Apro il mio diario #12

Lo so che bisogna osare, lo so che non ha senso temere un futuro che non si conosce, so anche che un quaderno, una storia, non si possono interrompere prima di un punto e a capo. Ma a volte ci sono le circostanze, e quelle ti costringono contro un gelido muro, con una punta di ferro contro lo stomaco e attorno soltanto oscurità. E si dice che non è giusto rinunciare, che bisogna lasciarsi andare, ma quando ricordi chiaramente che il fuoco brucia, non è semplice metterci la mano.

Apro il mio diario #11

Le sole persone in grado di deluderci sono quelle a cui teniamo, l’oggetto delle nostre aspettative, perché le vorremmo sempre più grandi e più forti, sempre all’altezza, oltre l’impossibile. E ci deludono, silenziosamente, anche con una parola sola, è come se ci dicessero che ci sbagliamo, che abbiamo sempre visto male, guardato la pagina sbagliata. Ma molto spesso gli artefici delle nostre delusioni siamo noi stessi, quando non accettiamo che la realtà non sia sempre come appare, la verità non sia sempre quella raccontata in giro, la persona amica non sia mai incorruttibile. Rimaniamo delusi quando il viaggio cambia rotta, e speravamo in un panorama, che non possiamo più vedere. Rimaniamo delusi perché le persone a cui teniamo sono come fratelli e sorelle, e pensiamo di conoscerle a fondo, o di poterle cambiare, ma non è così. Accettare. Lasciare che la delusione faccia il suo corso. Ma non bisogna mai farsi vincere, perché dietro la delusione c’è una porta da aprire, e dietro quella porta ci sono le mille opportunità per essere felici con quelle stesse persone, e se si perdono le chiavi, il ricordo delle speranze tradite resterà intrappolato nella memoria: è il rancore. E quello ti uccide.

Second’anno – Per Ferragosto altri 3 ricordi

Giochino di Romolo Giacani, appuntamento annuale che non potevo certo perdermi. Scegliere tre post, non uno di più, non uno di meno, che mi rappresentino. E mi ritrovo così a rileggere quei miei primi scritti, anno 2014, con qualche errore grammaticale e qualche congiuntivo tremolante. Ma i post che ho scelto non sono questi. Non lo sono perché non ero ancora del tutto io, un poco spaventata dal mondo che stavo affrontando senza conoscere. Poi ho cominciato a inserire tra le parole me stessa, con la mia verità sola, con le mie idee, con le mie sensazioni, e in qualche modo ci sono post che mi sono rimasti incollati addosso, quasi fossero un tatuaggio color carne.

Ho scelto tre post diversissimi, perché in fondo io sono così, contraddittoria, un po’ folle, un po’ indecisa, tutto e niente in un corpo solo.

Tu, che per te ho soltanto parole, un post a cui ho dedicato un paio d’ore, più del mio solito, un post in cui ho messo tanto, tanto di me e tanto della mia storia, un post che rileggo spesso come se fosse scritto da un’altra. Mi piace immergermi tra quelle righe, perché in fondo c’è tutto. C’è l’essenziale per capire. È un post che parla d’amore. E tutte quelle mie aspettative sono svanite in due commenti e null’altro, io che pensavo fosse uno scritto non bello, ma tra i miei migliori. Fino ad oggi, non lo so. Non l’ho mai capito.

Storia di una casa al mare, perché fa sorridere. Fa parte dei miei primi tentativi di scrivere qualcosa di divertente, riuscito? Non lo so. A tratti mi suona quasi patetico, ma ci sono righe su cui mi soffermo, immagino ciò che ho lasciato su carta, e rido. È una storia vera, elaborata, raffinata, perfezionata, arricchita di particolari. Ma vera. Ed è un post che mia madre probabilmente leggerebbe subito, lo so, e lo divorerebbe come uno dei suoi romanzi preferiti, ma non sa nemmeno della sua esistenza. Ho rubato l’idea, lo ammetto, ad un’altra persona. Il protagonista della mia storia aveva già scritto la propria storia in una email. Ma io ci ho messo impegno, e forse per la prima volta uno stile: il mio.

Nonna, è il post che rileggo più volentieri dei tre, perché non lo dico e non lo ricordo mai, ma mia nonna mi manca. Era un pezzo grande della mia vita, e non me ne sono mai accorta. L’ho capito troppo tardi, come la maggior parte delle volte; io capisco le cose quando ormai le cose corrono lontane. Ho scritto a mia nonna queste parole, tutte quelle che non sono mai riuscita a dirle, perché se n’è andata, e dopo il funerale io sono scappata nel mio mondo. Ho pianto una sola volta, e me ne sono sempre vergognata, perché avrei dovuto singhiozzare e coprirmi il volto, ma chiusa la bara sono tornata a casa, e sono andata a scuola guida. Sarò fatta male. E questo post è per lei, dal primo istante in cui ho iniziato a scriverlo.

E chi mi conosce sa, sa oltre questi tre testi, sa come sono, sa cosa scrivo, chi più e chi meno. Sono anche tanto altro. Perché non riesco a seguire una strada sola, un singolo binario, ma spedisco i miei vagoni per guardare i panorami del mondo, senza poi saper decidere quale sia il più bello da fotografare. Folle, indecisa, contraddittoria, pazza, Ehipenny.

Buon Ferragosto!