Litigio

Chi non sa perdonare spezza il ponte sul quale egli stesso dovrà passare. Perdonare è liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu

(Sacre Scritture)

In realtà non avevo mai litigato con nessuno prima di oggi. Non mi era mai uscito di bocca tutto questo, senza quasi alcun filtro, pensieri rigurgitati dalla rabbia del momento, ma che portavo dentro da tempo. È che non ce la faccio. Io raccolgo, raccolgo, apparentemente all’infinito, e poi esplodo. Lo so che faccio male, che uso parole che non sono mie, nemmeno materialmente, so che potrei aver rovinato tutto con un singolo messaggio, forse due, ma non riesco a sentirmi in colpa del tutto. Perché ho ascoltato ogni cosa, ogni battuta pungente, ogni critica affilata, sempre con il sorriso pronto, sempre con lo spirito di dire “Non importa, ti perdono”, ho sempre ragionato a fondo su ogni cosa, perfino sul suo regalo, quello shampoo per capelli danneggiati da tre euro e quarantanove. Forse ho sbagliato sin dall’inizio. Ma io non sopporto litigare. Mi scorrono davanti quelle foto, di quando eravamo veramente felici, con la forza di ridere sempre dopo ogni ferita. Che cosa è successo? Perché proprio oggi? Non sono capace di mandare a quel paese nessuno, figuriamoci lei, lei che c’è sempre stata nonostante tutto, forse un po’ troppo sincera, un poco impulsiva, semplicemente diversa. Possiamo condannare qualcuno per questo?  Il fatto che mi abbia costretta a lavare i piatti dopo avermi invitata a pranzo? O che m’abbia implicitamente fatto capire che i miei capelli sono brutti? Io non riesco ad essere così. E vorrei c’è non ci fosse la possibilità di parlarsi dietro le spalle, vorrei che non si finisse a rinnegare un’amicizia già incrinata, per orgoglio, per onestà, per l’assurda incapacità di capirsi. Probabilmente abbiamo sbagliato tutti, e dovremmo tutti fare un passo indietro, chinare la testa e chiedere scusa. Per un sacco di cose. Per le parole, per il tono, per aver mandato all’aria ogni cosa quando sarebbe bastato fermarsi, la prima volta, e parlare. E invece si finisce per perdere tutti quanti. È che forse a volte è impossibile riuscire a comunicare, quando si è troppo lontani, su due pianeti distinti e irraggiungibili, a volte la fine sembra quasi già scritta, ed è di persone che si guardano, e non si riconoscono più. Ma sono io? Sono io che ho scritto queste cose? Io che non riesco mai a dire “Ma” ad una persona, io che nemmeno so in che posizione stare in tutta questa storia, non so se mi sento in colpa o solo strana. Non ho mai litigato con nessuno, ed ora penso a tutte quelle occasioni mancate in cui ho preferito mostrare la schiena e non la faccia: non me la sono sentita. Perché in fondo non è giusto, forse avrò rovinato tutto, oppure forse è servito a qualcosa, sembra quasi che le esplosioni vengano ricordate di più degli schiaffi dietro l’angolo. Ho sbagliato, ed ho ragione. Non riesco a ngarmi questo briciolo di percorso retto. Mi è stato detto di tutto, da persone di cui non m’importava niente, che mi hanno voltato le spalle, che se mi vedono per strada mi passano davanti come sconosciuti, e non ho mai alzato un braccio per dire che non era giusto, che forse non lo meritavo. Non me ne fregava niente. Ma è inutile, a lei un poco ci tengo. Davvero. Nonostante i suoi errori, nonostante le risposte amare, nonostante i regali bollenti, io ci tengo. Per tutto quello che abbiamo vissuto insieme, per tutti quei ricordi che inevitabilmente piombano sul tavolo quando si tratta di fare i conti. E più mi arrabbio, più m’invade una voglia di pensarla in modo diverso, dimenticare per un attimo tutto il male e rivivere la nostra vacanza a Riccione, quella della scorsa estate, che per me è stata così speciale. Dov’è finita quella mia capacità di ridere di tutto? Perché oggi me la sono presa così? Forse è l’età. Forse è che sono troppo sensibile a certe cose. Ma ci tengo e vorrei che non fossimo arrivate a questo punto, a ripagare i nostri errori con altri errori, a starci male, perché a nessuno piace litigare, ad usare il tono di un altro perché dietro un cellulare è sempre tutto più facile, ma di persona abbasso la testa. Abbiamo litigato, e di tre persone sono la sola che ha chiesto scusa. Non potevo aspettare ancora. Il mio passo indietro l’ho fatto, perché si sbaglia anche quando si ha ragione, e si ha la pretesa di scavalcare tutti, con la prepotenza di certe parole, non ho problemi ad ammettere che ho nascosto perfino i miei sensi di colpa, perché sono testarda ed orgogliosa, esattamente come mio padre. Ma ho spezzato io quel muro gelido di silenzio, ed è stato come tornare a conoscersi un’altra volta. Forse ci sono state tante bugie e tante mezze verità in tutta questa storia, e probabilmente non sapremo mai che cosa sia accaduto, quale gesto, quale frase abbia scatenato un litigio incontrollato, ma é bello quando scopri che le cose si stanno aggiustando, e la tua parte l’hai fatta. Ho chiesto scusa per come mi sono posta, e l’ho fatto con sincerità. Perché ci tengo alla sua amicizia anche se siamo diametralmente diverse. Sarà che sono affezionata a lei, è stata un’amica importante, e forse una delle poche che davvero posso dire di conoscere. Sarà per questo che certi litigi fanno più male di altri. Perché si è tutti più seri, più tristi, anche quando tutti sono pronti a darti ragione. Ecco, non avevo mai litigato così. E spero che non sia più necessario perdere la pazienza, spero in fondo che serva a tutti per riflettere, e capire che cosa non ha funzionato in un lungo arco temporale di rapporto. I litigi non servono per dirsi addio. I litigi, quelli tra amici, servono per imparare a capirsi ed ascoltarsi meglio. 

Leggo oggi sul calendario filosofico 2017: “Bisognerebbe mettersi più spesso nei panni degli altri e chiedersi Se io fossi al suo posto?. Ci renderebbe tutti persone migliori”. (Roberto Rigoni)

E questo l’ho imparato da oggi.

Festa della liberazione 

Liberi, liberi di vivere liberi, liberi di essere liberi

E da allora, quanta libertà! 

Si rischia ogni giorno per averla, per difenderla, per non rinunciarvi mai

Come hanno combattuto a sangue i Partigiani e gli Alleati 

Era la Vittoria

Quella che da allora ha costruito la Democrazia

Quanta strada percorsa! 

Ma non si dimentica il sacrificio fatto per questo, per lo Stato, per il Popolo Italiano, per vederlo finalmente Libero

Si è lottato a gran voce con i canti e con le armi

Ma ha vinto la Giustizia, ha vinto la Pace, ha vinto l’Unità

Pareva la fine del mondo, ma i grandi Mostri sono stati sconfitti, forse anche da loro stessi, perché i nostri Valori erano più forti

Resistenza: abbiamo saputo resistere

E da allora, quanto abbiamo corso!

Anni ed anni, nuove generazioni

Che studiano la Grande Guerra senza mai averla vissuta, e allora è soltanto un sapere a metà

Liberi, siamo liberi, lo dice la Costituzione

Liberi di imparare, liberi di conoscere, liberi di scegliere, liberi di parlare

È stata una Conquista degli Italiani la Libertà, nuova, concepita, in passato distrutta, calpestata 

Come un soffio d’aria pulita che cancella la polvere dagli occhi

Libertà di guardare, di capire, di vedere la realtà, la verità

Resistenza: all’oblio, al male, ai Leoni delle menzogne

E da allora, quante fiere sono cadute!

Forse serve ancora tempo, ancora insegnanti, ancora esperienza perché l’Uomo conosca davvero

Ma non finisce in un giorno di ricorrenza quella battaglia dei Partigiani, perché ancora vive, ancora respira, ancora batte

Tante sono le pagine da migliorare: e da allora, quante ne sono cambiate!

Chissà se saremo mai veramente Liberi

E in fondo, libertà di cosa?

Sognare, Crescere, Costruire, Viaggiare, Percorrere le proprie strade

Vivere sè stessi

Come si legge un romanzo

Non fu concesso forse ai miei nonni, a chi ha visto il mondo cambiare sotto il possente braccio del Regime

Non fu concesso a chi ha trovato il coraggio di dire di no: non esisteva allora la possibilità di decidere

Ma qualcuno ha voluto questa Libertà: e da allora, quanti sono morti per Lei! 

Li ricordiamo come nostri Padri, perché tra noi Italiani ancora viva quella Forza nel cuore, quella Voglia nell’animo, quel Coraggio nel corpo.

Qui vivono per sempre / gli occhi che furono chiusi alla luce / perché tutti li avessero aperti / per sempre alla luce” (Giuseppe Ungaretti)

Compagne speciali

E poi incontri quell’unica persona che ti dà tutto il coraggio che sul momento ti manca, che ti fa pensare “allora non sono da sola”, per lo meno non su questa barca, su questo fiume torbido di ignoranza. Trovi la persona che forse non sarà perfetta, ma la senti vicina, anche senza conoscerla. È come se facesse parte di un mondo lontano da tutti, un mondo di cui fai parte anche tu, senza saperlo. E ti ci porta lei lungo i confini di questo mondo claustrale, ti ci trascina con la forza travolgente e la sua mano tesa verso di te. Trovi quella persona che ti cattura, senza dirti niente, anzi sì, parlandoti, come nessuno aveva mai fatto prima.
Non affannarti a cercare di farti comprendere da chiunque: solo chi ha un’anima uguale alla tua ti comprenderà“, diceva Yuri Mazukevich.
Forse è quella l’anima di cui parla. Quell’anima che arriva all’improvviso dentro ad un corpo sproporzionato, nascosta in un pittoresco personaggio che pare uscito dai fumetti, eppure ti fa sorridere, sì, ma ti fa anche stare bene. Perchè con questa persona parli, parli senza freno, parli come se fosse l’unica persona sulla terra disposta ad ascoltarti, e in un certo senso vedi in lei te stessa, con la stessa capacità di capirti, e di darti il consiglio giusto. La pensate nello stesso modo, voi due. Non sempre, non sarebbe possibile. Ma è come se il mondo avesse deciso di consegnarvi lo stesso manuale di istruzioni, le stesse esperienze e la stessa ragione critica per interpretarle. E poi condividete interessi, e se non li condividete ve ne interessate reciprocamente, senza quei pregiudizi che là fuori imperversano e spezzano i legami umani come foglie secche. Trovi all’improvviso la persona giusta di cui tutti parlano, quella da cui speri di non separarti mai. E sei convinta di essere disposta a lottare per lei, per vederla, per passarci qualche ora assieme, per scambiare con lei qualche parola. Sei disposta a dare molto se non tutto per non perderla. Perchè quelle persone non tornano indietro. Le riconosci subito, le afferri per caso, come per un regalo del destino che ha voluto sorprenderci, le afferri e le tieni strette, come qualcosa di prezioso. E cominci così a conoscere quella persona di pregio, ricca come può essere ricco uno scrigno, cominci a costruire con lei qualcosa, una conversazione, che appare ai tuoi occhi come un lungo filo rosso tra le vostre anime uguali. Ci parli, e hai la strana sensazione di stare parlando con te stessa. Come se tu e quella persona vi conosceste da sempre. Eppure siete lì, con i vostri problemi e una gran voglia di uscirne, con la forza nelle vostre tasche e il bisogno di un abbraccio. Siete uguali anche in questo, un grande cuore e la semplicità della cortesia. Forse siete cresciute nella stessa fiaba, con la stessa figurazione del mondo, la stessa voglia di scoprirlo, lo stesso equilibrio tra sogno e realismo che vi fa condividere ogni centimetro cubo d’aria. Le incontri poche nella vita, persone del genere. Le incontri quando meno te lo aspetti, nel mezzo di una giornata come le altre, all’improvviso, quasi fossero scese dal cielo. E vorresti non separartene mai.
Perchè le persone interessanti sono così poche? Con tanti milioni, perchè sono così poche?
(Charles Bukowski)
Perchè non importa quante sono queste persone, perchè sanno farti sentire viva e piena con la sola loro presenza. E allora quella persona, anche sola, sarà la nostra migliore compagna di viaggio.

Giornata della terra 

“​​Siamo tutti farfalle. La Terra è la nostra crisalide
(LeeAnn Taylor) 

La terra è: una casa familiare, serena, mite, che apre le finestre davanti all’alba.

Una musica sonora, dolce e incalzante, che parla di tutto quello che non possiamo vedere.

Un dipinto imperfetto, incompleto, una foto sfumata, ispida, bollente.

Un abbraccio caldo, materno, una madre.

Un guscio, una tana, in cui proteggersi dai destini universali.

Una culla in cui addormentarsi, dolce, profumata.

Una fresca capanna in cui raccontarsi storie, vere, autentiche.

Un portico sotto cui rifugiarsi dalla pioggia battente, violenta. 

Una strada infinita da percorrere senza raggiungere mai il suo confine.

Un sorriso che ci fa brillare gli occhi, con un solo sguardo fulgido, rapido, appannato.

Un brillante diamante prezioso, inimitabile, che al sole luccica dei raggi di sole.

Un orizzonte sconfinato, entro cui perdersi ad occhi chiusi, sognando.

Sì, la terra è una crisalide, da cui si nasce, come un fiore a primavera.

Non dimenticate che la terra si diletta a sentire i vostri piedi nudi e i venti desiderano intensamente giocare con i vostri capelli
(Kahlil Gibran)

Siamo i suoi cuccioli, i suoi figli, le sue creature da coccolare, da seguire, da crescere, da accudire. Siamo le appendici del suo essere, uguali e diverse, affezionati e amati, innamorati e affetti. Siamo unici pezzi di un’anima immensa, totale, onnipresente, in pace nonostante la guerra, luminosa nonostante il sole sia lontano. Siamo oggetti di un incastro in equilibrio, armonia, sogno. Siamo come stelle in un cielo scuro, brillanti ciascuno a modo proprio, nel suo angolo di paradiso messo in mostra, trasportati dalle sensazioni, dalle carezze della Natura. Siamo vivi e vissuti, soggetti alle correnti del momento, agili tra la schiuma delle onde che si riversano sulla riva e tornano indietro. Siamo puntini dipinti dai riflessi delle luci, burattini mossi dalla passione, dagli istinti e dalle razionali decisioni, fiumi che costruiscono, logorano, dormono, cantano. Siamo musiche da scrivere, poesie da recitare, portate dal vento da una vetta alla pianura, mescolate al suono dell’oceano, del deserto durante la tempesta, della neve che tutto rende silenzio.

Mi chiedo se c’è un modo per descrivere adeguatamente la follia che ci fa sprecare i grandi doni sia della Terra che del Cielo
(James Lee Burke)

È un non sapere, non voler conoscere, mancanza di rispetto, mancanza di ragionevolezza, mancanza di umanità. Vuole dire fare a pezzi la propria origine, quel frammento di cittadinanza che tutti ci portiamo dietro anche crescendo, distruggere un castello bellissimo, in cui prima ci si sentiva protetti, e adesso… Adesso manca qualcosa. Forse non guardiamo più, non osserviamo più, non ci preoccupiamo più di ciò che abbiamo, che avevamo ed ora abbiamo perso, ciò che potremmo perdere. È una follia disumana, che ci fa sprofondare nell’aridità, nella povertà, nella tristezza malinconica di chi non possiede più meraviglie. È una follia che declassa la terra ad un semplice contenitore, fragile come il vetro, vuoto come un bicchiere, e noi, suoi abitanti irrispettosi, criminali in carcere, a morderci le mani per non aver saputo apprezzare le cascate, i ghiacciai, i panorami montani. 

Solo quando l’ultimo albero sarà abbattuto e l’ultimo fiume avvelenato e l’ultimo pesce pescato ci renderemo conto che non possiamo mangiare il denaro
(Proverbio indiano)

Non é giunto quel momento ancora, viviamo in un limbo di ignoranza, di domande a cui non sappiamo rispondere, e allora riportiamo le frasi degli altri, a sproposito, come chi versa sale ad occhi chiusi dalla saliera. Siamo ancora convinti che sia tutto infinito, che dietro ogni foresta ve ne sia una nuova, dietro ogni mare ve ne sia un altro più traboccante, siamo convinti che gli orsi polari, le zebre, i gorilla, gli elefanti, i rinoceronti, le tigri, siano eterni solamente perché da sempre esistono, eppure muoiono, e nessuno è in grado di sostituirli. Non si comprano le vite. Non si possono costruire in un’industria, non si possono acquistare in banca, non si possono sostituire con dei banali effetti speciali. Le assenze si contano, e forse si conteranno sempre di più su questa Terra malata, che per combattere non ha abbastanza forza. Dovremmo svegliarci, cambiare rotta, cambiare pensiero dominante, proprio adesso che un presidente americano parla del problema ambientale come di una bugia, di “invenzione dei cinesi”. La Terra non merita tutto questo, paradossalmente non merita nemmeno l’uomo. Ci ha dato tutto ciò che aveva, ci ha dato la possibilità di rispettarla e amarla così come lei ha rispettato e amato noi. Ci ha permesso di costruire la nostra parte, di cambiarla a nostro piacimento, di farne la nostra casa, a nostra immagine e somiglianza. Ma siamo dispersi nei nostri stessi errori, colpevoli di non aver avuto giudizio, di non aver compreso il potere che avevamo in mano, e sbagliamo ogni giorno quando ignoriamo le conseguenze di ogni nostro gesto, sbagliamo e andiamo avanti, senza vedere le lacrime della Terra che si ribella. Tornado, uragani, incendi, terremoti, non sono forse le parole più forti? Ma non sappiamo più leggere. É un significato che non si compra, é una Terra che si può ancora aggiustare, ma i soldi sono solamente pezzi di carta davanti all’immensità dei prati, delle montagne, degli oceani, del cielo. É che siamo ormai arrivati ovunque, ma la sofferenza di ciò che calpestiamo è un sibilo in confronto al rombo degli aerei, delle auto da corsa, dei treni, delle navi. Non sappiamo più ascoltare. Siamo sordi, ciechi, insensibili alla Terra che grida. 

Ma ci è stata data ancora un’occasione. Non lo so per quanto tempo. Non lasciamola passare, scorrere come un treno su rotaie senza fermate. È qui per essere colta. Per renderci migliori. Per rendere la Terra un posto più felice. 

Lunedì dell’Angelo

Il Vangelo racconta che le due Marie e Salomè (non c’è due senza tre) si diressero al sepolcro di Gesù, una roba semplice, primitiva oserei dire, una grotta con un masso davanti, e chissà che puzza doveva esserci all’interno. Il compito delle tre donne era quello di imbalsamare il corpo: perchè logicamente prima lo si seppellisce, poi si riapre appositamente la tomba, è chiaro. Fortunatamente per le donne, dalle braccine esili e prive di ogni parvenza di muscoli, qualcuno aveva già aperto la tomba. AIUTO! CHI É STATO?! Apparve quindi loro un angelo (forse erano un poco brille, o semplicemente sotto antidepressivi per la morte del loro caro). L’angelo disse loro che Gesù era risorto come aveva previsto, che non avrebbero trovato il corpo, che la notizia andava annunciata agli Apostoli, suoi migliori amici. Certo, perché forse a quel tempo era una cosa credibile, correre per le strade a gridare “È risorto! É risorto!”, e alla domanda “Come lo sai?”, rispondere “Me lo ha detto un angelo”. 

Ecco, abbiamo perso fantasia, fiducia, fede potremmo dire. Il lunedì dell’Angelo è dedicato a questo: a chi ci ha creduto subito, alle tre donne che hanno ritrovato la pace nelle parole della figura celeste, agli Apostoli che si sono fidati di un racconto paradossale. Certo, tranne quel bel fusto di Tommaso detto Dìdimo, che per fare il grosso ha voluto “infilare il dito nella piaga” del costato di Cristo. Ma sono dettagli di cui non mi voglio occupare. Oggi è una giornata dedicata al miracolo, alla fede nel miracolo, alla gioia davanti al miracolo. È stato facile per loro reprimere ogni paura, lasciarsi travolgere dalla meraviglia celeste, anche se fosse tutto solamente una leggenda, la religione ha un senso: e lo possono cogliere tutti. Non è così difficile abbandonarsi ad un regalo della fantasia, una piccola spinta, una goccia di un viaggio in quei luoghi che i disillusi non possono conoscere. Avete mai visto un angelo? Lo avete mai sognato? E da bambini, quando si andava a catechismo, e vi spiegavano come il Paradiso fosse pieno d’ali bianche? Ho imparato a riconoscerli, gli angeli, nella pragmaticità fredda della vita, ho imparato a vedere quelle ali  bianche sulle spalle delle persone care, quelle che ci sono sempre, a prescindere da tutto e da qualsiasi distanza, come se potessero attraversare l’oceano per venirci a salvare. Sciocco è che ci non ci crede, chi non ha il coraggio di stupirsi, di apprezzare, sì, anche di ingigantire ogni bene, perché sembra quasi divenire ogni giorno più raro. Voi tutti come Tommaso, sostenitori del “vedere per credere”, forse un angelo non lo vedrete mai. Perché le ali bianche non si possono toccare, non sono un’appendice di un corpo fatto di carne, ma quella forma dell’anima pura, che chiudendo gli occhi si sostituisce al buio, e ci fa navigare nell’amore. Le ali sono soltanto un’idea, una costruzione mentale, un fantasma soggettivo. Possiamo guardare oltre i confini mentali, possiamo fidarci, come quelle tre donne davanti al sepolcro vuoto, possiamo gridare al miracolo, alla Resurrezione, possiamo renderci conto che cambiare è possibile, rovesciare anche i massi più insormontabili, si può fare. Non perché siamo Dio, non perché siamo frammenti di Dio. È in nome del futuro che diamo ascolto agli angeli, domandiamo loro quelle risposte che non riusciamo ad afferrare, e chiediamo una mano, perché da soli ci sentiamo dispersi tra un mare di scelte e responsabilità, gli angeli sono qui per questo, nascosti dietro due occhi buoni, e ognuno ne conosce un nome almeno, anche se lo chiama amico, o padre, o fratello. Che cosa sarebbe successo senza quell’angelo? Che cosa avrebbero pensato le due Marie e Salomè? Forse avrebbero chiamato la polizia, i telegiornali, Chi l’ha visto. Magari ci avrebbero fatto una puntata di CSI. Nessuno avrebbe ritrovato quel corpo, Salomè sarebbe svenuta, le due Marie probabilmente sarebbero cadute in depressione, nell’alcolismo, o in qialche vizio putrido del tempo. Gli apostoli avrebbero cambiato paese, si sarebbero persi di vista, solamente amici su Facebook per indagare sulla vita degli altri di nascosto. E Tommaso, Tommaso avrebbe avuto ragione, “non vedo e quindi non credo”, la realtà sarebbe apparsa chiara in un singolo istante: qualcuno ha rubato il corpo di Gesù. E invece il Vangelo parla di un angelo, un solo personaggio per cambiare radicalmente il corso della storia. Un angelo che rappresenta la verità assoluta, quella più incredibile, apparentemente pazzesca, la verità che non richiede prove, indizi, indagini scientifiche, pistole o autopsie, una verità che pretende solamente di essere creduta. Fede. Come quella fiducia che riversiamo nelle persone più amate, in quelle persone che hanno saputo darci tutto e forse di più, quelle con cui abbiamo condiviso i momenti più importanti della nostra vita, e probabilmente è per questo che sappiamo quanto grandi possano essere le loro ali. Non è forse giusto anche volare?

La meraviglia si trova ad ogni istante. Cerca di sentire, di percepire, invece di pensare. Il senso profondo della vita si trova al di là del pensiero

(Enrique Barrios)

Il ritratto di Dorian Gray – Parte seconda

Gli aforismi del romanzo

“Quando una persona mi piace moltissimo, non dico mai a nessuno il suo nome. E’ come cederne una parte. Sono giunto ad amare la segretezza. Pare essere l’unica cosa che può renderci piena di meraviglia e di mistero la vita moderna. Basta nasconderla, e la più banale delle cose diventa deliziosa”

“Ogni ritratto dipinto con sentimento è un ritratto dell’artista, non del modello. Il modello è solamente un accidente, l’occasione. Non è lui quello che viene rivelato dal pittore; è piuttosto il pittore che sulla tela dipinta rivela sé stesso”

“Nessuno può sopportare chi possiede gli stessi suoi difetti”

“Nella lotta selvaggia per l’esistenza, cerchiamo di avere qualcosa di durevole e perciò ci riempiamo la mente di cose inutili e di fatti, sperando stupidamente di mantenere la nostra posizione. L’uomo che sa tutto: ecco l’ideale moderno. E la mente dell’uomo che sa tutto è una cosa terribile. E’ come un negozio di cianfrusaglie, pieno di polvere e di mostruosità, dove ogni cosa ha un prezzo superiore a quel che vale”

“Le buone influenze non esistono, tutte le influenze sono immorali. […] Perché influenzare qualcuno significa dargli la propria anima: non pensa più con i suoi pensieri spontanei, né arde più delle sue passioni spontanee. Non ha virtù proprie. I suoi peccati, se cose come i peccati esistono, sono presi a prestito. Diventa l’eco della musica suonata da un altro, l’interprete di una parte che non è stata scritta per lui. Lo scopo della vita è lo sviluppo di noi stessi”

“E la bellezza è una manifestazione del genio. In realtà è più elevata del genio, perché non ha bisogno di spiegazioni. E’ una delle grandi cose del mondo, come la luce del sole o la primavera, o come il riflesso nell’acqua cupa di quella conchiglia argentea che chiamiamo luna”

“Che cosa triste! Io diventerò vecchio, orribile, disgustoso, ma questo quadro resterà sempre giovane. Non sarà mai più vecchio di quanto è oggi, in questa giornata di giugno… Se solo potesse essere il contrario! Se potessi io rimanere sempre giovane e invecchiasse il quadro, invece! Per questo… per questo darei qualunque cosa! Sì, non c’è nulla al mondo che non darei! Darei l’anima!

“Parlare con lui era come suonare un meraviglioso violino”

“Ah! Ho parlato abbastanza per oggi. Adesso desidero solo osservare la vita. Può osservarla con me, se lo desidera”

“Le donne comuni non ridestano mai la nostra immaginazione, sono chiuse nei limiti del loro secolo. Nessun incantesimo le trasfigura. Si conosce la loro anima con la stessa facilità con cui si conoscono i loro cappellini”

“La gente ama molto donare le cose di cui ha più bisogno. E’ ciò che io chiamo l’abisso della generosità”

“Sono le passioni sulla cui origine ci inganniamo quelle che ci tiranneggiano di più. […] Spesso accade che quando pensiamo di condurre esperimenti sugli altri, in realtà stiamo sperimentando noi stessi”

“Soldi, mamma? Che importanza hanno i soldi? L’amore vale più del denaro”

“Essere innamorati significa superare sé stessi”

“Quando un uomo commette un’enorme sciocchezza, la commette sempre per i più nobili motivi”

“Non veniamo al mondo per sciorinare i nostri pregiudizi morali”

“Il piacere è la prova della natura, il suo cenno di approvazione. Quando siamo felici, siamo sempre buoni, ma quando siamo buoni non sempre siamo felici”

“Chiunque tu ami deve essere meraviglioso e qualunque ragazza ottenga gli effetti che tu dici deve essere bella e nobile d’animo. Spiritualizzare la propria epoca: ecco una cosa che vale la pena di fare. Se questa ragazza può dare un’anima a chi ha vissuto finora senza averne una, se può dare il senso della bellezza a chi ha vissuto una vita sordida e sgradevole, se lo può strappare dalla sua condizione di egoismo e suscitare in lui lacrime e pene che non sono le sue, merita l’adorazione del mondo intero”

“La vita ha tutto in serbo per te”

Il ritratto sarebbe stato il più magico degli specchi. Come gli aveva rivelato il suo corpo, gli avrebbe rivelato la sua anima

“Ognuno di noi ha il suo segreto”

“Dorian, dal momento in cui ti ho conosciuto, la tua personalità ha avuto su di me un’influenza straordinaria. Sono stato dominato da te, nell’anima, nella mente, in ogni mia forza. Per me tu eri divenuto l’incarnazione palese di quell’ideale invisibile il cui ricordo ossessiona noi artisti come un sogno squisito. […] Sapevo solo che avevo visto la perfezione faccia a faccia, e che ai miei occhi il mondo era diventato meraviglioso, forse, perché in queste folli adorazioni c’è sempre un pericolo – quello di perderle – non minore di quello di conservarle”

C’è qualcosa di fatale in un ritratto

“Non ho detto che mi è piaciuto, Harry. Ho detto che mi ha affascinato. C’è una grande differenza”

” La vita stessa era la prima e la maggiore delle arti, quella per cui tutte le altre non erano che un’introduzione”

“Nessuna teoria della vita gli pareva avere qualche importanza se paragonata alla vita stessa”

“In questo paese basta che un uomo sia un po’ diverso e abbia una certa intelligenza perché ogni lingua mediocre si agiti contro di lui”

“La gioventù sorride senza motivo: è una delle sue principali attrattive”

“E’ assolutamente mostruoso il modo che ha oggi la gente di dire alle nostre spalle cose che sono assolutamente e completamente vere”

“Narborough non era perfetto – Se lo fosse stato, lei non lo avrebbe amato, mia cara”

“Sono passati attraverso il fuoco e quello che il fuoco non distrugge, indurisce”

“Curare l’anima con i sensi e i sensi con l’anima”

“La vita era troppo breve per caricarsi sulle spalle anche gli errori degli altri. Ogni uomo vive la propria vita e paga il proprio prezzo per viverla. Peccato solo che così di frequente si dovesse pagare per un unico errore. In realtà, si paga molte e molte volte. Nei suoi rapporti con gli uomini il destino non chiude mai i conti”

“Che cosa sei allora? – Definire senza limitare. – Dammi un filo da seguire. – I fili si spezzano. Perderesti la strada nel labirinto”

“Ogni volta che si ottiene un certo successo ci si fa un nemico. Per essere benvoluti da tutti bisogna essere mediocri”

“Stai galoppando a briglia sciolta. – E’ l’andatura a determinare la vita”

“La vita concreta è un caos, ma c’è qualcosa di tremendamente logico nell’immaginazione”

“E per quanto riguarda i presagi, cose simili non esistono. Il destino non invia araldi. E’ troppo saggio o troppo crudele per farlo”

“Il saperlo sarebbe fatale. E’ l’incertezza che affascina. La nebbia rende le cose meravigliose”

La vita non è retta dalla volontà o dalle intenzioni. La vita è una questione di nervi di fibre e di cellule in lenta formazione, in cui il pensiero si ansconde e la passione elabora i suoi sogni. Puoi immaginare di essere salvo e crederti forte, ma una nota casuale di colore in una stanza o nel cielo mattutino, un particolare profumo che un tempo hai amato e che associ a sottili ricordi, il verso di una poesia dimenticata che ti si ripresenta, il ritmo di un pezzo musicale che hai smesso di suonare… ti dico, Dorian, da cose come queste dipende la vita

Il ritratto di Dorian Gray – Parte prima

C’è qualche cosa di fatale in un ritratto

Attenzione: articolo lungo e denso, affrontare con cautela

Aver letto, anzi, no, divorato, aver divorato un romanzo con la matita stretta nella mano, aver sottolineato intere frasi, essersi presi il tempo per riflettere, al termine del capitolo, sul complesso significato di quelle poche righe, e non sapere, sì, non sapere se lo abbiamo davvero capito e se ci è davvero piaciuto: Oscar Wilde è prima di tutto questo. Un enigma. Una storia folle che tratta della bellezza, della giovinezza, dell’arte, dell’anima, della vita. Un pittore, un ragazzo e un personaggio ignoto che inevitabilmente attrae, come può attrarre una scritta sul muro, incomprensibile, apparentemente geniale ed illuso nello stesso tempo, questi sono i personaggi che Wilde ci presenta, e che forse non sono io in grado di riprodurre, a mala pena lo sono di interpretarli. Ma è uno di quei romanzi che ti lasciano qualcosa, non credo sia un insegnamento, sono solo sensazioni, la sensazione che vi siano infinite questioni della natura umana ce non siamo in grado di analizzare o vedere minimamente. E’ un gioco di continui incastri e verità colte dall’influenza degli altri, è questo lo sfondo, il palcoscenico su cui Wilde dirige Dorian Gray quasi fosse un pupazzo. Verità e menzogne, è un romanzo che in qualche modo scalfisce l’anima là dove ci credevamo forti, quantomeno nella nostra morale. Ma per Oscar Wilde non c’è morale. “In letteratura non esistono libri morali o immorali, un libro è ben scritto o mal scritto, tutto qui“. I suoi personaggi offendono, amano e disilludono, feriscono con affilati coltelli, dimenticano gli errori, le sofferenze, ed il lettore, ecco, come può il lettore apprezzare questo terribile decadimento? Non apprezzo, mi lascio solo travolgere. Domina il romanzo una controllata confusione, un quadro che invecchia, un ragazzo che rimarrà sempre giovane, un fraintendimento costruito ad arte per esaltare la bellezza e nel contempo l’anima, ad ogni azione scellerata orribilmente macchiata in maniera irrimediabile. Sarà forse uno di quei romanzi dai cento significati? Ma no, dev’esserci qualcosa, qualcosa di concreto, più delle fuorvianti sensazioni, un messaggio, una lezione. Come possono coesistere tre personaggi così simili e contrapposti, così ciechi, così incapaci di comprendere sé stessi se non quando sia troppo tardi? Non c’entra l’amore. Di amore non si parla, o si parla male. La questione è un’altra. La questione è l’uomo.

Non metterò mai il mio cuore sotto il microscopio del mondo

E’ ciò che Oscar Wilde ci propone sotto forma di romanzo, un’analisi di tutte le paure e gli errori fatali che l’uomo è incline a commettere, l’adorazione della bellezza, l’influenza degli altri, la paura del Tempo, quello che si porta via tutto, tranne l’Arte immutabile. E’ un paradosso immaginare che un uomo possa divenire un’opera d’arte. Ma Dorian Gray diventa esattamente questo: incorreggibile, incancellabile, immutabile, immortale. Sarà forse l’unico personaggio ad aver imparato qualcosa dell’uomo, ed è che “l’uomo è molte cose, ma non è ragionevole“, parole non sue, parole che penetrano le nostre convinzioni, e suonano come campanelli d’allarme.

All’ultima pagina la nostra testa sembra quasi chiedersi: l’uomo è davvero questo?

– Riesce a ricordare qualche errore commesso in gioventù, duchessa? – – Moltissimi, temo – – E allora tornate a commetterli. Per ritornare giovani basta ripetere le proprie follie. […] Al giorno d’oggi la maggior parte della gente muore come se fosse subdolamente colpita da un attacco di buon senso. Solo quando è troppo tardi si accorge che le uniche cose che non si rimpiangono sono le proprie follie – 

La giovinezza è bellezza e follia, e sorrido, perché pare qualcosa di pericoloso, proprio come Dorian Gray. La faccia dell’eterno innocente, pulito, illeggibile, ecco cosa c’è di pericoloso, un giovane che si lascia influenzare dagli amici più cari, e vede la sua vita sbriciolarsi, là dove più nessuno osa avvicinarlo, e in quel quadro che muta il suo aspetto in qualcosa di malvagio. Ha la bellezza dell’Arte e la cattiveria del Demonio. Ci troviamo davanti al vano tentativo dell’uomo di nascondersi dietro una maschera di cera perfetta, dietro lo scudo di una faccia angelica e tante menzogne, ed è paradossalmente un esperimento che funziona, perché la società sa essere cieca dinnanzi a sé stessa. Tranne un uomo, uno solo, che cercherà di uccidere la sua finzione. Aveva qualcosa di diverso: sì, l’amore, l’amore fraterno che lo porta ad una promessa disperata di vendetta. L’uomo ha paura, ecco cosa ci vuole dire Oscar Wilde. Ha paura di sé stesso, paura di invecchiare, di diventare brutto, paura della morte che si avvicina.

Spesso le tragedie della vita si verificano in una forma così priva di senso estetico che ci colpiscono con la loro assurda mancanza di significato, la totale mancanza di gusto. Ci colpiscono proprio come ci colpisce la volgarità. Ci danno un’impressione di pura forza bruta e contro questo ci rivoltiamo

E’ come se tutto fosse estetica, aspetto, tutto una forma d’arte artificiale. Come se ogni cosa di questo mondo comunicasse a sensazioni. Anche Dorian Gray è aspetto, forma, un mutevole ritratto che racchiude la sua anima, lui è la figura del quadro, è REALMENTE la figura del quadro, colei che porta il peso degli anni e dei sensi di colpa. L’aspetto fa paura, ma se non v’è traccia del male, se non lo si riconosce come un segno sul viso, allora pare non esistere. Dimentichiamo spesso come l’uomo sia in grado di relegare nel più profondo angolo della mente un proprio errore.

Chi sia padrone di sé può porre termine a una sofferenza con la stessa facilità con cui inventa un piacere

Divenire lo spettatore della propria vita significa sfuggire i fatti dell’esistenza che ci fanno soffrire

Sfuggire all’immagine di sé. Oscar Wilde gioca con la contrapposizione tra bene e male, frantumando una stessa persona in corpo e anima, analizzandola quasi fosse una costruzione da smontare e rimontare, e ricerca in essa l’influenza irrimediabile del mondo esterno e le conseguenze di ogni gesto. In Dorian Gray vi  l’illusione consolatoria che a tutto si possa porre rimedio. Ma la stessa persona che lo aveva condotto per tutta la vita un giorno gli dice:

Il peccato è una cosa che si stampa sulla faccia di un uomo: non lo si può nascondere

Aveva ragione.

Conoscerti? Mi domando se ti conosco. Prima di poter rispondere dovrei vedere la tua anima

Oscar Wilde confonde. Sì, perché tra le righe distinguo chiaramente un artista che rappresenta nei suoi quadri la bellezza, ma al suo interno vi nasconde l’anima, quasi fossero tessere imprescindibili di opere tridimensionali, alle quali manca solo il respiro per potersi dire vive.

– Tu per me rappresentavi un ideale che non troverò mai più. Questo è il volto di un satiro – – E’ il volto della mia anima – – Cristo! Che cosa devo avere adorato! Ha gli occhi di un demonio – – In ciascuno di noi, sono presenti l’inferno e il paradiso

E Dorian Gray così frantumato è questo. Inferno e paradiso, Angelo e Demone. Vive fino alla fine della sua vita nella convinzione scientificamente dimostrata che tutto, ricordi materiali o immateriali, tutto possa essere distrutto. Cancellato. Tutto, tranne i segni sfiguranti del quadro. Sogna di poterlo fare, nascondendo perfino a sé stesso la verità, come se quel quadro non fosse suo, ma soltanto guardandosi, guardando il suo aspetto più crudele, riuscirà a disprezzarsi, a odiarsi, a desiderare di cambiare come mai aveva fatto prima. Dorian Gray è l’uomo illuso e disilluso che insegue i suoi ideali prescindendo dal bene e dal male. E’ l’uomo che agisce, come se ogni azione non avesse peso. E’ l’uomo che non conoscerà mai veramente sé stesso, l’uomo che si definisce per la sua esteriorità, l’uomo che quando legge la propria anima vorrebbe fuggire da essa. Ma anima e corpo sono fatalmente legati.

L’anima è una terribile realtà; la si può comperare, vendere e barattare. La si può avvelenare o rendere perfetta. Ognuno di noi ha un’anima. Lo so