Scriverei sul banco

Scriverei sul banco un romanzo intero, per raccontare di te, di me, di come siamo nate, come due pollini caduti nello stesso fiore. Io che ho finito le parole, come tu hai finito le lacrime, oggi assieme ridiamo in silenzio, e lo scriverei sul banco, che soltanto con te ho creduto nel sorriso, sempre. Scriverei che sembra non essere cambiato niente, da quando per la prima volta ci siamo parlate, ed io avevo appena preso quel quattro in storia, quello che ancora oggi ricordo scherzando, e sullo sfondo ci sei tu. Scriverei tutto quello che ho avuto l’onore di scoprire, di leggere nei tuoi occhi dolci di bambina, che a diciotto anni ti piacciono i puzzle, che giochi con il tuo micio e non ti importa di essere graffiata, che non sai usare il bianchetto senza spargerlo su tutta la pagina, e lo so che sei grande, così assurdamente complicata, lo so che ci sono tante pagine che non avrò il tempo di leggere, ma quei capitoli così belli, li scriverei sul banco come un dipinto prezioso. Scriverei che adoro parlare con te, e non so come sia possibile, come il tempo mi abbia donato il coraggio che mi mancava, non so che cosa sia cambiato da allora, quando avevo paura del tuo solo sguardo, ti giuro che non lo so. Forse lo scriverei, che non ci ho mai capito niente, perché nonostante tutto ti speravo e ti aspettavo, anche quando non c’eri e pensavo di averti persa, ti cercavo nei posti sbagliati, e ho sempre letto la riga sbagliata della tua storia, ma era come se ti tenessi tra le mani, come un fragile petalo strappato dalla margherita. Oggi, continuo a non capirci niente. E lo scriverei, come tu hai scritto sotto il mio nome disegnato a matita, ed è stato come un simbolo, quel banco era il mio, perché sopra c’eri tu. Racconterei di come è nato tutto per caso, quando forse ci speravo sempre di meno, costretta da me stessa a non illudermi un’altra volta, ecco, è stato allora che un paio d’ali mi ha permesso di sognare in grande, e siamo qui, adesso, così, come un libro senza nome posato sullo scaffale. La tentazione di cercarti, la sensazione di trovarmi nel posto giusto, in questo banco, non saprei come scriverla. Forse parlerei di quei pomeriggi in cui sapevo che mi avresti cercata, e al primo squillo del cellulare capivo che eri tu, è una specie di magia, che un paio d’anni fa non conoscevo, è il miracolo di conoscerti senza mai averti posto domande. E quando mi chiami, quando con lo sguardo cerchi il mio, vorrei solo dirti grazie, e scriverlo sul tuo banco a caratteri cubitali, perché mi sento a casa, come in un caldo abbraccio. E mi sento fortunata, perché nella mia vita tu ci sei, lieve e discreta, come la pioggia leggera che scende a novembre, ci sei anche quando arrivi in ritardo, anche quando mi ripeto che non è giusto pretendere, e allora rimango nell’angolo della sedia. Scriverei sul banco di tutti quei regali che non ti ho fatto, io, vigliacca, spaventata dalla possibilità che il tempo divenisse più grande di me. E invece il tempo sembra non bastarmi mai, perché mi manchi appena scompari e il banco accanto al mio rimane vuoto. Scriverei sul banco una storia, di noi due, di te che mi hai presa per mano senza nemmeno saperlo, e mi ritrovo ogni tanto a pensare a quanti passi abbiamo mosso nella stessa direzione, a quante porte abbiamo aperto assieme, quante volte siamo scivolate insieme. Ho la sensazione che tu mi capisca, ma non lo so. Non voglio nemmeno una risposta, perché è un dubbio bellissimo, sentirti diversa e pensare che forse un poco è anche merito mio. Pensavo che sarebbe finito tutto come un’ombra abbagliata dal sole, e invece vorrei tornare all’inizio della storia, vorrei poter scrivere sul banco ogni mio ricordo con te, anche quelli che lentamente scivolano nella memoria, schiacciati dalla tua immagine di maggiorenne che ancora gioca a Super Mario. Vorrei scrivere sul banco che ti ammiro per come sei, anche se non te l’ho mai detto, e non ho mai saputo dimostrarti che ti ho sempre creduto. In fondo non è vero. Ma è come se avessimo cambiato capitolo, come se i protagonisti del romanzo si fossero tolti una maschera troppo pesante, mi sento libera quando sono con te, quando penso che avrei potuto essere in mille altri luoghi, più nobili, più grandiosi, e invece preferisco essere qui, incastrata sotto un banco che parla di noi. E’ come se su quel banco ci scrivessi ogni giorno, di nascosto, per conservare nella mia memoria a lungo termine le pagine più belle di te. Non c’è poi troppa differenza da quando cinque anni fa mi hai scritto che ero bella nella foto, ed oggi mi scrivi “Sei un tesoro”, mi sciolgo allo stesso modo, sensibile ai complimenti, e chino lo sguardo quando getto un sasso nel tuo lago e aspetto che le onde accarezzino la riva. Non so nemmeno perché. Potrei scrivere tante cose su di te, che sei forte, che ogni volta hai saputo ripartire, che ti ho vista crollare, certo, e poi ti ho vista ridere di nuovo. Potrei scrivere che siamo diversissime, agli antipodi di due mondi opposti, io bianco e tu nero, ma ci sono strade che percorriamo insieme, sogni che vorrei poter realizzare con te, e parole che a nessuno ho detto, pensieri che a nessuno ho espresso, tranne che a te. Potrei scrivere che non voglio perderti, perché hai un dono, a volte impercettibile, la capacità di farmi sentire migliore. E ci sarà un motivo se oggi sono qui, se qui ci siamo tutti, al tuo fianco, forti degli errori commessi nel passato, e ci sarà un motivo se ti fidi di me, ed io mi fido di te, come due persone che si conoscono per la prima volta sul treno, non conosco la mia fermata, ma potrei scendere assieme a te e proseguire a piedi. Lo farei, e lo scriverei con un pennarello nero, su questo banco fin troppo pulito. E’ strano pensare che più ti conosco, meno cose ho da dire. Vorrei riempire cento banchi di scuola soltanto per te, e mi rendo conto che la sola cosa che ricordo è il tuo sorriso, e quelle ore di lezione in cui ho ringraziato per la prima volta il mio coraggio per avermi permesso di esserti accanto così. Potrei scrivere all’infinito, ma in fondo basta poco, basta il tuo nome, su questo banco ingiallito, mi basta dirti grazie, per tutto, e quel tutto, lo sai, è cominciato cinque anni fa, mi basta dirti che ti voglio bene, e se non ti ho fatto un regalo per Natale, o per il tuo diciottesimo compleanno, ti chiedo scusa, ma il mio coraggio è come un fiore primaverile che sotto la neve trema di freddo. Credimi se ti dico che non cambierei niente di questi anni passati assieme, e che verrei volentieri a casa tua per costruire il puzzle da duemila pezzi di cui mi parlavi. Un tempo me lo avresti promesso. Oggi sono contenta così, nella sincerità di due vite completamente diverse, ma per certi versi uguali. Quindi grazie, non te lo scrivo sul banco, perché io sul banco non ci scrivo mai, ma grazie di esserci. Senza di te sarebbe stata tutta un’altra storia.

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5 pensieri su “Scriverei sul banco

  1. Madó Hey… come si fa a dire una parola dopo tutto quello che ho letto d’un solo fiato … io credo di essermi riempita di luci colorate. Di essere piena di affetto e di complicità che non ha misura… credo di aver provato invidia e orgoglio per tutte le parole che ho incontrato qui. 🦋

      • da tutti i pori… il mio rammarico è che fin dall’infanzia non sono riuscita a creare un legame simile… il fatto che possano esistere… mi rende felice comunque. a volte penso che non abbia mai avuto un carattere duro con i miei genitori e non ho capito cosa mi son persa….

      • Posso dirti che certi legami a volte nascono e basta, e cominciano come legami unilaterali, con la determinazione e un po’ di coraggio e fortuna possono diventare importanti, ma io ci ho messo tanto… non ho per niente un carattere duro, anzi… ma le persone che sanno capire questi caratteri ci sono 🙂

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