Lo specchio 

“Questo specchio ingrassa?”.

Vi assicuro che non ho mai la minima idea di che cosa rispondere. Perché innanzitutto sono paranoie che capisco perfettamente, sono donna, e come tale la mia vita si divide in due fasi: il trucco e lo specchio. Ma vi giuro che non riesco mai a capire se uno specchio ingrassi oppure no. Mi guardo, mi giro, mi volto come una salsiccia sulla griglia, mi esamino da ogni angolazione con tanto di goniometro, ma niente. Mi sembra sempre la stessa immagine. Poi ci sono quegli specchi palesemente bastardi, quelli dei camerini dei negozi di abbigliamento. Uno sgabuzzino grande quanto mezzo ascensore, con una tenda che spesso lascia trasparire l’ombra delle mutande colorate, e un set di specchi in successione su tutte le pareti rimaste, una specie di grande fratello artigianale, e ti senti terribilmente oppressa dalle dieci facce che si muovono appena ti muovi, e sorridono appena sorridi. Poi l’occhio casca in basso, precisamente sul posteriore, e improvvisamente ti senti un elefante obeso con tanto di orecchie a sventola. È inutile, gli specchi dei camerini distorcono la realtà. In peggio. Polpacci che sembrano supposte, sederi che paiono mongolfiere, perfino la pancia sembra essere lievitata come un muffin nel forno. Il problema peggiore sorge però a casa mia. Davanti alla porta d’ingresso ho uno specchio di dimensioni esagerate, scorrevole, luminoso, bello. E puntualmente ogni persona che fa il suo ingresso a casa mia, sorpassa la mia mano tesa e si piazza come un manichino davanti allo specchio. Silenzio tombale. Sento i piedi alzarsi e girarsi e strisciare per inquadrare ogni singolo centimetro quadrato del corpo. L’operazione ha una durata che oscilla tra l’ora e l’ora e mezza. Esausto, l’ospite si risolve quindi a guardarmi, e anziché stringere quella maledetta mano, domanda “Ma questo specchio ingrassa?”. Dannazione, non lo so! E per dirla tutta, ho bisogno di un attimo di tempo per riflettere sulla risposta giusta, attimo che subito viene riempito dal “ALLORA SONO DAVVERO COSÌ OBESA?!”. Uragano Katrina ha fatto il suo ingresso. Sapete qual è il fatto? Che io mi pongo le stesse domande, ma non le rivolgo a nessuno. Si rischiano amicizie, rapporti secolari, si rischia il tribunale, il carcere, l’espulsione dall’Europa. Non avete idea di che cosa voglia dire rispondere “No, questo specchio non ingrassa”. Vuole implicitamente dire “Sei grassa come un suino da macello, che quasi non rientri completamente nello specchio, e sei perfino miope non dichiarata, perché è evidente che quello specchio mostra esattamente come sei”. E qui bisogna fermarsi un momento. Perché tutto questo è peggio di una bomba atomica. Comincia una rappresaglia a suon di sensi di colpa, insulti in coreano, lancio di oggetti non ben identificati, specchi rotti che equivalgono a ben ottantaquattro anni di sfiga, e lacrime, lacrime che basterebbero a lavare l’intero mio armadio. Non c’è rimedio ad una risposta del genere. È imperdonabile, inqualificabile, intollerabile. Resta però il fatto che stabilire l’onestà di uno specchio è un lavoro da psicologi e da periti tecnici, con lo sguardo da chirurgo e la precisione degli architetti. Ma il mio sogno era una laurea in lettere classiche, per cui gli specchi non sono di mia competenza. Il fatto è che ormai conosco la risposta, la conosco a memoria, “Sì, lo specchio ingrassa”, ma so anche perfettamente che questa risposta sarà seguita all’istante da un interrogatorio poliziesco con torcia puntata, “MA SECONDO TE SONO GRASSA? SONO INGRASSATA? SI NOTA MOLTO IL MIO SEDERE? È VERO CHE SONO SPROPORZIONATA?!”. Chiariamoci. Innanzitutto io non passo la mia vita a fissare le chiappe delle persone. Secondo, non ho una bilancia tascabile, posso rispondere alla domanda solo se hai voglia di condividere il tuo peso specifico. E da ultimo, a meno che tu non vada da un chirurgo plastico a farti gonfiare il seno, sei e sarai sempre proporzionata come madre natura ci ha fatte. Vedete, è questo il problema degli specchi. È un enigma, le cui risposte vanno conservate nella memoria. Ma siccome sono talmente masochista che invito a ripetizione persone nel mio soggiorno, e accendo perfino la luce come quei fari abbaglianti dei camerini, ecco, siccome sono masochista e mi diverto a incastrarmi da sola, a perdere un’ora e mezza aspettando che l’ospite sulla porta si tolga la giacca, siccome non imparo mai, forse dovrei iniziare a demolire tutti sti specchi. Sarei perseguitata dalla sfiga anche nell’oltretomba, ma per lo meno potrei mangiare senza dovermi guardare, o improvvisare calcoli del volume corporeo che durante la lezione di fisica a scuola sembrano astratte teorie ingegneristiche. Ad ogni punto di vista il suo vantaggio. Per le amiche, è il mio specchio. Per lo specchio, è ridere della padrona. Io. 

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2 pensieri su “Lo specchio 

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