago che nelle sue pieghe nasconde tanta ricchezza, come le briciole della merenda tra le pagine di un libro. Ma il lago di Como è una meraviglia. E lasciandomelo alle spalle non ho potuto fare a meno di pensare che a volte la natura è tanto generosa, e noi così poco responsabili dei doni ricevuti… Ma quelle azalee, quel giardino idilliaco, unisce tutti noi. Tutti noi abbagliati dalle parole che la natura ci sussurra nelle orecchie attraverso i colori. Ho lasciato quindi il lago di Como, attraversando i cunicoli dei paesini come formicai, ed è stato bello anche così. Esplorare anche le piccole pieghe delle segrete trame del lago di Como. Ed essere stranamente felici, veramente felici.

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8 pensieri su “Gita al lago di Como – Secondo giorno

  1. questo è il faro Voltiano da cui la vista sulla città è incredibile …
    ma nulla al confronto con quella delle Alpi (se la giornata è tersa) !!!

    Da Como a Brunate (dove si trova il faro) c’è oltre la strada anche una funicolare a cremagliera

    ciao 😉

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