Giornata della memoria per le vittime del terrorismo

Il giornalista avvoltoio lo afferra per un braccio, cercando i suoi occhi.

Come si chiama?

Ma come, non li legge i giornali?

Ha ragione. Conosco il suo nome. Posso farle alcune domande?

Le sta già facendo a quanto vedo. 

Cosa le è successo?

È cieco forse? Non lo vede il mio corpo ridotto a brandelli, stracciato come un vecchio vestito di stoffa? C’era una bomba, ed ero nel posto sbagliato. Tutto qui. Non ho fatto nemmeno in tempo a provare dolore, ho chiuso gli occhi e mi sono ritrovato in questo cielo di morti senza nome, chi con la faccia bruciata, chi senza una gamba, chi tagliato a metà. 

Chi c’era con lei?

Non lo so, tante persone mi sembra. Eravamo in una piazza, in uno degli angoli, dove la polizia non staziona mai. Ricordo che c’era al mio fianco una donna con il passeggino stretto tra le mani, mi sono sporto per guardare la bambina e mi ha investito una pioggia bollente di schegge, un grido nella testa, violentissimo, e un fischio. Poi silenzio. Non ricordo più chi ho visto, o di chi fosse la mano che ho stretto per l’ultima volta. 

É arrabbiato?

Certo che lo sono. Ma vede, qua non c’è spazio per il rancore. Si impara a perdonare in fretta quando la vita ti è già stata tolta. 

Lo sa chi è stato?

Me lo sono chiesto, pare che qualcuno abbia parlato di attentato terroristico. Va di moda, negli ultimi tempi. Piazzano una bomba da qualche parte e aspettano che faccia bum. È un loro obiettivo, fare paura alle persone, fare in modo che quella piazza venga vista in maniera diversa. La cosa peggiore è che non si prova nemmeno a capirli, a cogliere la radice del problema. Perché lo fanno? Il nodo sta qui. 

E secondo lei perché lo fanno?

Sono un uomo morto in un attentato, come posso saperlo io? Ma rivendicano ogni azione, non sono dei bugiardi, sono tutto, sono degli orribili e mostruosi assassini, ma bugiardi no. Sono le covinzioni che hanno, le regole con cui crescono, le idee che maturano nella loro testa, ah, che idee! Idee feroci e folli che noi non possiamo nemmeno scorgere, perché ci sembrano così irreali da essere fantasie. 

Pensava che sarebbe successo?

Pensavo che sarebbe successo, sì. Non a me. Pensavo che sarei morto anziano, con mia moglie, su una cigolante sedia a rotelle, con mia nipote sulle ginocchia e una flebo nel braccio. Ecco come ho sempre immaginato la mia morte. Non così. Non sono arrabbiato, ma non è giusto. Quella madre, quella accanto a me nella piazza… è lei che ha gridato. Non è giusto.

Che cosa ha pensato il quel momento?

A niente, che cosa vuole che si pensi? Senti un fragore terribile, di quelli che ti scuotono le budella, e un attimo dopo sei steso a terra con metà del tuo corpo polverizzato, non fai nemmeno in tempo a coprirti gli occhi, e passi gli ultimi istanti della tua vita a fissare il sole. Ti ha sempre dato fastidio guardare in faccia il sole, ma paradossalmente è la cosa più piacevole di tutta quella situazione. 

Si è accorto di stare per morire?

In realtà no, è soltanto accaduto. Ma ho cercato le punte dei miei piedi senza trovarle. Ha presente quando si ha la sensazione di aver perso qualcosa per strada?

La sua famiglia l’ha vista?

Santo cielo, spero di no! Non avevo un aspetto nemmeno presentabile. Così avvolto di polvere e sangue, come avrebbe potuto anche solo riconoscermi? Mi dispiace averli abbandonati tutti così, ogni tanto sento di essere io la causa del loro dolore, e non è giusto nemmeno questo, perché io non ho sofferto che un minuto appena. Eppure ringrazio di essere stato da solo, e avrei preferito non incontrare quella madre, fermarla per chiedere l’ora, perché io non porto mai con me un orologio, e sporgermi per salutare la sua bambina. Forse si sarebbe salvata, ed è questo il mio tormento più grande. 

Ha qualcosa da dire agli attentatori?

Vorrei chiedere loro di guardarci, per una volta, con degli occhi da uomo. Vorrei invitarli a recarsi su quella piazza, e magari pulire il pavimento dal sangue, diventare matti perché la macchia non vuole sparire, e respirare quel nauseante odore di morte in quell’angolo di strada. Chiedo solo di riflettere. Non insulti, non bestemmie a chissà quale Dio, vorrei solo che si liberassero dei caschi che indossano e tornassero a guardare con ragion critica la verità. Che hanno ucciso delle persone. E se possibile, fatevi un esame di coscienza e chiedetevi che cosa avreste fatto, se in mezzo ad una piazza vostra moglie fosse morta con la bambina nel passeggino. 

Ha qualcosa da dire allo Stato?

E che dovrei dire? Mi auguro che non succeda di nuovo. Ma sappiamo tutti che non dipende solamente da un Parlamento mezzo vuoto. Deve cambiare qualcosa nel sistema, e non saranno le leggi a fermare questi pazzi dominati da una lucida determinazione. Volevano farci fuori, l’hanno fatto. E se anche ci fosse stato il presidente della repubblica in persona, la bomba sarebbe esplosa lo stesso. Forse posso dire allo Stato di cercare una soluzione. Di alzare la testa e usare bene le parole. Anche le mani, se dovesse servire. Ma mantenere la ragione, quella sempre.

Vuole dire addio a qualcuno?

Oh, a tante persone. Tutte quelle che ho lasciato senza poter tornare a casa. A mia moglie: avrei voluto regalarle l’ultimo mazzo di rose. A mia figlia: non potrò più vederla crescere, o aspettare i suoi sorrisi la sera, tornando a casa dal lavoro. Ai miei genitori anziani, che pensavano di morire prima di me. E tutti quegli amici che leggeranno il mio nome in prima pagina: pensavate che ci sarei finito per ben altri motivi, ma è andata così. Saluto tutti, e spero che questo mio aspetto distrutto non deturpi il ricordo che avete di me, che ho di me stesso. Per lo meno sono morto consapevole di non avere alcuna colpa per questo. Pensate se mi schiantavo in auto…

Allora la ringrazio. È stata una testimonianza importante. Vogliamo rompere questo silenzio omertoso, raccontare i fatti, perché la gente comprenda che con le morti non si scherza. Non sono soltanto numeri, sono persone. Lo sa che giorno è oggi?

Sì, lo so. È la giornata della memoria per le vittime del terrorismo. 
(Fatti e personaggi sono frutto della realistica fantasia)

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13 pensieri su “Giornata della memoria per le vittime del terrorismo

  1. Tu a Bologna sai perfettamente cosa accadde parecchi anni fa alla stazione.
    Noi a Padova abbiamo vissuto gli “anni di piombo”, quelli di Toni Negri.
    Speriamo si tratti di pagine di storia, non replicabili.

    • Anche se non l’ho vissuto, si, lo ricordo dalle parole dei miei genitori… sono momenti che si ricordano per il dolore ma anche per la lezione che dovremmo imparare… 🙂

      • Un ragazzino della mia scuola (non della mia classe) si salvò per miracolo rimanendo deturpato al viso. Si salvò anche il padre, ma perirono mamma e sorella. Un dramma per tutta la scuola.

      • È vero, ricordo che me lo avevi detto… in certi casi mi chiedo davvero che cosa sia meglio… sopravvivere con quel dolore…

    • Grazie di cuore, davvero! Avevo un po’ di timore di sembrare superficiale o troppo ironica… Non li ho conosciuti e ammetto di capirci poco, é un mio limite a cui cerco di porre rimedio :))

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