Per conoscersi un po’

Ebbene sì, quando si è a corto di fantasia e arriva Fulvialuna con l’originalità fatta a post, bisogna solo ringraziare. E magari copiare, perché no. 

🎨 Tatuaggi……..In lavorazione 

💍 Matrimoni…… Neanche fidanzamenti.
💣 Divorzi……………. La vedo dura.
🚼 Figli………………… Per l’amor del cielo!
😷 Operazioni…………. Son sana come un pesce.
🔫 Sparato con la pistola…. Ad acqua.
👊 Mollato un lavoro…. Mai stata assunta.
 Volato su un aereo…. Una decina di volte.
😍 Avuto un colpo di fulmine…. Purtroppo il fulmine ha più mira di me, sì.
🚫 Bocciato a scuola… È l’ultimo anno, ma mai dire mai.
🚑 Fatto un giro in ambulanza…… Si paga?
🎤 Cantato al Karaoke…. Per l’incolumità dei presenti, no.
🐶 Animale domestico…. Due pesci tetraplegici che si mangiano la coda a vicenda.
🏂 Fatto snowboard……. Mai.
🎿 Sciato….. Per tre giorni in gita scolastica, e sono riuscita a schiantarmi contro le recinzioni, bloccare la seggiovia, e far cadere come una pera una signora.
🗻 Scalato una montagna…. Con scarponi, zaino in spalla e maledizioni in tasca.
 Campeggiato in collina…… Il picnic vale?
🚲💨 Guidato una moto…. Non so andare neanche in bicicletta.
🐴 Cavalcato un cavallo…. I pony.
🐍 Tenuto serpenti in mano….. Ancora non avevo pensato al suicidio.
🍺 Bevuto un boccale di birra da 1lt… Ho bevuto DA un boccale di birra da 1lt.
🚓 Salito su un auto dei carabinieri…. Eh si, mi avete scoperta, son evasa di prigione.
🗼 Visitato Parigi…… Aspetto il principe azzurro che mi ci porti.
🌲  Dormito in tenda col temporale…. Ma vi sembro scema?
🌋 Salita su un vulcano…. Sull’Etna, e ci avrei volentieri buttato un paio di persone.
🚓 Inseguito dalla polizia…. Forse in qualche incubo. 

Se vi è piaciuto, potete farlo anche voi, ma sappiate che i diritti d’autore sono tutti di Fulvialuna!

Trenta cose che puoi fare da single

Finito San Valentino, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Festa dei single. 15 febbraio. E quale miglior modo per festeggiare, se non illustrandovi una felicissima e piena vita da sola ma non solitaria?

Da single:

  1. Puoi viaggiare dove più preferisci, senza il bisogno di selezionare le romantiche capitali europee, gli alberghi a quattro stelle con piscina, o disquisire con Marito o Moglie se sia meglio il mare o la montagna. Basta una tenda della Decathlon, uno zaino da campeggio, e una carta di credito, e si può andare anche in Sudafrica.
  2. Puoi certamente ordinare una pizza dieci stagioni, con wurstel, patatine, salame e salsiccia, senza sentirti un ippopotamo affamato.
  3. Puoi mangiare in salotto, stesa sul divano, con la copertina e il film preferito in televisione. In una coppia sappiate che il monopolio della stanza spetta sempre al sesso opposto al vostro. 
  4. Puoi uscire a qualsiasi ora, nel cuore della notte, senza che il consorte contatti la polizia, i servizi segreti, l’esercito e Chi l’ha visto.
  5. Si possono fare apprezzamenti sui modelli delle riviste femminili, pagati a milioni per poi essere photoshoppati fin sotto le mutande.
  6. Si possono comprare otto cani, dodici gatti, quattro canarini, due conigli e un pitone, e trasformare la casa in un circo a pagamento.
  7. Si può far carriera, finire al Tg5, incontrare Gentiloni, papa Francesco, Leonardo Di Caprio, Barack Obama!
  8. Pigiama party, pigiama party ogni sera, come fosse una droga.
  9. Si può comprare la Nutella in formato gigante e averne il monopolio supremo. 
  10. Si può sperimentare in cucina, mettere insieme spinaci, more, pecorino e cioccolato come se fossi a Masterchef, senza nessun Carlo Cracco nei paraggi che ti denunci per tentato avvelenamento.
  11. Si può dormire in un letto matrimoniale senza in rischio di ritrovarsi senza lenzuolo o direttamente stesi sul tappeto, e rotolare da un cuscino all’altro come un neonato.
  12. Si può riempire la casa di soprammobili made in China pagati 99 centesimi, e portafoto artigianali comprati ai mercatini dell’asilo, perché l’importante è che non vi siano mensole con qualche angolo vuoto. 
  13. Si può girare per casa con le pantofole pelose, la tuta a forma di coniglio, i calzini a righe colorate, perché in fondo, ma chi ce vede?!
  14. Se sei un uomo, puoi andare allo stadio ogni settimana, con la tua birra e il tuo fast food preferito, con gli amici di sempre, la sciarpa che stona sulla giacca, sui pantaloni, sulle scarpe, su tutto. 
  15. Se sei una donna puoi fare shopping ogni settimana, riempire un armadio di indumenti, e correre all’Ikea per fare shopping di altri armadi, in un circolo vizioso senza fine. 
  16. Puoi fare la doccia quando vuoi, e girare in accappatoio per tutta la casa come se fossi ad una sfilata di Giorgio Armani.
  17. Ecco… puoi defecare senza la preoccupazione che qualcuno rimanga intossicato. Ecco, l’ho detto. Chiedo scusa per l’argomento toccante.
  18. Puoi monopolizzare il telefono fisso e trascorrere ore a parlare, percorrendo lo stesso corridoio fino a lasciare il solco sulle piastrelle.
  19. Puoi monopolizzare il computer, guardare le serie TV preferite, il film tanto atteso, o semplicemente scorrere i video di YouTube più demenziali, perché ci sono serate che in qualche modo vanno riempite, stando soli con sè stessi. E cosa importante, nessun tipo di vergogna.
  20. Puoi comprare confezioni abnormi dei tuoi cioccolatini preferiti senza doverli nascondere dietro gli armadi o tra i libri nella libreria. 
  21. Puoi fare lo spuntino di mezzanotte. E quello dell’una. E quello delle due.
  22. Piccolo problema: se sei un uomo, dovrai imparare a lavare, a decifrare i codici in cirillico della lavatrice, a stirare senza polverizzare le camice. Ma può diventare anche un’occasione.
  23. Piccolo problema: se sei una donna, dovrai imparare a destreggiarti tra prese elettriche, antenne, cavi, prolunghe, annodati come le luci natalizie dopo un anno di pausa, con il rischio di un cortocircuito dell’intera regione. Ma può diventare anche un’occasione.
  24. Puoi riempire il frigorifero di post-It, senza che nessuno indaghi sul tuo Alzheimer.
  25. Puoi impostare la sveglia della mattina come ti pare, e non è cosa da poco, nessuna tromba, nessun assolo di chitarra elettrica, nessun allarme. 
  26. Puoi accendere lo stereo ad un volume esagerato, far tremare i lampadari e rompere i vetri, quasi fosse una discoteca a mezzanotte.
  27. Puoi fare i tuoi esercizi di squat, di gag, di aerobica o di pugilato senza che il consorte o la consorte nel frattempo ti faccia le valigie e ti spedisca a calci nel didietro a prender legnate dal vicino incazzato. 
  28. Puoi naturalmente cantare, ballare, suonare, o fare tutte e tre le cose assieme, a qualsiasi orario, sempre vicini permettendo, tirando il mestolo sulle pentole come fosse una batteria e impugnando il cucchiaio quasi fosse un microfono. Non sembrerai minimamente pazzo. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
  29. Puoi vestirti in qualsiasi stanza senza bisogno di chiuderti a chiave in bagno con lucchetto a doppia mandata, con combinazione di dieci numeri e tre lettere.
  30. Si può infine sognare Cenerentola o il principe azzurro, comprare un rospo, baciarlo e vomitare nel cesso perché non è vero che si trasforma in un figo, si può fermare una ragazza per strada, iniziare a conversare e finire con un palo sul naso perché quella è corsa dietro all’autobus numero 20, altrimenti lo perdeva. Insomma, si può raccogliere ogni delusione, ogni porta chiusa in faccia, ogni pietra arrivata in fronte, e ripartire. Per costruire. In fondo, dove c’è terreno, c’è sempre spazio e tempo per una nuova storia. E magari si può anche crederci e impegnarsi perché sia un per sempre.

Balla la scimmia, ma canto anch’io – Il cuore di Sanremo

Essere o dover essereQuesto è il dilemma!

Il dubbio amletico

Shakespeare aiutaci tu

Contemporaneo come l’uomo del neolitico.

Mi sa che devi aggiornare il calendario

Nella tua gabbia 2×3 mettiti comodo.

È prodotta dalla Fiat?

Intellettuali nei caffè

Io sapevo che c’era caffeina

Internettologi

È pur sempre una professione

Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi.

Non si ride delle dipendenze patologiche gravi

L’intelligenza è démodé

Me ne sono accorta

Risposte facili

Boh?

Dilemmi inutili.

Zucchero o dolcificante?

AAA cercasi (cerca sì)

Vai su subito.it

Storie dal gran finale

Cenerentola può andare?

Sperasi (spera sì)

Accendi un cero e prega

Comunque vada panta rei

Eraclito docet

And singing in the rain.

Ma se la scimmia si bagna dopo puzza?

Lezioni di Nirvana

Vado male in religione 

C’è il Buddha in fila indiana

Prenderò il numerino

Per tutti un’ora d’aria, di gloria.

Diritti dei carcerati, grazie.

La folla grida un mantra

E finisce al Tg5

L’evoluzione inciampa

E impreca, sempre arrabbiata

La scimmia nuda balla

Corsi di zumba in palestra?

Occidentali’s Karma.

È arrivato Freud

Occidentali’s Karma

È ritornato Freud

La scimmia nuda balla

Si droga di pile Duracell, ‘che non si stanca mai?

Occidentali’s Karma.

Aiò capè. (Se sei bolognese intendi)

Piovono gocce di Chanel

Quanto devo pagare per uscire senza ombrello?

Su corpi asettici

Scusami ma questo è offensivo

Mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili.

Per la precisione, io non puzzo.

Tutti tuttologi col web

Vallo a dire al tizio della Microsoft

Coca dei popoli

Sono contraria alle droghe

Oppio dei poveri.

Te lo fumi da solo

AAA cercasi (cerca sì)

Altrimenti un giro su Amazon?

Umanità virtuale

Si chiama Faccia-libro (hihihi)

Sex appeal (sex appeal)

Pervertito! 

Comunque vada panta rei

E tu, Sanremo, panta rei mo’ via

And singing in the rain.

Se te vuoi bagnà…

Lezioni di Nirvana

Ooooooommmmmm

C’è il Buddha in fila indiana

Fruttivendolo o panettiere?

Per tutti un’ora d’aria, di gloria.

Devo pure dire grazie?

La folla grida un mantra

Ho la stanza insonorizzata

L’evoluzione inciampa

Ecco perché siam tutti gobbi

La scimmia nuda balla

Non s’è presa una denuncia?

Occidentali’s Karma.

Banane! Banane!

Occidentali’s Karma

Ri-banane! Ri-banane!

La scimmia nuda balla

Chiamo il WWF 

Occidentali’s Karma.

Aió capè ‘naltra volta. (Se sei bolognese intendi)

Quando la vita si distrae cadono gli uomini.

E magari datele una nota sul registro però! 

Occidentali’s Karma

Modestamente. 

Occidentali’s Karma

Il mio karma c’ha du’ palle come mongolfiere 

La scimmia si rialza.

NO! Non lo fare! Pensa a noi!

Namasté Alé

Si, konnichiwa

Lezioni di Nirvana

Voglio il rimborso spese

C’è il Buddha in fila indiana

Paparazzi in giro?

Per tutti un’ora d’aria, di gloria.

Magari vinco al grattaevinci, sai che gloria

La folla grida un mantra

Prima contro Renzi, poi contro Gentiloni

L’evoluzione inciampa

Alla prossima non riparte più 

La scimmia nuda balla

Per caso a Formentera?

Occidentali’s Karma.

Che vota la Mannoia

Occidentali’s Karma

Che idolatra Carlo Conti 

La scimmia nuda balla

E la denuncio per materiale pornografico

Occidentali’s Karma

Inchiodati davanti a Sanremo alle due di notte, no grazie. 

E ci credo che il trofeo l’ho vinto io!

(Immagini prese dal web, purtroppo il mio karma si è perso la scimmia nuda che ballava)

Vestirsi eleganti

Se c’è una cosa che non capisco è questa mania ossessiva dei vestiti eleganti. Non dico che io mi voglia vestire con un sacchetto di plastica e un pezzo di cartone, certo, ma siamo onesti, per quale motivo dovrei spendere cinquanta euro in blocco per un vestito? Poi, io sono donna, e perché una donna sia elegante deve partire come minimo mezzo stipendio. Il vestito da Cenerentola col pizzo e contropizzo che pare una bomboniera, il trucco che sembra fatto con la tempera e non se ne va manco con l’acido muriatico, la seduta dal parrucchiere che ricopre la chioma con otto bombole di lacca, i tacchi vertiginosi rigorosamente a spillo per sfidare i tombini, e poi? Una pizza tra amici, così, per stare un po’ assieme. E intanto vedi le tue banconote incenerirsi, il pomodoro colare sul pizzo e contropizzo, i tacchi incastrarsi nella tovaglia del tavolo. Ma vi assicuro che è una mania. Gente che freme per indossare una gonna lunga, se la sogna di notte, la accarezza, la cura, la mette all’aria una volta al giorno perché non si secchi, neanche fosse la pelle di un bambino. Ecco come una pizzata tra amici si trasforma in un evento galante stile rinascimentale. Perché poi non é mica la pizzeria napoletana col pizzaiolo che fa anche da cameriere, con la farina sulla fronte e la maglietta color pomodoro e friarielli. No, si sceglie la pizzeria di George Clooney, quella in collina che nessuno osa avvicinare, quella dove puoi entrare solo se hai almeno sette strati di fondotinta e lo scontrino del vestito. Per intenderci, quella dove la pizza la mangi con forchetta e coltello. Ora, siamo sinceri. Quanti di voi si mettono a sezionare in quadratini una pizza fumante, con la mozzarella filante che pare sciogliersi in bocca? Quanti di voi inforchettano la pizza come fosse una bistecca? Ebbene, ecco dove le manie ci hanno condotto. Ripudiamo il sincero napoletano che fa una pizza divina e ci infiliamo là dove la pizza sembra una schiacciata presa al supermercato e fatta scongelare. Ma almeno possiamo indossare il vestito. Sì, certo, perché poi non si può mica mettere lo stesso abito per due volte di fila. Ce ne vuole uno per ogni occasione. E via altri cinquecento euro. Che poi alla fine ti ritrovi a comprare quei vestiti che sembrano carta da regalo, perché quelli belli o li hai già presi tutti, o non ci entri nemmeno con una coscia. Ma almeno hai il vestito elegante. A quanto pare non sei nessuno se non hai una gonna lunga in casa. Tra un po’ quando inizieremo a conoscere una persona ne uscirà qualcosa del tipo “Ciao! Come stai? Ti va se ci conosciamo? Mi chiamo Tizia, e ho una gonna lunga in casa, bellissima. Tu?”. É un po’ come un segno distintivo, della serie Sono maniaca anche io. Ed è un arte portarla. Primo perché se hai un minimo di fianchi sembri una balena, e se invece Dio ti ha dato un corpo come uno stecchino sembri un palo della luce. Secondo perché si impiglia da tutte le parti, e a fine serata rischi che sia diventata una minigonna. Insomma, per farla breve, se non hai una gonna lunga dì addio alle cene di gruppo o corri subito a comprarne una. Lo stesso dicasi per gli uomini, anzi, peggio. Perché gli uomini sono eleganti anche con una camicia del mercato cinese. Noi donne invece la camicia la mettiamo anche per dare la polvere in casa. Tutti con queste manie, queste pretese… ma sapete cosa vi dico? Che io la pizza me la vado a magnare da sola, ‘che il pizzaiolo napoletano mi farà sicuramente più compagnia di quel branco di modelli da Red carpet.

E poi, prof

Mi accusa di aver convocato l’esercito. Ora. Andiamo con ordine. Siamo in quinta superiore, l’ultimo anno del liceo, tra poco inizieranno i test per l’ammissione all’università. Un contesto neutrale, mi pare. Andrò ad economia, e lei lo sa bene. Eppure continua ad intasare la mia posta elettronica di messaggi di un tal “Martino ti orienta“. Grazie. Ma non mi interessa. Mi oriento da sola. Proseguiamo. Oggi entro in classe, non mi aspetto un saluto, men che meno un buongiorno, tanto per lei ogni giorno è uguale all’altro. Mi siedo al mio posto, suona la campana, e si posa sulla cattedra come un gufo, pronto per la predica. Qualcuno pare abbia richiesto un incontro con uno psicologo, e poi non si sia presentato. Poco male, magari era matto. E poi mi guarda, con due occhi enormi di cui avrei potuto calcolare l’area del cerchio (raggio alla seconda per pi greco, tiè). “Tu! Hai richiesto un incontro con la marina militare!“. Ah si? Ma dai. Mi arruolo? Non lo sapevo. Inizio a domandarmi se non siano intervenute forze aliene, e lei mi illustra un file Excel con tutte quelle caselline che mi fanno girare la testa, e c’è il mio nome. C’è effettivamente il mio nome. “Prof, non mi risulta di aver preso in considerazione l’esercito“. Lui si. E difatti esplode come una granata. Ho convocato la marina militare senza saperlo, e anziché godermi il mio momento di gloria, wow! la marina militare nel mio liceo solo per me!, niente, devo subire le grida isteriche da gorilla del professore. “Non è un gioco!“. Lo so, prof. È questione di vita o di morte. Letteralmente. “Dovete pensare a quello che fate!“. Ci penso bene. Infatti sto rivalutando questo segno del destino, e se partissi sul primo sottomarino? E chi me lo fa fare di iscrivermi a economia?Non dovete premere cose a caso!“. Non mi risulta di aver premuto niente, ma forse le ho pestato qualche dito del piede perché sta gridando frasi sconnesse come un folle da mezz’ora. “È quello che è successo in America! Hanno votato a caso! E cos’è successo? È stato eletto Trump!“. Va bene tutto. Ma ora si segga, respiri, altrimenti chiamo l’ambulanza, la polizia, e sì, perché no, anche la marina militare. Avrò anche premuto qualche tasto sbagliato, ho acconsentito a far sbarcare a Bologna una nave militare, io sola, non lo so, così dice lei, forse ho un potere a livello internazionale che sottovaluto, ma mi spieghi con calma quale sarebbe il mio ruolo nell’elezione di Trump. Faccio forse parte della Cia? Ho compromesso i risultati elettorali entrando nella Casa Bianca? Impossibile, a scuola sono sempre presente. Ma nel frattempo c’è chi mi dice che sia giunto il momento di rivalutare l’esercito. Considerate le mie lacune in matematica, forse forse una chiacchierata con questa marina che da oltreoceano giunge per me, me la faccio. Inizio subito ad allenarmi con il saluto, AAAAVANTI, MARSH! Ma prof, lasci che le dica una cosa: quando io le ho chiesto se fosse arrivata una mail, non era necessario che ammutolisse, e poi mi gridasse nell’orecchio da farmi venire una meningite fulminante, “MA QUALE COMUNICAZIONE!“. Se non lo sa lei. E non era necessario che rivelasse alla classe intera i miei progetti futuri o il mio voto in terra americana. Ma d’altronde non era necessario nemmeno che cominciasse a gridare, se il problema sono io, con la marina ci parlo io, non si preoccupi. Dirò ai soldati che ho trovato la possibilità per stravolgere il mio futuro. E mia madre che mi ha sempre detto di iscrivermi a lettere! Mio padre che voleva mi iscrivessi a ingegneria! Andate tutti al diavolo, Maria, io esco!, anzi, io salpo.

Detto questo, ho chiesto scusa, la mia coscienza è linda come uscita dalla lavatrice, e se arriva la marina militare ben venga, il liceo dovrà idolaltrarmi.

Chiedo indirettamente scusa a tutti i membri della marina militare per il disturbo, non era mia intenzione scomodare l’esercito in tempi così difficili, ma il karma ha deciso di aprirmi un’altra strada, è l’inconscio, chiedetelo a Freud.

Ma se soffro di mal di mare come la mettiamo?

Per il momento non vado da nessuna parte, non temete. Nessun professore mi farà cambiare idea.

Lettera alla sfiga

Cara sfiga, scusami se ti chiamo così, ma dimmi soltanto una cosa: ti accanisci sulle persone per divertimento o ti pagano perché tu sia così precisa? Non so, io ci ragiono, ci rifletto, e pensa, proprio quando sto per giungere a una qualsiasi conclusione arrivi tu a peggiorare ancora di più le cose. E allora i miei calcoli finiscono fuori dalla finestra. Perché non sei solo una nuvola di Fantozzi, sei un temporale che soggiorna sulla testa di alcune persone e al primo istante di distrazione scatena un nubifragio incontrastabile. Perché lo fai? Sul serio, te lo sto chiedendo. Forse hai qualche problema con chi esce di casa senza ombrello ad agosto, e allora devi dimostrare che c’è sempre una doccia scassata anche in cielo e non solo negli spogliatoi della piscina? Bene. Non ti va giù che uno studente vada a scuola senza aver studiato affidandosi alle preghiere? Perfetto, ecco perché fai in modo che il professore quel giorno sia furibondo perché la macchinetta del caffè si è mangiata le sue monetine, e che interroghi proprio quello studente lì, ma guarda te che sfiga!, da solo, sul programma di terza media rimosso dall’hard disk che chiamiamo encefalo già da anni. Sei così… puntuale. Ecco, e dovresti ringraziarmi, perché mi sto complimentando con te. Per tutte quelle volte in cui ero in ritardo e gli autobus sono finiti in un buco nero. Per tutte quelle volte in cui ho programmato minuto per minuto la mia vacanza ma l’albergo mi chiama due giorni prima dicendo di aver cominciato i lavori di ristrutturazione. Per tutte quelle volte in cui ho comprato un gratta e vinci e mi apparsa la scritta “NON RITENTARE, NON SARAI PIÙ FORTUNATO NEANCHE TRA SETTE VITE”. Per tutte quelle volte in cui al mare ho finito di spalmarmi la crema solare su ogni millimetro quadrato del mio corpo ed è venuto a piovere. Insomma, per tutte quelle volte in cui ho esclamato “Che sfiga!”. Invocavo te. Sì, proprio tu. Ed è inutile che fai finta di niente. È colpa tua se il bicchiere era bucato e ho dovuto girare con una chiazza bagnata tra le gambe. É colpa tua se il ghiaccio si è insinuato sotto la suola della scarpa e ho fatto un triplo salto carpiato con giravolta davanti all’intero liceo. È colpa tua se la risarola si è impossessata del mio autocontrollo nel silenzio generale, e per poco non mi spedivano al manicomio abbandonato nella via di fronte. È sempre colpa tua. E il peggio è che non hai limite, ogni volta mi stupisci, ogni volta ti accanisci su una persona e non c’è verso di farti cambiare idea. Come il virus sul computer. Potrebbe cancellare tremila file diversi, scarti di millenni precedenti, esercizi di matematica, ricerche di storia, i disegni sbilenchi di quando avevo pochi anni, tutto, e poi c’è quel file: quello con le password di ogni account, le otto mail, i siti importanti, il registro di scuola. Tutto è online, tutto richede una password con almeno tre numeri, sei caratteri alfanumerici, due maiuscole, un geroglifico, un emoticon, tre “hahaha” intervallati da sette caratteri cinesi e un selfie. E così ecco che le password vanno scritte da qualche parte, e nasce la nostra fondamentale e vitale enciclopedia. Ebbene, cara sfiga, dimmi una cosa: perché? Perché proprio quel file dovevi cancellare? Dico io, potevi formattare il computer, fargli prendere fuoco, un cortocircuito, quello che ti pare. Ma questa è perfidia. Sì, sfiga: tu sei perfida. Sei malvagia. Conosci tutti i segreti possibili per farmi imbestialire. E la cosa peggiore è che non ho ancora capito come evitarti. Io più che portarmi una valigia di ombrelli ad agosto non saprei cosa fare per evitare la tempesta di grandine. Perché poi è colpa tua se l’ombrello è bucato e comincia a sfaldarsi, se le scarpe si impregnano d’acqua come una spugna, se un emerito cretino gioca alla formula 1 e mi spara in faccia l’intera fontana di Trevi. È colpa tua. Non fare quella faccia, lo sai. E no, non ti perdono. Non ti credo. Anche se dici che non lo farai più, io non mi fido. E scommetto che stai già pianificando come rovinare il pranzo di compleanno di domenica prossima. Ma dammi qualche indizio. La sedia con una gamba rotta, il cameriere che rovescia il pomodoro sui pantaloni bianchi o la porta del cesso difettosa?

Una perfetta mattina d’inverno 

Mi sveglio una mattina d’inverno, principio di congelamento appena uscita dal letto, sono dannatamente in ritardo, e allora corro come un tacchino imbottito fuori di casa, otto strati di maglioni ed una giacca in piuma d’oca da Omino Michelin. Temperatura da Groenlandia, le stalattiti che imperversano sul mio naso, tre gradini da scendere.

Uno.

Due.

AAAAAÀH!

Tre. E posteriore incollato allo strato di ghiaccio sottostante, che potrebbero quasi girarci il nuovo film dell’Era Glaciale. Dolore. 

Il mio cortile è in salita, troppo comodo altrimenti. Una salita che oggi richiede gli arpioni, ma sono in ritardo e allora corro.

Uno.

Due.

AAAAAÀH!
Tre. E triplo salto carpiato con rotazione doppia e spaccata finale. Si può dire che io lo prenda di petto, ecco. Anzi, di culo. Ma ho fretta, e mi lancio in posizione da sciatrice contro le ringhiere. Aiuto. SOS. Protezione civile in elicottero, ma dove minchia sei?! Ecco, ero in ritardo,  ma dovevo scegliere: morire per trauma cranico lungo un’autostrada totalmente ghiacciata, abbracciata ad un palo per il terrore di volare su Marte al primo passo azzardato, o sfidare la sorte e con le mie Converse usurate ormai senza suola correre sul ghiaccio e perdere gli arti, le costole e il posteriore. 

Ho scelto la prima.

Sto ancora aspettando gli Alpini.