Apro il mio diario #12

Lo so che bisogna osare, lo so che non ha senso temere un futuro che non si conosce, so anche che un quaderno, una storia, non si possono interrompere prima di un punto e a capo. Ma a volte ci sono le circostanze, e quelle ti costringono contro un gelido muro, con una punta di ferro contro lo stomaco e attorno soltanto oscurità. E si dice che non è giusto rinunciare, che bisogna lasciarsi andare, ma quando ricordi chiaramente che il fuoco brucia, non è semplice metterci la mano.

Apro il mio diario #11

Le sole persone in grado di deluderci sono quelle a cui teniamo, l’oggetto delle nostre aspettative, perché le vorremmo sempre più grandi e più forti, sempre all’altezza, oltre l’impossibile. E ci deludono, silenziosamente, anche con una parola sola, è come se ci dicessero che ci sbagliamo, che abbiamo sempre visto male, guardato la pagina sbagliata. Ma molto spesso gli artefici delle nostre delusioni siamo noi stessi, quando non accettiamo che la realtà non sia sempre come appare, la verità non sia sempre quella raccontata in giro, la persona amica non sia mai incorruttibile. Rimaniamo delusi quando il viaggio cambia rotta, e speravamo in un panorama, che non possiamo più vedere. Rimaniamo delusi perché le persone a cui teniamo sono come fratelli e sorelle, e pensiamo di conoscerle a fondo, o di poterle cambiare, ma non è così. Accettare. Lasciare che la delusione faccia il suo corso. Ma non bisogna mai farsi vincere, perché dietro la delusione c’è una porta da aprire, e dietro quella porta ci sono le mille opportunità per essere felici con quelle stesse persone, e se si perdono le chiavi, il ricordo delle speranze tradite resterà intrappolato nella memoria: è il rancore. E quello ti uccide.

Apro il mio diario #9

Non si possono cambiare le persone, nemmeno con tutta la buona volontà del mondo. Più le conosciamo, più difetti incontriamo, piccole sbavature che non si dimenticano, perché siamo dannatamente ambiziosi e non ci accontentiamo mai. Ma forse il vero significato di quel “Ti voglio bene”, è che “Ti accetto così come sei, anche se a volte vorrei solo prenderti a pugni in faccia o chiuderti la bocca con la colla, ti accetto e sorrido di me quando mi prende la rabbia, perché forse, senza quei tuoi strani difetti, senza le tue fissazioni, le paure, le abitudini irrinunciabili, noi non saremmo qui”.

Apro il mio diario #8

E’ difficile ammettere di essere felici, è strano, come un accordo un po’ stonato, perché sono tutti sempre pronti a lamentarsi, a mortificare il mondo per tutti quei suoi errori, tutti bravissimi oratori quando si tratta di reclamare, di gridare, di piangere sul passato, e nessuno mai che ti guardi negli occhi e ti dica “Oggi sono felice”. Siamo una generazione triste. E dovremmo imparare da chi indossa la felicità come un vestito nuovo, e ti ringrazia per ogni singolo momento di piacere, dovremmo imparare, perché essere felici non sembri più un accordo un po’ stonato, ma un arcobaleno. Dovremmo imparare a gioire davanti a chi ci fa stare bene, e abbandonare in un angolo gli animi più neri, perché forse non c’è abbastanza tempo per addolorarsi del nulla.

Apro il mio diario #7

Mi rendo conto che i regali più belli non costano né soldi né fatica, e l’ho letto nei suoi occhi anziani, quando mi ringraziava per la bella giornata, ed io avrei voluto stringerlo forte per le spalle e dirgli che io ci sono. In fondo il regalo più bello è esserci. Ma esserci davvero, ascoltare, rispondere, porgere una mano nel momento del bisogno, e quando la sola necessità è non pensare a niente, divertirsi assieme e ridere fino a lacrimare: questo è esserci.

Apro il mio diario #6

Vorrei farti gli auguri, scriverti quell’anonimo “Buon Natale!” che in questi giorni brucia come aria, ma non ci riesco. E’ folle, paranoico, strano, e lo dice una persona un poco folle, paranoica, strana. Ma gli scrupoli sono tutti per te. Non ho da regalarti che parole, belle frasi, aforismi rubati, ma non riesco a darti nemmeno un respiro. E le vacanze mi hanno tolto la presenza. Potrei dirti quasi un miraggio, se non fossi certa che un tempo veramente poco lontano ci univa, in un parlare incessante guardandosi negli occhi. Ma non riesco a dirti “Buon Natale!”. Ancora.