Critiche

Che vigliaccheria parlare dietro le spalle delle persone. Io non lo farei mai, sono sincera, le cose le dico in faccia.
Forse tutti ci siamo definiti in questo modo almeno una volta, magari in buona fede, magari cercando di esprimere nobili principi. E non metto in dubbio che parlare dietro le spalle degli altri sia il peggior modo di riflettere e di conoscere, e nemmeno nego che la verità vinca sempre sulla menzogna. Ma siamo davvero sicuri che la verità debba sempre essere sbandierata ai quattro venti, o scagliata in faccia con la violenza di uno schiaffo? Siamo sicuri che non possano esserci dei segreti soltanto nostri, sinceri pensieri elaborati nel silenzio, innocui, disarmati, privati? Forse è che siamo così occupati a cercare la morale giusta, il comportamento perfetto, così impegnati a inseguire i grandi ideali, che nemmeno ci accorgiamo di quanto a volte il silenzio sia la migliore soluzione. “Ci sono cose che vanno taciute. Ci sono cose che devi tenere per te. Ci sono cose che proprio non puoi condividere“, diceva Giuseppe Donadei. È così sottile il confine tra giusto e sbagliato, così impercettibile a volte il dolore che le parole possono provocare. Si gioca con i sinonimi che sinonimi non sono, ci si domanda che cosa fare, e nessuno può rispondere, perché forse non esiste nemmeno una vera e propria risposta. “Il problema è che molti di noi preferirebbero essere rovinati dalle lodi che salvati dalle critiche” (Norman Vincent Peale). In fondo è vero. C’è chi è più fragile degli altri, chi dà più peso ai giudizi degli altri, alle parole degli altri, chi è insicuro, instabile nel proprio equilibrio di domande senza risposte. Le lodi fanno piacere, sono come carezze, abbracci gradevoli e caldi che premiano la persona nella sua totalità, per i suoi meriti, e chi lo sa se davvero questi meriti ci sono. Perchè a volte le lodi ci mancano. Sentiamo come il bisogno di qualche certezza, di qualcuno che ci dica che siamo bravi, che stiamo facendo le cose giuste e le stiamo facendo al meglio. E incassiamo le lodi come uno stipendio straordinario. Ma forse una grande dote è la capacità di incassare le critiche. Tanto difficile farle quanto riceverle. Perchè in fondo siamo esseri umani, e per quanto l’essere umano si sforzi, davanti ad una critica rimarrà sempre per un istante disarmato, come se un potente getto d’acqua lo avesse investito in ogni angolo lasciandolo intorpidito. Possiamo dirci forti, menefreghisti, possiamo guardare avanti, fingere che le critiche entrino da un orecchio ed escano dall’altro, possiamo mostrare il petto e i muscoli, ma il cuore è sempre lo stesso. Per tutti. Una critica fa male, perché mette in discussione i nostri pensieri e le nostre scelte. Ma a volte è proprio quell’osservazione un po’ pungente che ci permette di crescere, di voltare lo sguardo verso la meta migliore, di sentirci completi. Sono gli amici che ci suggeriscono con sincerità di guardarci meglio, attraverso lo specchio dei nostri occhi, e in qualche modo dalle critiche sappiamo ripartire, perché ci fidiamo di esse, e troviamo in esse un appiglio solido che in noi non abbiamo trovato. Eppure esiste un limite, una linea di filo spinato oltre il quale le critiche sono come colpi di pistola. Forse è là dove qualcuno rivolge il proprio sguardo a ciò che ci sta più a cuore, o quei dettagli che già stiamo cercando di cambiare da soli. Sono le critiche fini a sè stesse, mosse solamente per sentirsi migliori. “Hai un brutto naso”, “Dovresti dimagrire”, “Quello sport è da maschi, non dovresti praticarlo”. Aspetto fisico, passioni, interessi, emozioni, carattere, cerchiamo sempre di difendere quelle nostre pagine più intime e più private da chi cerca di attaccarci, e forse è vero, qualcuno dovrebbe dimagrire, qualcun altro mangiare di più, ma chi siamo noi per scagliare pietre su di un lago già prosciugato? “Incoraggia gli altri nei loro punti di forza e non sminuirli mai per le loro debolezze. Nel dare forza agli altri anche tu diventerai più forte. Al contrario, mortificando gli altri, mortificherai solo te stesso. Il colore con cui dipingi una ringhiera è lo stesso colore che ti resta sulle mani” (Swami Kriyananda). È vero che a volte le critiche aiutano, è vero che a volte feriscono. E allora forse dovremmo semplicemente riflettere di più su quei pensieri che fuoriescono dalla nostra bocca come lame. Capita di sbagliare, e capita anche di non rendersene conto. A volte siamo così occupati a sparare sentenze convinti che la verità debba emergere ad ogni costo, che non riusciamo nemmeno a scorgere chi in questa verità rischia di affogare. Ma non tutto deve essere detto. E parlare alle spalle delle persone può fare forse ancora più male, ma non proclamiamoci fautori e discepoli della sincerità, perché a volte il silenzio è la scelta migliore. Ed anche senza paragonarci agli altri, vivremo una vita bellissima. C’è chi criticherà le nostre scelte, e allora potremmo riflettere meglio. C’è chi criticherà i nostri interessi, e allora lasciamo che ogni parola ci scivoli addosso. Perchè nessuno può decidere al posto nostro, nessuno può vivere al posto nostro. Al massimo, può aiutarci con il cuore.

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