Mode estive

Il caldo di giugno, e tecnicamente parliamo ancora di primavera inoltrata, imperversa, e con costui si ripresenta il Problema, quello con la P maiuscola. No, non parlo dei servizi ai telegiornali che invitano anziani e bambini a chiudersi in casa. Parlo delle mode estive. Quelle terribili mode che cercano di mescolare comodità e stile in un outfit da arlecchino ubriaco. Tanto per cominciare, i pantaloni larghi. Mi sembra quasi di essere finita nel far West, con questi tubi di carta morbida che si fermano appena sopra la caviglia per mostrare il calzino Nike, e nel mentre ondeggiano, peggio delle tende del mio salotto quando c’è corrente. Dicono però che siano comodi. Non lo metto in dubbio: mia madre ha un pigiama dello stesso modello, comodissimo. Secondo problema: i sandali. E qui possiamo spaziare tra una moltitudine di modelli indefinibili. Ci sono i sandali del mercato, cinque euro e sono tuoi, di cartone, che al primo temporale si sciolgono come zucchero nel caffè, fatti in modo da resistere una stagione, non un giorno, non un’ora di più, sia mai!, e allo scoccare della mezzanotte la suola si incolla all’asfalto come una medusa spiaggiata. E niente, addio sandali. Poi abbiamo le mitiche Birkenstock, altresì dette ciabatte di sughero. Quelle che sul finire della stagione iniziano a macchiare i piedi di marrone, poi di arancione scuro, infine di arancione evidenziatore, che sembra tu abbia messo il piede direttamente nel caminetto. Talmente famose che tutti provano a farne delle imitazioni. Una volta provai a comprarne un paio da Pittarosso, quello della Simona Ventura che canta: dopo una settimana di vesciche esplose come bombe atomiche ho scagliato le suddette scarpe nel primo cestino di Otranto. Ebbene sì, ero in vacanza al mare. Per la moda maschile non posso non citare invece i ciabattoni: avete presente quelle morse infernali che si legano al piede lasciando cicatrici da strappi, quelle marroni, quelle dei venditori ambulanti, che vanno bene per l’estate, perché tanto fanno caldo, ma anche d’inverno, perché tanto fanno freddo. Sono i ciabattoni che mette mio nonno quando deve innaffiare il giardino: si intravedono soltanto le dita, e da qualche foro sparso il colore della pelle del piede, intrappolato in una scarpa da trincea. I turisti seguono invece le proprie mode: le ciabatte di gomma. Quelle da piscina, per intenderci. Quelle che se ci soffi sopra si smontano. Mia madre cadde dalle scale per colpa delle ciabatte di gomma, mai fidarsi. Fa eccezione il mio ormai ex professore di matematica del liceo, lui alternava i ciabattoni blu elettrico ad un paio di scatolette ovali tutte bucate, che ti incantavi a contare i fori e nel mentre le sue ditona tamburellavano come su un pianoforte. Qualcosa di psichedelico, non c’è che dire. Da enumerare tra le mode estive femminili la tutina. La cito perché mio padre e la mia migliore amica si stanno coalizzando per farmene comprare una. Che cos’è? Niente. Non è assolutamente niente. Non è un vestito, perché una tuta da operaio sarebbe più elegante. Non è un top, perché prosegue fino alle ginocchia. Ma non è nemmeno un paio di pantaloncini. È un pezzo di stoffa che ti ingabbia facendoti apparentemente sentire più libero e fresco, ma nel realtà ha ben altri problemi: innanzitutto i pantaloncini sembrano sempre quei costumi da bagno maschili, larghi e stropicciati, che sballonzolano insieme alle cosce lasciando quasi intravedere il sedere. Se invece provano a fare una tutina aderente, mi sento come quei subacquei che scompaiono in una sensualissima muta, con l’agilità di un pinguino. Non male. Non ho comunque intenzione di comprare una tutina, mi sentirei fuori luogo, sotto osservazione, perché diciamocelo, io con i pantaloni larghi sembro una netturbina. L’ultima moda estiva che mi sento di citare, perché me ne sono accorta recentemente guardandomi allo specchio, riguarda gli occhiali da sole. Occhiali che ormai sono denaturati. Non servono più a vedere, a proteggerci dal sole, a guidare col raggio in faccia. Gli occhiali da sole servono da arredamento in testa. Belli da vedere, portati come un cerchietto, in caso di vento impediscono alla chioma di disperdersi come un nido di piccione, mentre in caso di sole proteggono la calotta cranica da bruciature lungo l’attaccatura dei capelli. Poi adesso vanno di moda quei modelli abnormi, magari tondi, che pare la maschera di carnevale di John Lennon. Io sono rimasta a quelli da cinque euro del mercato, funzionali, col marchio Rayban resistente alla pioggia, efficaci per l’uso che non devo farne, e soprattutto perfettamente perdibili in strada o dimenticabili sul bancone di un bar senza rimpianti. Ah le mode estive. Con i saldi ne vedremo delle belle. 

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