Balena blu

Ci ho pensato tanto. Che cosa scrivo? Che cosa dovrei dire? Ho davvero qualcosa da dire? Semplicemente ho paura. Non per me, ho paura per il futuro, per il dramma che sembra non avere fine, mi domando che cosa ne sarà di una generazione falciata da un “gioco”, che cosa racconteranno una volta grandi, di quelle battaglie che hanno superato? Non riesco a capire. Ci provo, ma non ci riesco. Giorno uno: incidetevi sulla mano con il rasoio “f57” e inviate una foto al curatore. Comincia così quella strada verso la morte, con un taglio sulla mano, senza motivo, o forse semplicemente con l’innocenza di un’età strana, spesso ingiusta, spesso incomprensibile, che ora non si riesce più a superare. Dovrebbero essere gli anni più belli, più spensierati, e invece cadono come foglie in autunno dai palazzi più alti, come sacchi riempiti d’aria, già morti, già dimenticati. Giorno tre: tagliatevi il braccio con un rasoio lungo le vene, ma non tagli troppo profondi. Solo tre tagli, poi inviate la foto al curatore. Possibile che non se ne accorga nessuno? I genitori? Gli amici? È un male invincibile, questa balena blu, incastrata nelle menti confuse di chi ha appena pochi anni, e davanti ai problemi vorrebbe fuggire. È una società malata. Una società che rischia di soffocarsi da sola. Insegna l’immoralità, la vigliaccheria, il pregiudizio, come un mondo che ruota nel senso sbagliato, ma non so come si possa cambiare il corso delle cose, fermare questa ondata di suicidi tragici e gratuiti, talmente folli e costruiti da sembrare quasi un incubo. Si comincia, e in cinquanta giorni si muore. Giorno cinque: se siete pronti a “diventare una balena” incidetevi “yes” su una gamba. Se non lo siete tagliatevi molte volte. Dovete punirvi. Si confonde tutto, si dimentica di vedere il mondo, la realtà nella sua ragione di fondo, come se fosse tutto aleatorio, tutto di nebbia, tutto un gigantesco errore. Dovete punirvi. E gli amici? E i genitori? Dove sono, quando quei ragazzi si puniscono? Mi domando, senza capire, che cosa ci sia di più sbagliato in questo. Giovani vite spezzate in cinquanta giorni per obbedire ad un “gioco”, le parole non hanno più un peso, é una trappola, mortale, maledetta, che ti afferra e conta le gocce di sangue sul pavimento. È la vita di una balena, fatta di sofferenze che nell’insicurezza sono la sola cosa reale, l’unica certezza. In tanti sono morti senza che nessuno muovesse un dito. Più di cento. Giorno dieci: dovete svegliarvi alle 4.20 del mattino e andare sul tetto di un palazzo altissimo. E poi? Immaginare di volare? Lo chiamano gioco, ma forse ci siamo giocati troppo. Ci siamo giocati la vita. E adesso quei ragazzi non sanno più che cosa sia, non trovano altra ragione per superare i cinquanta giorni, come se non ci fosse niente, nulla di vero, nulla per cui valga la pena restare, si lanciano nel vuoto di un palazzo altissimo e in un istante perdono tutto. Mi viene da piangere, a pensarci. Avevo dei sogni, a quell’età, chiudevo gli occhi e mi dicevo che sì, forse non era la società giusta per me, ma il futuro sarebbe stato migliore, ci credevo davvero, e quel futuro l’ho conquistato con entrambe le mani. Giorno sedici: procuratevi del dolore, fatevi del male. Tutto ruota attorno all’insignificante senso del tempo che questo “gioco” spinge a forza nella testa. È un rito che dura meno di due mesi, e questo basta ad un giovane, solo, per sopportare tutto, forse è per lui quasi piacevole, perché sono dolori fisici in una società che combatte soltanto a parole. Ma da giorni mi chiedo come possa esistere. Come ci riesce? Fa riflettere, perché forse siamo stati ciechi per troppo tempo davanti al male che abbracciava sempre più stretto, ai ragazzi con il cellulare, con la sigaretta, con la droga, poco più che bambini lasciati in balia di una corrente confusa, senza punti di riferimento, in una guerra che ogni giorno lascia dietro di sé qualche vittima. E così si provocano dolore. Come se improvvisamente, in questa pazzia gigantesca, il dolore fosse divenuto sollievo. Giorno ventisei: il curatore vi dirà la data della vostra morte e voi dovrete accettarla. Non può essere una religione, un Dio a cui pregare. No. Come si può accettare che un volto buio scriva il proprio destino? Non é un romanzo, una fiaba che si può cambiare, si può sperare che qualcuno apra gli occhi, ma i giorni passano e il corpo perde sempre più sangue. Possibile? Di chi è la colpa per tutto questo? Che cosa è cambiato? Davvero tutti quei ragazzi volevano morire? Giorno ventotto: non parlate con nessuno per tutto il giorno. Ci si estrania dal mondo, illusi di essere protetti, vittime di un carnefice che non ha volto, incoscienti, non saprebbero forse rispondere ad alcuna domanda su loro stessi. Non si conoscono. Crescono come automi, hanno in mente una sola cosa: vivere. Vivere per obbedire, perché tutti si aspettano qualcosa, e il curatore si aspetta la loro morte. A quell’età i pensieri sono indecifrabili. Corrono come schegge impazzite, distruggono, si autodistruggono, e non ha più senso parlare di ragione o torto, perché siamo arrivati oltre. Non c’è ragione o torto in un dramma così crudo e reale. Ci sono solo tragedie, lacrime di chi si rende conto al cinquantesimo giorno che qualcosa, nel sistema, non funziona. Dal giorno trenta al giorno quarantanove: ogni giorno svegliatevi alle 4. 20 del mattino, guardate i video horror, ascoltate la musica che il curatore vi mandi, fatevi un taglio sul corpo al giorno, parlate a “una balena”.

Giorno cinquanta: saltate da un edificio alto. Prendetevi la vostra vita. 

Non lo fate! Cazzo, non lo fate! Quella vita, ascoltate me, noi, quella vita è il più grande dono che qualcuno potesse farvi, certo non è perfetta, non è nemmeno semplice, potrà sembravi a volte una prigione, e il mondo là fuori pronto a giudicare, a indagare nel profondo quei segreti che cerchiamo tutti di difendere, non capisce. Non capisco nemmeno io, ma forse le sole parole possono venire da voi. Siete il futuro, un po’ come lo sono io. Perché buttarlo via? Avete davanti un tempo immenso, che va ben oltre quei cinquanta giorni d’inferno, e nasconde in sè sorprese, regali, incontri, meraviglie, istanti impagabili che sfuggono, ma se vi ammazzate adesso, non ve li restituisce nessuno. Non siete una balena. Siete fragili. Siete insicuri. Vorrei darvi le risposte che cercate, ma forse a certe risposte ci si arriva dopo anni. Ho ancora tanti vuoti nella testa, ma vi guardo e mi chiedo quale sia la vostra paura più grande, perché la mia, ecco, la mia era la paura di fallire. Ma fallisce chi non combatte. Fallisce chi rinuncia a vivere solamente perché qualcuno ve lo ha gridato nelle orecchie. Ma ascoltate la musica. Non è forse vita? Non provate vergogna nel chiedere aiuto, è umano e normale, ma soltanto quando la Verità uscirà fuori questa balena potrà essere uccisa veramente. Per questo, ragazzi, ragazze, non fatelo. Non saltate, ve ne prego. Quanti sogni da realizzare… Aspettano solamente voi. Quante pagine da riscrivere… Perché ammazzarsi adesso? Così? E morire dimenticati, con la sola domanda dei genitori “Ma dove abbiamo sbagliato?”. È la stessa mia domanda, anche se non sono madre. Ma abbiamo bisogno di voi per cercare una strada migliore. È evidente che questa non va bene. Che finirà in un baratro. Tornate indietro, siete giovani, avete una forza sovrumana che nemmeno immaginate, e ve lo giuro, io, che ne vale la pena. 

Perché il suicidio è diventato un “gioco”? Stiamo davvero morendo tutti così? 

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40 pensieri su “Balena blu

  1. Non ti metto “mi piace” perchè mi sembra assurdo, visto l’argomento trattato. Ok, ciò che mi colpisce è la tua sensibilità. Mi sembra di ricordare che hai poco più di 18 anni e scrivere questo post denota la tua maturità. Io i 18 anni li ho passati da un pezzo (ne ho 28) ma ai miei tempi i giochi erano altri, come le catene via sms da inoltrare altrimenti si rimaneva incinte…. Sciocchezza o meno internet è un’arma potente e da cristiana credo ci sia di mezzo lo zampino del diavolo.

    • Purtroppo credo che a diciotto anni forse vedo anche più da vicino come funziona, non so… certo è che le cose sono andate peggiorando e si vede… fortunatamente ci sono persone che capiscono, ma il problema è che nessuno ha forse il coraggio di intervenire davvero…

  2. Alla base? C’è tanta voglia di non faticare … sembrerò crudele ma ci siamo perso dimenticato annullato l’insegnamento del faticare per avere qualcosa. Abbiamo dato troppo senza far capire che per avere bisognava guadagnarselo a queste giovani generazioni. 😕

      • non hanno luce nei loro occhi… la dice tutta. non me ne sento direttamente responsabile essendo madre di un 27enne… ma mi sento parte di un sistema che non funziona perchè si è ancora troppo in pochi per poterlo almeno spostare quanto basta per far vedere che c’è altro. mah…

  3. Non so se ridere o piangere: ma dove sono gli adulti che dovrebbero spiegare ai minori il mondo? Dove si sono cacciati, invece di esserci a spiegare loro delle bufale del web? Che fine hanno fatto genitori e parenti vari che dovrebbero far capire che non è il web a fare male, ma i problemi che si hanno nell’anima di ragazzi irrisolti. E che spesso non si ha il coraggio di confessare e perciò si finisce per esserne vittime?… I veri mostri sono nelle teste, non nel web: nel web ci stanno soltanto un mucchio di idiozie che finiscono per trasformare in tragedia i problemi che si hanno nella realtà. E’qui che bisogna agire…
    Un saluto ed un fiore….

    • Sono d’accordo, il problema parte dalle persone, non dal web… probabilmente gli errori stanno un po’ da tutte le parti, ma la situazione è da riprendere in mano e in fretta… i genitori dovrebbero guardare meglio i propri figli, i figli dovrebbero considerare meglio i genitori, dovrebbe esserci più fiducia e più apertura…
      Un abbraccio

  4. Ho letto proprio ieri, sul Giornale di Brescia, una lettera al Direttore proprio su questo argomento e ne sono rimasta sgomenta, non ne sapevo nulla. I giornali non ne parlano, nemmeno i media.
    Mia figlia, ora trentaduenne, a volte mi rimproverava perché non le avevo mai comperato videogiochi quando era adolescente, non solo, ha avuto internet solo quando era già in terza superiore, non aveva la televisione in camera, il telefonino, che si poteva usare solo per telefonare, lo ha avuto quando è andata alle superiori.
    Allora avevamo paura solo che finisse nella droga, o che finisse preda di qualche depravato, quindi avevamo un’attenzione speciale ai suoi mutamenti di carattere, alle compagnie che frequentava, ai gesti che faceva, ai suoi comportamenti.
    La mia domanda è: Possibile che i genitori di oggi non si accorgano di ciò che il ragazzino fa? Se mia figlia si fosse tenuta le maniche lunghe anche con il caldo, unico modo per nascondere buchi e tagli sulle braccia, non mi sarei posta qualche domanda?
    Possibile che un genitore non noti una balena incisa nella pelle?
    Perché si dà in mano ai bambini una tecnologia che non serve loro?
    Il cervello di un bambino non ha bisogno di questo per crescere, ma di tempi tranquilli, di cose semplici, di spazi aperti, di giochi utili alla crescita, alla socializzazione, nella quale si impara il rispetto di se stessi e degli altri.
    Fino ad una certa età i ragazzi non vanno lasciati da soli, a gestire da soli le proprie giornate, i bambini non vanno lasciati da soli davanti al computer o alla televisione, perché vedano di tutto e di più, senza discernimento.
    Una volta si criticavano i genitori che davano la mancetta troppo abbondante ai figli, così se li toglievano dai piedi, mandandoli a comperarsi oggetti piuttosto che dedicare loro del tempo. Ma oggi, è ancora peggio. Conosco genitori che si sono accorti che la loro figlia minorenne era incinta solo quando ha partorito nel bagno. Mai avuto un sospetto in nove mesi?
    Ci sono ragazzini in giro alle due di notte a combinare casini vari. Forse hanno tutti i genitori che lavorano nei turni notturni…

    Dulcis in fundo: la tanto decantata Polizia Postale che dovrebbe controllare il web, cosa cavolo sta facendo?

    • PS. A volte sento dei genitori che dicono di avere dei “bravi ragazzi” e che si “fidano” di loro.
      Un accidente: non ci si può fidare di chi non ha ancora raggiunto quella crescita che gli permette di “essere in grado di scegliere in scienza e coscienza”, quella maturità che non è data dall’età ma da una educazione ricevuta in modo attento, che rende l’individuo cosciente e veramente maturo, consapevole di sé e del mondo che lo circonda. Essere genitori, significa proprio questo: essere in grado di “educare” fino a che ce n’è la necessità.

      • Sono d’accordo, ho avuto e ho dei genitori fantastici, che mi hanno insegnato a crescere per gradi, a fare certe cose solo ad una certa età, e mi rendo conto che forse l’importanza di questo lo si capisce dopo… da piccoli o adolescenti si tende a pretendere sempre di più perché il mondo non lo di conosce… 🙂

      • …e si è molto influenzabili proprio perché non si ha ancora maturato l’esperienza data dall’età.
        Ciao, buona giornata.

    • Io ho cominciato a sentire del fenomeno tra i coetanei e poi sul giornale, ma solo ultimamente, quando è giunto in Italia… purtroppo penso tutto ciò che hai scritto, ho le stesse tue domande anche se sono figlia e non madre…
      La polizia postale forse può intervenire in certi casi, ma la mentalità non la puoi cambiare…


  5. spesso i genitori sono assenti, o troppo impegnati a cazzeggiare con il telefonino per farsi i selfie… quantità e qualità sono due aspetti che discuto sempre con i genitori riguardo il loro tempo trascorso con i figli. tutto questo è assurdo, anormale come tante cose dei nostri giorni purtroppo.

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